Gazzetta di Modena

“Lacci”, con Orlando un’amara analisi sull sistema famiglia

di Nicola Calicchio
“Lacci”, con Orlando un’amara analisi sull sistema famiglia

Modena.  Dopo il grande successo de “La scuola” Silvio Orlando ritorna al Michelangelo

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MODENA. Dopo il grande successo de “La scuola” Silvio Orlando ritorna, da martedì 31 ottobre oggi a giovedì 2 novembre (alle 21) al Michelangelo con il nuovo spettacolo “Lacci” di Domenico Starnone per la regia di Armando Pugliese. Sul palco anche Pier Giorgio Bellocchio, Roberto Nobile, Maria Laura Rondanini, Vanessa Scalera, Matteo Lucchini.

Orlando penetra da un’altra porta le crepe e le fragilità del mondo in cui viviamo: prima visto attraverso il microcosmo dell’educazione, questa volta attraverso il sistema della famiglia. La storia infatti ripercorre le attese, le sconfitte, i ripensamenti interni ad un amore e alle sue conseguenze, e porta già nei nomi una promessa di rovina. Una tragedia contemporanea, quasi, mascherata da commedia.

“Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie”. Si apre infatti così, con parole definitive, la lettera che Vanda scrive al marito che se n'è andato di casa, lasciandola in preda a una tempesta di rabbia impotente e a domande che non trovano risposta. Si sono sposati giovani all'inizio degli anni Sessanta, per desiderio di indipendenza, ma poi attorno a loro il mondo è cambiato, e ritrovarsi a trent'anni con una famiglia a carico è diventato un segno di arretratezza più che di autonomia. Perciò adesso lui se ne sta a Roma, innamorato della grazia lieve di una sconosciuta con cui i giorni sono sempre gioiosi, e lei a Napoli con i figli, a misurare l'estensione del silenzio e il crescere dell'estraneità.

«Credo che il tema di questa commedia sia un discorso universale - spiega Silvio Orlando - Tutte le famiglie nascono con le migliori intenzioni e poi finiscono con problemi molto complicati. Gli amori travolgenti finiscono quasi sempre dal notaio. La generazione del '68 aveva fatto un investimento su nuovi modi di stare assieme poi si è aperto il vaso di pandora. La famiglia si può reggere solo sul sacrificio di uno dei due coniugi».

Fantasmi che sono un po' in tutte le famiglie.

«Credo si di. In questo spettacolo, anche se ha un ritratto molto estremo e duro, vi si ritrovano molte famiglie. A volte ti vai a cacciare in certe situazioni senza rendertene nemmeno conto. La famiglia è fatta di equilibri sottilissimi, di armonie delicatissime».

La famiglia non la si può barattare con la libertà?

«Se uno intende la libertà come una forma di egoismo personale è chiaro che poi nascono dei problemi».

Il regista Pugliese ha definito lo spettacolo “una sinfonia del dolore che fa riflettere e ridere”.

«Spesso il pubblico ride di gusto sulle crudeltà altrui, anche se sono risate un po' nervose».

Con “Lacci” si rinnova il sodalizio artistico con Domenico Starnone.

«Erano 25 anni che cercavo di convincere Domenico a riproporre un altro spettacolo dopo La Scuola. Sono passati 25 anni e siamo cambiati noi, è cambiato lui come scrittore con una crescita artistica notevole. È diventato il grande scrittore che conosciamo».

Presentare lavori drammaturgici italiani paga?

«Di meno. Credo che in molti teatri si cerchi un prodotto che vada bene a tutti, specialmente in quelle città dove non vi sono molti teatri. Si cerca un prodotto che non spaventi nessuno. Non è il caso di Modena dove si sono molte sale teatrali. Io penso che quando il pubblico capisce quello che vede si può parlare di successo. Poi io e Starnone abbiamo una natura comunicativa molto simpatica».
 

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