Gazzetta di Modena

Modena. Il mondo spiegato ai ragazzi Incontri con Gabriele Clima

di Monica Tappa
Modena. Il mondo spiegato ai ragazzi Incontri con Gabriele Clima

Lo scrittore Premio Andersen 2017 a Serramazzoni, Formigine e Modena «La realtà è un organismo molto più complesso di quel che può sembrare»

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Sono tre gli eventi in programma nel weekend per incontrare lo scrittore Premio Andersen 2017 Gabriele Clima, che racconta, con grazia e poesia, scorci di attualità e storie di e per ragazzi, utili anche (e soprattutto) agli adulti.

Gli appuntamenti sono a Serramazzoni, oggi alle 16, in via Cornazzano 1197, per informazioni teleno 339 2293036; a Formigine, alle 21, al Magazzino del Gufo in via dei Produttori, informazioni al numero 347 3691323; a Modena, domani alle 11, alla libreria San Paolo in Corso Canalchiaro, informazioni al numero 059 242152.

Da dove arriva l'ispirazione?

«Da tutto, tutto quello che vedo o che sento. Lo scrittore è sorta di radio ricevente che più che pensare capta. Quello che fa è solo decidere a quale, delle frequenze che ha captato, dare corpo per trasformarla in una storia. Come poi questa storia debba essere raccontata, be’, quello è un’altra faccenda. Per farti due esempi: l’idea de Il sole fra le dita è nata da un’avventura scolastica di mio figlio quattordicenne; Continua a camminare da un fatto di cronaca letto in rete».

Una scintilla che ti ha portato a scrivere per e di ragazzi?

«Forse l’aver cominciato proprio io a scrivere da ragazzo (ero in quinta elementare), e certamente il fatto che ancora oggi io mi senta ‘ragazzo’, che vuole dire semplicemente individuo in formazione. Ma non lo siamo tutti? In formazione intendo, se formazione vuol dire crescita, cammino, ampliamento delle conoscenze, aggiornamento delle proprie mappe intellettuali ed emotive. C’è un’età in cui cessa tutto questo? Francamente spererei di no».

I tuoi “punti fermi” di scrittore?

«Non dare per scontato, non navigare verso porti certi, non cercare riparo o protezione; al contrario, cercare la tempesta, esporsi di continuo, puntare dritti verso l’occhio del ciclone. Questo vuol dire scrivere, anzi, scrivere per ragazzi, perché la letteratura adulta lo fa solo in pochi casi, quella per ragazzi sempre, è la sua natura. Naturalmente parliamo della buona letteratura, quella cattiva non conduce neanche a porti certi».

C'è molta leggerezza e poesia nei tuoi romanzi, anche quando racconti la guerra. Hai autori del passato cui ti senti affine?

«Sicuramente Twain e Dickens, che per primi mi hanno insegnato la leggerezza della narrazione; e poi Céline, e Pasolini, che mi hanno scorticato con la loro voce ruvida e sanguigna. Credo che la poesia nasca proprio da questi modi differenti del sentire, dal contrasto; la poesia, a ben guardare, è il punto di massima convergenza degli opposti, come il bianco dell’arcobaleno».

Trasformi personaggi e storie in incastri e visioni a 360 gradi. Come fai?

«Osservo. E quel che osservo scrivo. La realtà è un organismo molto più complesso di quel che può sembrare, è convergenza di particelle minime, basta cambiare angolazione e cambia tutto. Ecco, io cerco di osservare cambiando angolazione, a ogni passo, a ogni riga se ci riesco, per dare al lettore una visione che non si limiti a uno scorcio, ma apra un panorama. Neanch’io come scrittore potrei accontentarmi di uno scorcio. La realtà va porta tutta intera, anche ai piccoli lettori».

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