Gazzetta di Modena

«Se la lirica contemporanea si nutre di classicità e arte visiva», incontro a Castelfranco

di Michele Fuoco
«Se la lirica contemporanea si nutre di classicità e arte visiva», incontro a Castelfranco

Tre poeti noti, ieri mattina, nella Biblioteca di piazza Liberazione. Poeti “consacrati” anche da raccolte pubblicate da grandi editori: Francesco Scarabicchi, autore de “Il prato...

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CASTELFRANCO. Tre poeti noti, ieri mattina, nella Biblioteca di piazza Liberazione. Poeti “consacrati” anche da raccolte pubblicate da grandi editori: Francesco Scarabicchi, autore de “Il prato bianco” (Einaudi), Rosita Copioli con “Le acque della mente” e Roberto Mussapi con “La stoffa dell'ombra e delle cose”, entrambi i libri della collana Lo Specchio Mondadori. Roberto Galaverni, con cui Scarabicchi ha dialogato, ha posto l'accento sui versi brevi, incisivi, con una musica intrinseca, del poeta anconetano, «ossessionato dallo scorrere del tempo che porta via gli istanti di gioia, affetti, la sacralità di certi momenti. Scarabicchi è nemico della parola falsa, ricercata, delle descrizioni accessorie». Il suo ultimo libro, ora pubblicato da Einaudi dopo 20 anni dalle edizione l'Obbligo, «ha acceso la luce dell'attesa in giusta misura», ha detto l'autore per il quale «amare la poesia è la vocazione più impegnativa a resistere con la parola a quella compromessa.

Occorre cercare la musica che irrora la poesia che non va tradita. Il poeta deve difendere il proprio e l'altrui lavoro». E bisogna scongiurare il pericolo che la poesia venga chiusa in un ghetto, di affidarsi a narcisismi e solipsismi, dando voce di canto e di racconto ai versi, «con sguardo sul presente, sulla violenza - sostiene Rosita Copioli - del '900, praticata anche sugli animali, sulla natura vilipesa». L'autrice romagnola ha sempre tenuto presente - afferma Alberto Bertoni - «la cultura greco-latina. Allieva di Luciano Anceschi, è portatrice sana di tutta la tradizione antica; capace di rompere il campo delle sperimentazioni della neoavanguardia, rivolgendosi alla riflessione sui miti, attualizzati a situazioni contingenti, come il terrorismo, a problemi diversi, alla dimensione esistenziale, politica e sociologica».

Sulla transitorietà, la tregua cronologica tra passato e presente, mettendo in relazione le diverse culture, si fonda la poesia del milanese Mussapi. «Il poeta osserva, con capacità dialogica - spiega Paolo Donini - la natura delle cose nella loro progressiva polverizzazione, richiamando la forma della farfalla che è la metafora di enigma dell'arte presente nella nostra vita e di ciò che sta attorno; elemento di transito tra la materia e il sentimento tempo, la barriera che divide il poeta dal nulla». I suoi sono testi raffinatissimi e conclusi che uniscono l'aspetto narrativo e musicale, attingendo alla classicità, all'arte visiva, alla cultura popolare.
 

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