Gazzetta di Modena

Le Visite Laboriose arrivano nella fucina della meccanica di Modena

Le Visite Laboriose arrivano nella fucina della meccanica di Modena

Nono appuntamento della rassegna “È domenica son qui” all’Itis Corni di Modena. Letture dell’attore Simone Francia e ricordi di Tiziano Quartieri e Olimpia Nuzzi

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MODENA. Nono appuntamento con il ciclo «È domenica son qui. Visite laboriose», parte del progetto «Un bel dì saremo» di ERT Fondazione. Un altro frammento dalla Modena operosa di ieri, per vagheggiare quella di domani. Appuntamento alle 10.30 all'ITIS Corni, assieme all'associazione Amici del Corni. Torna alla lettura Simone Francia, che dialogherà con Tiziano Quartieri, Olimpia Nuzzi e altri docenti della scuola.

Ricostruire nel racconto, lasciar vagare con l'immaginazione, le strade, le case, le piazze e soprattutto le persone, giovani, anziani, scalmanati e placidi, osservatori e furetti inarrestabili, di tutta una città, di Modena, è un gioco che si nutre di desideri per il domani. Tornare indietro al secolo che da un po' ci ha salutati, provando a guardarlo, un po' in bianco e nero, un po' a colori sbiaditi, è fingersi un tempo che sta nei sogni. Però i sogni, coi loro tratti migliori, disegnano in parte il tempo pronto a vivere nel nostro futuro.

Prima dell'ultima e decima tappa, il 12 novembre al Teatro delle Passioni, di questo giro teatral-memoriale per le “case” di Modena con il progetto di ERT Un bel dì saremo, per questa domenica mattina di fine ottobre, ben riposati dal tornare dell'ora legale, ecco una storia che proprio dai sogni di una città nuova, industriosa e inventiva, ha tratto la sua fortuna. Per farsela narrare basta andare in Largo Aldo Moro, tra le mura ormai moderne dell'ITIS Corni, superando l'ampio atrio e le sue ariose vetrate, entrando così nel giardino della scuola. Poco più avanti, sulla destra, una scaletta larga e breve permette ai più curiosi di imbattersi in questa felice vicenda. Basta superare la soglia, dove a darti il benvenuto sta la scritta: “Amici del Corni”.

Aperta quell'ultima porta, ecco un'aula colma di macchinari e cassetti, un ricovero silenzioso e ordinato dell'abilità e del genio meccanico del '900 modenese. Tutto cominciava nel 1921, da un'intuizione di Fermo Corni, perché - si diceva allora - «l'operaio non accresce la propria capacità produttiva ed il valore del proprio lavoro, se non affinando la mente per più perfetta cultura generale, se non formando la coscienza che lo renda più squisitamente sensibile al bello e al buono».

Ben lo avrebbero riconfermato alcuni professori del Corni svariati decenni dopo, quando per capire qualche vecchio trucco meccanico, della Modena ancora contadina del Ducato d'Este, non si dovettero struggere anima e cervello su complessi volumi di matematica e meccanica, ma gli servì sfogliare qualche folgorante pagina di Guerra e Pace di Tolstoj. Del “bello” e del “buono” allora non potrà mancare nel racconto di questa mattina, nelle letture ironiche e dolci di Simone Francia, nelle memorie della scuola, rispolverate da Tiziano Quartieri, da Olimpia Nuzzi e da altri professori dell'ITIS Corni. Insomma, un penultimo frammento cittadino con È domenica son qui, prima di completare questo strano puzzle con il decimo e ultimo pezzo il 12 novembre.


 

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