Nonantola. De Gregori riparte dal Vox «Ecco il mio tour nei club»
Il cantautore inizia a Nonantola un giro del mondo in musica, fino a New York «Non mi piacciono gli eventi mega, i concerti muscolari che poi rivedi in tv»
NONANTOLA. È un club che ama in particolar modo e anche questa volta l'ha scelto per partire con la sua nuova avventura. Decolla domani alle 21 dal Vox Club di Nonantola il tour nei club che vedrà Francesco De Gregori protagonista. Il cantautore salirà sui palchi di alcune città europee e americane per proporre live i suoi successi e alcuni tra i brani meno conosciuti del suo repertorio.
«Vedo un sacco di concerti trattati come eventi muscolari, spesso c'è di mezzo la parola Mega: grandi numeri, grandi palchi, grandi schermi – dichiara De Gregori – A me piacciono anche i posti piccoli, ho sempre amato i club, li ho già fatti e continuerò a farli. Quel suono un po' ferroso fatto solo per chi sta lì in carne e ossa, magari con una birra in mano e ogni tanto esce a fumarsi una sigaretta quando faccio un pezzo che non gli piace. E non si aspetta di rivedere tutto questo in televisione un anno o un giorno dopo».
Francesco de Gregori in questo tour nei club sarà accompagnato da una formazione inedita: Guido Guglielminetti (basso e contrabbasso), Carlo Gaudiello (piano e tastiere), Paolo Giovenchi (chitarre) e Alessandro Valle (pedal steel guitar e mandolino). «In questo giro di club che stiamo per fare non avremo un batterista, ci sarò io che batto il piede sul palco e basta. E poi ci saranno un paio di chitare, un basso e una tastiera – continua De Gregori – La maggior parte dei batteristi che conosco ormai cercano di somigliare a una batteria elettronica e questa cosa non mi piace. Non credo ai musicisti che dicono "Sto cercando un nuovo suono". È il suono che di solito viene a trovare te».
All’estero De Gregori porterà il suo tour nelle città di Monaco, Zurigo, Bruxelles, Parigi, Lussemburgo, Londra, Lugano, Boston e New York. «Mi incuriosisce la Town Hall, il teatro dove andremo a New York a novembre. È un locale storico di Broadway, dove pare abbia suonato Dylan la prima volta che uscì dalla cerchia protetta dei piccoli club del Village. Di Dylan metterò in scaletta anche un pezzo preso del mio ultimo disco di traduzioni. Può sembrare una stranezza andarlo a cantare in italiano davanti a un pubblico internazionale. Ma una sera a Parigi ho sentito Dylan cantare in inglese "Les feuilles mortes" e da allora ho capito che si può fare tutto. Non credo che ci sia una gran differenza fra il nostro pubblico e quello che troverò a Monaco o a Londra o a Parigi. Anche lì è pieno di italiani».
Nicola Calicchio
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