Gazzetta di Modena

Vita e musica Chris Merritt si racconta

di Massimo Carpegna
Vita e musica Chris Merritt si racconta

La masterclass del tenore americano «Il palcoscenico? Tutto iniziò così...»

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Chris Merritt ama l’Italia. Da sempre. Forse l’ama e la conosce più di un italiano! La scelta su dove dirigere la bella voce tenorile, Merritt la fece fin dall’esordio nel 1975 al Santa Fe Opera, vestendo i panni del giovane rubacuori Fenton nel Falstaff di Giuseppe Verdi. Poi è iniziata una lunga galoppata di trionfi da L’italiana in Algeri di Rossini a Salisburgo nel 1978 ai Puritani di Bellini al Metropolitan Opera di New York nel 1981; dal Tancredi ancora di Rossini alla Carnegie Hall nel 1983 a La donna del lago, sempre del Cigno di Pesaro, alla Royal Opera House di Londra nel 1985. E così via, fino ad arrivare ai giorni nostri e nella nostra città con una masterclass organizzata dall’associazione culturale Alef in collaborazione con l’Istituto Superiore di Studi Musicali Vecchi Tonelli.

“Questo incontro con il grande tenore statunitense – spiega Claudia Rondelli, direttore artistico dell’associazione e nota accompagnatrice al pianoforte al Conservatorio di Parma – nasce dal successo ottenuto dal Maestro nei due anni precedenti. Per i giovani cantanti lirici, avere qui a Modena Chris Merritt non significa solo una preziosa opportunità di studio, ma conoscere l’uomo e l’artista, la sua informale modestia, la sua profonda umanità e conoscenza dell’opera di Rossini. Considerato che il prossimo anno celebreremo i 150 anni dalla morte del compositore pesarese, credo sia una fantastica opportunità”.

Ci sono altre iniziative a completare la masterclass?

“Certamente: il regista Pierluigi Cassano (che sostituisce Eva Hribernik, impegnata in Slovenia) terrà un seminario d’approfondiranno sulle principali tecniche di recitazione, finalizzato alla preparazione del concerto conclusivo. Interessantissimo poi l’incontro con Donatella Tocci, docente di Psicoacustica al Vecchi Tonelli, su L’opera incontra l’Enneagramma, l’antica sapienza per approfondire la conoscenza dell’animo umano”.

Quando potremo ascoltare il concerto dei partecipanti?

“Il 14 ottobre alle 20,30, nell’Auditorium Roberto Verti dell’Istituto Vecchi Tonelli”.

Un brusio nella sala. Gli allievi, provenienti dal Conservatorio cittadino e da quelli limitrofi, si voltano verso l’ingresso, mentre il tenore statunitense entra con ampie falcate: viso bonario, sorridente, un cenno di timidezza. Con un italiano quasi perfetto, saluta tutti. Ne approfitto per qualche domanda.

Il suo interesse per la musica è stato evidente fin da bambino. Famiglia di musicisti?

“I miei genitori hanno offerto la possibilità di conoscere la musica ai loro tre figli, nonostante le condizioni economiche non fossero floride: mio padre lavorava alla posta e mia madre stirava in una lavanderia a secco. Tuttavia, mia sorella imparò a suonare il violino e mio fratello si dedicò alla fisarmonica e alla recitazione. Purtroppo il periodo del loro studio è coinciso con la Grande Depressione e poi la Seconda Guerra Mondiale. A quel tempo, e per tutti, l’impegno principale era trovare un lavoro e così i miei fratelli hanno dovuto abbandonare la musica. Io sono stato più fortunato, venendo al mondo più tardi di loro, quando mio fratello aveva già diciotto anni. La mia prima esibizione quale solista è stata alla scuola media, vestendo i panni dell’Uomo di ferro nel musical Il mago di Oz. E in quel giorno compresi che la mia vita si sarebbe svolta sul palcoscenico”.

Perché specializzarsi nel repertorio rossiniano?

“La mia carriera è iniziata con le opere del Maestro e subito mi sono innamorato della sua vocalità, dell’infinita capacità creativa. Durante i miei primi anni in Germania e in Austria ho fatto audizioni per Abbado, Sinopoli e, la più importante nella mia vita rossiniana, ho cantato davanti ad Alberto Zedda. È stato lui a consigliarmi e volermi per il repertorio rossiniano ed è a lui, alla sua sensibilità e intelligenza, che devo la mia fortuna”.

Da qualche anno si dedica all’insegnamento. Trovato un nuovo Merritt?

“Oddio! Non lo cerco affatto! Il grande mistero dell’arte è l’unicità degli interpreti. Ognuno offre la propria vocalità ed emozione. Ma se dovessi indicare un erede, direi Michael Spyres”.

Se dovesse dare un consiglio ad un giovane che vuole intraprendere lo studio del canto, quale potrebbe essere?

“Non avere fretta. Approfondire molto la respirazione e la tecnica vocale, prima d’affrontare le arie importanti e poi il palcoscenico, anche se oggi gli agenti teatrali considerano già vecchio un soprano o un tenore di trent’anni e i registi sono diventati la star principale dell’opera lirica. Senza la padronanza della voce, la carriera si restringe e le conseguenze alle corde vocali possono essere serie”.

Il Maestro inizia le audizioni e incoraggia il primo allievo a farsi avanti. Si presenta un soprano che intona “Pastoral” del compositore catalano Federico Mompou. Merritt ascolta con attenzione e, in alcuni punti dell’aria, raddoppia la voce dello studente con la sua, in un sussurro. “Bene, molto bene… Ma devi prestare maggiore attenzione a…” La lezione è iniziata.

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