Modena, lo sguardo straniero di Levan Tsuladze rilegge Pirandello
Al via questa sera la nuova stagione 2017/2018 del Teatro delle Passioni con lo spettacolo “La Tartaruga”, la novella di Pirandello pubblicata nel 1936 che il regista georgiano Levan Tsuladze...
MODENA. Al via questa sera la nuova stagione 2017/2018 del Teatro delle Passioni con lo spettacolo “La Tartaruga”, la novella di Pirandello pubblicata nel 1936 che il regista georgiano Levan Tsuladze porta in scena con un cast di attori italiani e georgiani, rinnovando la collaborazione con Emilia Romagna Teatro. Il racconto di Pirandello è incentrato sulle vicende di Mister Myshkow, al quale viene donata una tartaruga. L’animale, si dice, porti fortuna; parte da qui un vortice di accadimenti in cui il protagonista si troverà immerso. Il risultato che ne trae Levan Tsuladze nella sua rilettura, è quello di un progetto registico brillante e dai risvolti umoristici. Il protagonista è l’attore Giovanni Franzoni, che racconta qualche curiosità in più sullo spettacolo di questa sera che sarà in scena fino all’8 ottobre.
Lei è il protagonista che riceve la tartaruga in regalo, cosa succede dopo?
«Si io ricevo la tartaruga come gesto di buon auspicio, perché si dice che porti fortuna e felicità. La tartaruga però mi provoca dei sentimenti e dei cambiamenti. A partire dalla tartaruga, che mi viene donata dentro una scatola e che sembra di pietra ma in realtà ha una testolina e le zampine che escono da quella corazza, ecco che piano piano il mio personaggio, non abituato a vivere, che non ha mai fatto scelte nella vita inizia così a cambiare».
Si può dire che la tartaruga sconvolga la sua vita?
«Diciamo che Mister Myshkow ha sempre vissuto ma sempre condotto dagli altri, sempre incerto, vive nell’incubo che la moglie lo lasci, vive in apprensione, è incapace di scegliere anche un paio di scarpe da solo. Ecco, l’arrivo della tartaruga comincia a risvegliare la sua parte infantile, prende consapevolezza del fatto che nel suo appartamento di New York sta come la tartaruga nella scatola e piano piano si rende conto che non è nessuno, che non ha costruito niente. Ha vissuto sempre nella paura e tutto questo processo di autoconsapevolezza lo porta ad una svolta importante, che si vedrà, appunto, nello spettacolo».
In che modo lo sguardo di Levan Tsuladze ha inciso sul racconto di Pirandello?
«Diversamente da noi (intendo i registi e autori italiani), lui ha un altro approccio verso Pirandello, possiede un altro mondo immaginario, un altro modo di fare teatro. Lo sguardo di uno straniero rispetto a Pirandello, credo sia il punto più interessante della storia. C’è inoltre un aspetto psicologico molto importante, il rapporto tra finzione e realtà approfondito da Pirandello, che lo scopre alla fine con un finale molto pirandelliano».
L’ambientazione è rimasta la stessa o c’è stato qualche cambiamento?
«Siamo sempre negli anni Trenta in un’ipotetica New York e tutto si svolge all’interno di appartamento dove vive una famiglia benestante newyorchese. Tutto è in contrasto fra i ricchi e la servitù, quest’ultima capace di godersi la vita mentre i signori no. La scenografia è molto semplice, ricorda l'ingresso di un appartamento con una porta centrale e altre porte che portano ad altre stanze della casa».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
