Gazzetta di Modena

Baustelle: cantiamo la realtà odierna tra amore e violenza

di Nicola Calicchio
Baustelle: cantiamo la realtà odierna tra amore e violenza

“L’estate, l’amore e la violenza” è il titolo del tour estivo dei Baustelle, il gruppo toscano, sulle scene da più di 15 anni, che ha rappresentato - e rappresenta ancora - una vera e propria...

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MODENA. “L’estate, l’amore e la violenza” è il titolo del tour estivo dei Baustelle, il gruppo toscano, sulle scene da più di 15 anni, che ha rappresentato - e rappresenta ancora - una vera e propria novità per la musica italiana. La tappa modenese di questa sera, alle 21.30, all'Arena sul lago della Festa del Pd di Ponte Alto, è la penultima della stagione estiva. Il loro ultimo lavoro, “L’amore e la violenza”, segna il ritorno al pop. I temi che affrontano sono di grande attualità: l’Occidente in guerra e il caos in cui viviamo. E nei loro brani non si trova rassegnazione o rabbia: l’album è un invito a non avere paura. Sul palco, oltre a Francesco Bianconi (voce, chitarre, tastiere), Claudio Brasini (chitarre) e Rachele Bastreghi (voce, tastiere, percussioni), ci saranno anche Ettore Bianconi (elettronica e tastiere), Sebastiano de Gennaro (percussioni), Alessandro Maiorino (basso), Diego Palazzo (tastiere e chitarre) e Andrea Faccioli (chitarre).

«È stata un'estate molto bella - spiega il cantante Francesco Bianconi - In ogni città abbiamo trovato tanto pubblico. Questo è un buon segnale visto che si parla sempre di crisi».

C'è chi ha definito il vostro spettacolo un po' retrò con riferimenti musicali agli anni 70/80.

«La parola retrò non mi piace. Se si guarda alla scenografia mi sta anche bene. Le etichette fanno pensare a qualcosa che resta ancorato al passato mentre i Baustelle suonano musica che è incentrata sul presente che cerca di essere moderna e contemporanea. Lo spettacolo esteticamente può sembrare retrò perché c'è una scenografia che si rifà ai vecchi studi televisivi degli Anni '70».

La scaletta è quella che avete portato in primavera nei teatri?

«Lo spettacolo nei teatri era diviso in due parti. La prima incentrata sull'ultimo album, la seconda con tutti i nostri successi. Il tour estivo invece prevede una scaletta che unisce nuovi e vecchi successi, senza un ordine cronologico».

Come si conciliano l'amore e la violenza?

«Si conciliano bene perché la vita stessa è amore e violenza. Poi le due cose si possono dividere, tenere separate, ma sono le due facce di una stessa medaglia che è sempre in trasformazione».

Dodici brani per descrivere l'essenza dei nostri tempi.

«Non c'era niente di programmato. Le canzoni dei Baustelle non si fermano a raccontare storie d'amore come siamo abituati. Anche se parliamo d'amore cerchiamo di farlo in un modo diverso. Io non ne posso più di sentire canzoni d'amore scritte tutte uguali, per questo diamo spazio ad altri argomenti. Raccontiamo la realtà, il contemporaneo, lo stesso amore ma cercando delle angolazioni diverse».

In una intervista ha detto che il vero rischio di chi scrive canzoni non è il dolore, ma il vuoto.

«Spesso si. Il dolore fa scrivere tante canzoni, il vuoto purtroppo produce pagine bianche, musica senza suono. A volte preferisco soffrire perché il dolore produce più letteratura».

Il vostro rapporto con Modena?

«Non ci sono legami particolari ma è una città che mi ha sempre affascinato e intrigato molto perché sono da sempre un fan di Francesco Guccini. C'è una sua canzone, “Piccola città”, che è dedicata a Modena e che cantavo sin da bambino. Il mio ricordo di Modena è associato a Guccini che per me è una sorte di eroe. Mi piace ricordare Modena come un posto mitico cantato dal grande cantautore».

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