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decennale del restauto 

D’Orazio: il castello di Formigine? Un “soggetto” da portare in tivù

D’Orazio: il castello di Formigine? Un “soggetto” da portare in tivù

FORMIGINE. «Formigine può essere soggetto per la mia prossima puntata di Frammenti d’Arte». Parola di Costantino D’Orazio, storico dell’arte e scrittore, ospite al castello, domenica scorsa, per il...

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FORMIGINE. «Formigine può essere soggetto per la mia prossima puntata di Frammenti d’Arte». Parola di Costantino D’Orazio, storico dell’arte e scrittore, ospite al castello, domenica scorsa, per il decennale del restauro. «Un luogo che mi affascina, come tutti i castelli - ha spiegato D’Orazio a margine dell’incontro con il pubblico - perché nove su dieci nascono come spazi austeri, con una funzione difensiva. Nel tempo, tuttavia, non sono stati abbandonati, ma sono stati trasformati anche in dimore. Lo stesso castello formiginese è stato maniero e residenza degli Este. Questa capacità di riadattarsi da luogo di guerra, con un’utilità difensiva, a luogo d’intrattenimento è straordinaria. I castelli hanno una realtà molto versatile oltre all’alone misterioso, un’eredità derivata dal mondo gotico. Compaiono anche nel nostro immaginario sin da quando siamo bambini». Nell’immaginario dell’autore dunque la possibilità di trasmettere Formigine sui canali nazionali. «Per la rubrica Frammenti d’Arte in onda su Rai News prendo in esame luoghi particolari e opere che si conoscono poco - spiega - . La scoperta di Formigine può portare a un soggetto per la prossima puntata». D’Orazio era a Formigine per tenere una lezione magistrale sul Caravaggio. A Michelangelo Merisi infatti l’ospite ha dedicato il libro “Caravaggio segreto”. L’opera rappresenta l’inizio di una trilogia proseguita con “Leonardo segreto” e “Raffaello segreto”. Lo scorso anno ha pubblicato anche il primo romanzo “Ma liberaci dal male”.

«Da storico dell’arte Caravaggio è stato e rappresenta tuttora un compagno di strada - conferma D’Orazio - ma per il testo sono partito dal ritrovamento di nuovi documenti presso l’archivio di Stato. Essi hanno rivoluzionato quanto sapevamo di lui, della sua vita, della cronologia delle sue opere. Ho preso spunto dalle ultimissime scoperte, che hanno aperto finestre su grandi misteri. Ancora non sappiamo nulla, per esempio, di ben quattro anni di vita di Caravaggio, ovvero il periodo in cui da Milano si è spostato a Roma. Eppure, deve aver dipinto e lavorato da qualche parte. A Roma è arrivato con un bagaglio culturale di pittura che allora non si conosceva, tipico sia della Lombardia sia delle vostre parti». Il mistero e lo stile della sua pittura lo rendono attuale a oltre quattro secoli di distanza. «Per avvicinare il pubblico e i giovani a Caravaggio non serve quasi nulla - conclude l’autore - perché non ha dipinto temi tradizionali, ma ha tracciato istantanee. E così parla di più ai giovani perché sono abituati alle immagini in movimento, e Caravaggio il meccanismo l’aveva capito più di quattrocento anni fa». (g.f.)

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