Gazzetta di Modena

Mozart e... Modena Intrigante concerto al Salotto Aggazzotti

di Massimo Carpegna
Mozart e... Modena Intrigante concerto al Salotto Aggazzotti

Intrigante iniziativa del Salotto Aggazzotti, che coinvolge Mozart e altri per celebrare il ventennale del Club per l’Unesco modenese. La rassegna d’incontri, che prenderà il via domani

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MODENA. Intrigante iniziativa del Salotto Aggazzotti, che coinvolge Mozart e altri per celebrare il ventennale del Club per l’Unesco modenese. La rassegna d’incontri, che prenderà il via domani, ha il titolo di “Assonanze” e si svolgerà fino al 25 febbraio.

Cinque domeniche dedicate alle specificità sintattiche ed espressive d’alcuni grandi della musica dei quali si cercherà l'assonanza con il Duomo, la Ghirlandina, Piazza Grande e il Palazzo Comunale. Prima di tutto “chapeau” per chi ha avuto l’idea, ma torniamo al prodigio di Salisburgo.

Mozart fu il bambino prodigio più sfruttato della storia e il vivere un’infanzia alterata lo portò ad un’alterata esistenza da adulto. Friedrich Schlichtegroll, suo biografo, scrisse che “rimase sempre un bambino”. Ma quale bambino! A tre anni suonava già dei suoi motivetti al cembalo; a quattro, e grazie ad un formidabile orecchio assoluto, correggeva l’intonazione dei musicisti adulti con i quali collaborava.

A cinque sbalordiva per la sua bravura da consumato concertista e a sei cominciò a comporre e a girare l’Europa con il padre Leopold e la sorella Marianna. Quando si esibì a Parigi, non ancora settenne, il barone Melchior von Grimm impazzì d’entusiasmo, poiché il piccolo Mozart, su suggerimento del padre, era ricorso ad un semplice ma efficacissimo trucco: suonare con la tastiera nascosta da un panno.

Un qualsiasi musicista così talentuoso non avrebbe incontrato difficoltà a trovare un impiego stabile, ma Mozart non ci riuscì mai e, anzi, oggi non abbiamo neppure una tomba dove recarci per rendergli omaggio, poiché fu sepolto in una fossa comune e nell’indigenza più assoluta. Divenuto uomo, si dimostrò abilissimo nel farsi nemici, dicendo sempre quello che pensava sui colleghi musicisti - e raramente erano giudizi positivi - e passando da una festa all’altra ad importunar donzelle, nonostante le sue sembianze non fossero quelle di un Adone.

Basso di statura, volto dal colorito giallastro e butterato dal vaiolo, la testa grossa sorretta da un collo esile e da una corporatura minuta, miope, occhi sporgenti, naso importante e mani grassottelle ma era Mozart: il prodigio! Il rapporto con il padre si fece sempre più conflittuale, poiché Leopold non poteva trasformarlo nel tranquillo e parsimonioso borghese che desiderava. Il sogno del genitore era quello di vederlo a Salisburgo come musicista di corte con uno stipendio sicuro, una casa, una famiglia…

Quasi tutti i compositori avevano un mecenate, ma Mozart cercava un mecenate ricco di fantasia e di mezzi per permettergli di realizzare le mille idee che gli frullavano in testa. Non avendolo trovato, s’impegnò a realizzare da solo i suoi obiettivi artistici e fu il primo nella storia della musica a tentare un passo così coraggioso. Artisticamente riuscì nell’impresa, ma questa fu una delle cause, forse la principale, della sua povertà e solitudine. Quando si analizza una qualsiasi delle sue composizioni, ne scopriamo l’architettura aritmetica, precisa e nel contempo misteriosa. Imprevedibile.

Geniale. Non a caso il 14 dicembre del 1784 entrò nella loggia massonica “Zur Wohltätigkeit” (Alla Beneficenza) il cui fondatore e Maestro era il barone Otto von Gemmingen, ciambellano di corte e consigliere privato della Corona. Non a caso l’opera “Il flauto magico” offre diversi piani di lettura, alcuni dei quali decifrabili solo dagli “illuminati”. Domani, alle 17.30, ne scopriremo la relazione con alcuni esempi architettonici della nostra città, durante la conferenza/esecuzione di Stefano Malferrari al pianoforte e Gen Llukaci al violino.
 

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