Modena: Calzolari, assonanze al piano tra i classici e il jazz
Con la Gmi, alle 21 nella chiesa di San Bartolomeo, il concerto “Flugsamen - Semi volanti”
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MODENA. In occasione del Festivalfilosofia sulle Arti, la GMI - sede di Modena - ha organizzato, per le 21 di oggi, nella chiesa di San Bartolomeo, il concerto “Flugsamen - Semi volanti” che vedrà protagonista Stefano Calzolari al pianoforte. La ricerca di Calzolari da anni approfondisce il rapporto tra il “fare” musica dell’improvvisazione jazzistica e l’“eseguire” musica del repertorio classico, concludendo che “l’improvvisazione non esiste”, come argomenta nel testo che accompagna il programma e, soprattutto, nelle improvvisazioni che esegue, partendo da brani classici o da assonanze, suggestioni, parentele musicali o concettuali tra musiche di ogni tradizione e provenienza. Queste le parole di Stefano Calzolari a proposito del concerto di oggi: «Ho creato per questo concerto parallelismi tra brani classici e jazz, brani che pur appartenendo ad ambienti musicali ovviamente distanti, sia dal punto di vista geografico che cronologico, per una qualche ragione mi hanno sempre stimolato ad usare il jazz come parafrasi, variazione, parodia, metamorfosi».
«Non amo la musica descrittiva - prosegue il pianista modenese - Credo che la musica sia adatta a descrivere in modo profondo ma estremamente vago. Sono altre le arti più adatte della musica alla precisione del racconto o alla descrizione delle immagini. L’immagine dei semi volanti (Flugsamen) mi porta alla mente l'aria, che contiene la musica. Ma come posso descrivere il movimento dell'aria usando il pianoforte? Dovrebbe essere semplice, mi sono detto: se le correnti d'aria sono generate da differenze di pressione, potrei rendere l'idea suonando con una mano un cluster di tasti neri e con l'altra un cluster di tasti bianchi. Questo dislivello di intonazione genera un'idea di scompenso da riempire e di conseguenza un'idea di flusso. Può essere, ma l'idea del fluire musicale che mi interessa è il trascorrere da un epoca all'altra, da un ambiente all'altro. Senza scopo, nel fluire basta la direzione». I brani scelti per questo concerto non seguiranno per forza la logica “classico / jazz” ma, più liberamente, potranno essere mescolati, lasciati, ripresi. Assolutamente non casuali sono invece le coppie o i gruppi di brani appartenenti a contesti lontanissimi. «Questa scelta - conclude Calzolari - è frutto di una mia riflessione. Schumann non conosceva di certo Kern, ma tutti e due hanno saputo parlare melodicamente e armonicamente del sogno. Verdi non frequentava di certo la musica Gospel ma il suo “Va pensiero” è il coro di un popolo esiliato al pari dei cantori dello spiritual “Nobody knows”. Se la fonte di ispirazione è lo stesso sentimento, è probabile che ci siano assonanze tra musiche distanti nello spazio e nel tempo e che siano quindi predisposte a “fluire” una nell'altra».
«Non amo la musica descrittiva - prosegue il pianista modenese - Credo che la musica sia adatta a descrivere in modo profondo ma estremamente vago. Sono altre le arti più adatte della musica alla precisione del racconto o alla descrizione delle immagini. L’immagine dei semi volanti (Flugsamen) mi porta alla mente l'aria, che contiene la musica. Ma come posso descrivere il movimento dell'aria usando il pianoforte? Dovrebbe essere semplice, mi sono detto: se le correnti d'aria sono generate da differenze di pressione, potrei rendere l'idea suonando con una mano un cluster di tasti neri e con l'altra un cluster di tasti bianchi. Questo dislivello di intonazione genera un'idea di scompenso da riempire e di conseguenza un'idea di flusso. Può essere, ma l'idea del fluire musicale che mi interessa è il trascorrere da un epoca all'altra, da un ambiente all'altro. Senza scopo, nel fluire basta la direzione». I brani scelti per questo concerto non seguiranno per forza la logica “classico / jazz” ma, più liberamente, potranno essere mescolati, lasciati, ripresi. Assolutamente non casuali sono invece le coppie o i gruppi di brani appartenenti a contesti lontanissimi. «Questa scelta - conclude Calzolari - è frutto di una mia riflessione. Schumann non conosceva di certo Kern, ma tutti e due hanno saputo parlare melodicamente e armonicamente del sogno. Verdi non frequentava di certo la musica Gospel ma il suo “Va pensiero” è il coro di un popolo esiliato al pari dei cantori dello spiritual “Nobody knows”. Se la fonte di ispirazione è lo stesso sentimento, è probabile che ci siano assonanze tra musiche distanti nello spazio e nel tempo e che siano quindi predisposte a “fluire” una nell'altra».
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