Modena. “Nico”, Leone d’Oro con i costumi delle gemelle Vecchi
di Maria Vittoria Melchioni
«Il giorno della prima alla Mostra del Cinema a Venezia c'era in sala una certa atmosfera positiva che mi ha subito fatto presagire qualcosa di buono». A parlare è Francesca Vecchi
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MODENA. «Il giorno della prima alla Mostra del Cinema a Venezia c'era in sala una certa atmosfera positiva che mi ha subito fatto presagire qualcosa di buono». A parlare è Francesca Vecchi che con la sorella Roberta ha curato i costumi del film “Nico, 1988” di Susanna Nicchiarelli a cui è andato il Leone d'Oro nella sezione Orizzonti. «Anche il produttore Gregorio Paonessa aveva avuto la mia stessa sensazione - continua Francesca - sensazione che è diventata qualcosa di più quando, a fine proiezione, il film ha ricevuto una standing ovation e abbiamo visto gli spettatori scattare un sacco di foto al cast come se si fosse veramente ad un concerto rock». A capo della giuria il regista Gianni Amelio che ha dichiarato: «La scelta di questa sezione è più libera rispetto al concorso, dove c’è un bilanciamento tra film estremi e film da grande pubblico». Susanna Nicchiarelli ha definito il suo film «complicato, italiano e internazionale. Per il cast, i costumi, le musiche devo ringraziare chi lo ha reso possibile soprattutto Tryne Dyrholm perché se il film è così bello è merito suo». E se Tryne è si è così calata nella parte, tanto lo si deve al lavoro delle gemelle Vecchi che hanno ridato letteralmente vita a Nico. «Abbiamo studiato tantissimo questo personaggio - spiega Roberta, da Nashville dov'è alla ricerca di ispirazioni e di nuovi da capi per lo sterminato guardaroba di via Castelmaraldo - volevamo che fosse il più possibile aderente all'originale. Così abbiamo fatto una ricerca accuratissima di capi vintage che fossero gli stessi che Nico ha indossato in quel periodo così particolare come sono stati gli anni '80, ma soprattutto abbiamo voluto che attraverso questa fedeltà all'originale, passasse quella che era in realtà la cultura musicale di quel periodo, quello che si voleva esprimere attraverso gli abiti». Spesso quando si deve ricreare sullo schermo un personaggio legato alla musica e per di più ad un determinato momento storico, il rischio è quello di caricaturare sia il personaggio che il periodo: «Purtroppo, spesso, quando si devono rappresentare i rocker sul grande schermo si finisce per farli assomigliare a dei motociclisti, o all'idea che la gente ha dei motociclisti vestiti in pelle nera, con borchie e teschi qui e là - continua Roberta - quello che abbiamo fatto attraverso il nostro lavoro in questo film, è stato il cercare di ricreare attraverso gli abiti il mood e l'espressione culturale degli anni '80». L'abito che ha dato più soddisfazione a Francesca e Roberta è un kimono antico che Tryne Dyrholm ha indossato in una scena topica del film: «In quel momento c'è stata la simbiosi perfetta tra Tryne e Nico, tra il suo stato d'animo e l'abito che indossava, tra il momento temporale e quello emotivo». Ma ci sono stati anche momenti di “panico” quando le costumiste non riuscivano a trovare da nessuna parte una felpa nera in ciniglia con tanto di cappuccio, capo feticcio per Nico: «Fortunamente ne abbiamo trovata una, dopo un'estenuante ricerca in tutti i negozi di vintage e su internet. Avremmo potuto farla ex novo, ma non avrebbe avuto il sapore di quegli anni». Piccola curiosità: mentre Francesca era Venezia, Roberta era negli Stati Uniti e ha appreso la notizia al telefono dalla sorella: «Un po' ce lo sentivamo, anche se negli ultimi giorni continuavo a controllare compulsivamente sul web se ci fosse qualche indiscrezione. Ora posso continuare a godermi Nashville e i suoi tesori di stoffa».
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