Gazzetta di Modena

la mostra 

Don Milani in bianco e nero Massi: «Una ricerca profonda»

Sono esposte nell’atrio della scuola secondaria di primo grado Piersanti Mattarella (al civico 145) dal 20 settembre al 14 ottobre le tavole originali di Simone Massi contenute nell’albo illustrato...

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Sono esposte nell’atrio della scuola secondaria di primo grado Piersanti Mattarella (al civico 145) dal 20 settembre al 14 ottobre le tavole originali di Simone Massi contenute nell’albo illustrato “Il Maestro”, dedicato a don Milani e presentato da Fabrizio Silei, che ne ha scritto i testi, durante il festival Passa la Parola organizzato dal Csi di Modena e dalla libreria Castello di Carta di Vignola. A Massi, apprezzato e premiato autore di film d’animazione a livello internazionale, abbiamo rivolto qualche domanda su questo lavoro.

Come ha lavorato per realizzare queste tavole?

«Ho ricevuto il testo, l'ho sentito da subito come “mio”. Inizialmente mi sono appoggiato ai suggerimenti di Fausta Orecchio, perché sono abituato a ragionare su tavole che sono in funzione di altre e come illustratore sono poco più di un principiante. Poi, una volta approvate le illustrazioni, ho cominciato a cercare delle alternative e ho prodotto un numero considerevole di disegni. I nuovi risultavano quasi sempre migliori dei precedenti e hanno messo in difficoltà l'editore. A un certo punto mi hanno detto di smettere perché era tempo di chiudere il progetto. Non ho fatto obiezioni ma ho continuato a lavorare in gran segreto perché stavo portando avanti una ricerca, uno scavare vero e proprio, che era anche e soprattutto per me».

Tema del festival è proprio la figura del maestro. Che maestri sono i colori?

«I colori sono maestri molto esigenti e ambiziosi che - da disegnatore in bianco e nero - ho ammirato col naso schiacciato sul vetro, fuori dell'aula, senza mai riuscire a capirne la lezione e il segreto».

Qual è invece l'insegnamento del bianco e del nero?

«Ho sempre sognato in bianco e nero e quando, da bambino, sono stato messo di fronte alla scatola dei colori non li ho riconosciuti. Il bianco e nero è stata una educazione alla sintesi e alla combinazione degli opposti, con la luce che cerca e si aggrappa all'ombra. Ma anche e soprattutto il gusto del movimento della mano che - senza mai lasciare il foglio - crea il segno e la forma». (m.t.)



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