A Vignola Morgan al piano “gioca” con le parole. «I versi? Molto più seri delle canzoni»
Poliedrico: pianista e bassista, cantante e poeta, narratore e attore. “Un vero e proprio unicum italiano”. Così il programma del Poesia Festival descrive Marco Castoldi, in arte Morgan.
VIGNOLA. Poliedrico: pianista e bassista, cantante e poeta, narratore e attore. “Un vero e proprio unicum italiano”. Così il programma del Poesia Festival descrive Marco Castoldi, in arte Morgan. È stato ospite in piazza dei Contrari a Vignola sabato sera. Giacca nera ricoperta di paillettes luccicanti, capello grigio e lungo, jeans strappati, un calice di vino sopra al pianoforte.
«C’è differenza tra un cantautore e un poeta?» gli ha chiesto il conduttore dello spettacolo. «Sì, il poeta è più serio - ha risposto Morgan - non sarebbe mai salito sul palco con questa giacca». Dopo le letture del poeta Gianni D’Elia, davanti a una piazza piena di spettatori, Morgan ha giocato con le parole e con se stesso. Perché lui è un artista “pop”: «Pop è una parola mistificata in partenza, troncata in partenza. Può voler dire tutto, vuol dire popolo, popolare, populista… poppa? Ci sono tante declinazioni».
La musica può essere pop e su questo non ci piove, ma la poesia? E soprattutto: la musica e la poesia possono andare d’accordo? «La poesia e la canzone sono due cose diverse. La canzone non è indipendente. Si genera nel momento in cui la si sente cantare, la poesia è autosufficiente. Spesso cantando una poesia si abbruttisce, è come se ci fosse casino sopra. Però oggi viviamo nel caos, con rumori di qualsiasi cosa. Viviamo in un bordello totale. Quindi si potrà, forse, umilmente cercare di cantare delle poesie. Io ci ho provato». Nelle riflessioni a fiume di Morgan, la poesia si evince essere «Massimo livello di bellezza per l'essere umano».
Il poeta crea mondi con le parole e quindi, perché non ricordare il mondo creato dal Sommo poeta? Con alcune divertenti dimenticanze e commenti ed altrettanti aiuti da parte del pubblico dotato di connessione a internet, Morgan ha recitato, senza il gobbo («Toglietelo a Benigni!» ha commentato), il V canto della Divina Commedia. E non poteva mancare la musica. Sul pianoforte ha intonato canzoni ispirate a poesie e a miti. Note e progressioni ripetute per decine e decine di minuti per una rapida escursione nella storia della musica barocca. «E viva la poesia», ha concluso, tra gli applausi.
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