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questa sera alle 19 

Morosinotto e Impastato visto dagli occhi di Totò

Morosinotto e Impastato visto dagli occhi di Totò

Davide Morosinotto, vincitore del Premio Andersen 2017 con Il rinomato catalogo Walker & Dawn è uno degli ospiti più attesi di oggi al festival Passa la Parola. In Piazza Mazzini, alle 19, presenta...

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Davide Morosinotto, vincitore del Premio Andersen 2017 con Il rinomato catalogo Walker & Dawn è uno degli ospiti più attesi di oggi al festival Passa la Parola. In Piazza Mazzini, alle 19, presenta il suo nuovo romanzo dedicato a Peppino Impastato, vittima di mafia. Non certo una storia semplice, da scrivere, da raccontare. Gli abbiamo chiesto, partendo da una battuta, quale sia il suo metodo, “a parte sudare sette camicie” per riuscire a scrivere storie importanti rendendole adatte ai ragazzi.

«Le camicie da sudare – risponde Davide Morosinotto - sono sempre almeno otto, spesso nove, e poi bisogna fare parecchie lavatrici. Scherzi a parte, come racconto sempre ai ragazzi che incontro, quando “scrivi un libro”, scrivere è solo una parte del lavoro da sostenere. E di solito non è nemmeno la più lunga. Quello che richiede davvero molto tempo è studiare, informarsi, leggere. Serve perché un bravo scrittore deve imparare tutti i dettagli della storia che vuole raccontare, anche per capire come raccontarla al meglio. A quel punto, sempre prima di cominciare a scrivere, bisogna... pensare. Fare delle prove, e chiedersi qual è il modo più giusto per far arrivare quella storia ai suoi lettori».

Entriamo nello specifico del tuo ultimo romanzo?

«Nel caso di Peppino Impastato – spiega - mi sono reso conto che raccontare direttamente la vita di Peppino sarebbe stato molto difficile: avrei dovuto spiegare ai giovani lettori troppi dettagli importanti sulla situazione politica, e sociale, dell'Italia, in quegli anni. E avrei rischiato di perdermi tra i dati, e mancare il cuore della storia. Allora è nato Totò, un ragazzino che vive nello stesso paese di Peppino, e per caso lo incontra e impara a conoscerlo. Gli occhi di Totò, che impara tante cose e altre no, sono quelle del lettore che così può avvicinarsi alla figura di Peppino con un filtro adatto alla sua età». (m.t.)

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