palazzo piella e sala amici dell’arte
Due mostre in omaggio al talento di Celestino Simonini
di Michele Fuoco
CASTELFRANCO. Se è vero che l'arte è legata alla vita dell'autore, ciò accade, in modo particolare, in Antonio Celestino Simonini (1927- 2007) di cui quest'anno ricorre il decennale della morte. In...
2 MINUTI DI LETTURA
CASTELFRANCO. Se è vero che l'arte è legata alla vita dell'autore, ciò accade, in modo particolare, in Antonio Celestino Simonini (1927- 2007) di cui quest'anno ricorre il decennale della morte. In questa occasione Enrico Simonini ha pensato bene di far chiarezza sulla vita del fratello, scrivendo un testo, che si pone come racconto, inserito nel catalogo che accompagna le due mostre a Palazzo Piella e Sala Amici dell'Arte, aperte fino al 24 settembre. Nessuna pretesa da parte di Enrico di fare una ricostruzione critica, ma di porre l'accento sulle vicende umane e creative di Celestino, il cui talento è emerso sin da ragazzino, pur contro le avversità di una esistenza travagliata. A cinque anni una paralisi, determinata da un incredibile spavento, da cui il piccolo riesce a rialzarsi, anche se resterà menomato fisicamente (la gobba che molti, soprattutto i giovani, hanno cercato di toccare o toccato, e che Celestino consentiva con un ironico sorriso); le difficoltà economiche per affrontare gli studi al Liceo Scientifico Tassoni di Modena, l'Accademia privata “Regazzi” di Bologna, sotto la guida di Mandelli e Ghermandi e poi l'Accademia “La Clementina” dove gli sono maestri Morandi, Guidi e Mandelli; la truffa di 50 mila lire, nel 1953, di un editore calebrese “disponibile” a pubblicare le sue poesie. La sua vita è come un romanzo, una favola da cui emerge una straordinaria capacità creativa che fa di ogni cosa un “pezzo” d'arte che le mostre documentano in percorsi di oltre 60 anni (1946-2006). Percorsi “disarticolati”, come esigeva il suo talento: dai pastelli su sacchi di cemento ai sassolini, raccolti sul Panaro e dipinti alla maniera picassiana; dai materiali di recupero nella sua campagna (assi di botte, fili di ferro, tronchi d'albero) alle scatolette in legno dei formaggini della Craft che assumono il carattere di pura invenzione, alle ceramiche (dopo il corso alla Scuola Artigianale di Castelfranco, con i maestri Biancini e Bedronici) e alle sculture con lamiere dipinte. Vasta la produzione pittorica e grafica, con dipinti strutturati in una varietà di tecniche, di soggetti e di linguaggi che avverano la coscienza del nuovo (cubismo, futurismo, espressionismo, pop art, astrattismo, anche geometrico, arte povera...); con i disegni su block notes, agende, pezzi di carta; le incisioni, i monotipi, le xilografie su linoleum. Al segno Simonini ritornerà, quando negli ultimi anni a Piumazzo gli viene vietato, per motivi di salute, l'impiego del colore. Le mostre hanno visto la vicinanza all'artista degli amici Andrea Capelli, Willer Comellini e Giancarlo Fortini.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
