L’opera di Edi Brancolini nella casa di Michelangelo
di Michele Fuoco
L’artista carpigiano ospitato al museo dedicato al Maestro del Cinquecento Esposti venticinque lavori riuniti dal curatore Pichi sotto il nome di Thamazein
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CAPRESE MICHELANGELO. È il Museo Michelangiolesco ad accogliere, fino al 31 ottobre, l'opera di Edi Brancolini. Nella casa natale del grande maestro del Cinquecento l'artista carpigiano presenta 25 opere che il curatore Giocanni Pichi Graziani ha riunito sotto il nome di “Thamazein” che in greco significa “provare meraviglia”. E meraviglia esprimono figure nate da un'indagine creativa nel patrimonio culturale, con spaziante scavo in creature mitiche e in quelle segnate da tensioni anche religiose. Spesso si stabilisce una reciproca interazione tra passato e presente, tra personaggi che si esaltano nella dimensione stessa della loro fisicità, delle loro nudità, e quelli che si animano di una senso quasi religioso dell'esistenza. È una ricerca che trova relazioni con l'uomo e la sua storia, le pulsioni del mondo. La pittura dà un segno forte al racconto, con un eclettismo che presuppone una varietà di orientamenti concreti e immaginativi, perché l'artista è attratto dallo spettacolo che l'umanità ha proposto in tempi remoti e attuali. Così la rappresentazione avviene per concatenazioni di elementi di inesauribile narratività trasgressiva, ironica, ma anche capace di nutrirsi della confluenza di diversi saperi. L'artista avverte il legame profondo che unisce episodi di tempi e luoghi differenti per prendere coscienza della nostra epoca. L'arguzia rappresentativa gli consente, in una coordialissima comunicativa delle scene, di dare spazio a vicende che vengono indagate con giocosa benevolenza per configurare un'immagine di rigogliosa bellezza; all'allusione maliziosa, al senso della precarietà, alla malinconia, alla caduca natura umana. Azzardati gli accostamenti che determinano la ricostruzione di situazioni bizzarre, pungenti, anche di esuberanza grottesca, come avviene in “Cassadra”, “Prometeo”, “Torre di Babele”, “L’Ape regina”. Variegato il campionario umano, con figure di tenere affettuosità (Pastorale, Homo Faber, Narciso alla Fonte, Alla fonte Ippocrene) e sconfinamenti nell'immaginario (Il potere di Matilde). «La sua pittura ci racconta dell’inconscio, delle paure degli uomini e dei segreti a essi stessi ignoti. C'è qualcosa - spiega Pichi Graziani - di terribilmente bello nella sua opera che da un lato ci sorprende, ci affascina, ci attira a sé e dall’altro ci intimidisce.... Nel viaggio offerto da Brancolini, a essere nudi non sono i soggetti rappresentati, bensì gli animi del pittore e dello spettatore: il primo a nudo nel racconto dell’opera, il secondo intento a spogliarsi per potersi immergere in essa... Una profonda tensione erotica ci coinvolge, ci spinge a voler comprendere, domare quella forza che semplici forme e colori sembrano esercitare su di noi».
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