Gazzetta di Modena

Il libro di Giobbe, allegoria biblica dei tempi moderni

di Serena Fregni
Il libro di Giobbe, allegoria biblica dei tempi moderni

MODENA. Da stasera fino a domenica va in scena allo Storchi “Il libro di Giobbe”, ispirata al testo biblico con Leonardo Capuano nei panni di Giobbe. Il regista dello spettacolo Pietro Babina...

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MODENA. Da stasera fino a domenica va in scena allo Storchi “Il libro di Giobbe”, ispirata al testo biblico con Leonardo Capuano nei panni di Giobbe. Il regista dello spettacolo Pietro Babina racconta la genesi dell’opera.

Perché ha deciso di portare in scena il testo biblico?

«Alla base c’è un motivo sentimentale; recentemente ho avuto modo di vivere esperienze personali, con persone che mi erano vicine, che hanno avuto dei destini abbastanza duri e quindi vicini alla figura di Giobbe. In lui la domanda del perché fosse colpito dalle sventure era abbastanza forte; io non ho trovato modo di parlare direttamente con loro e alla fine ho esorcizzato questa esperienza attraverso quella che è la mia pratica consueta, il teatro. Credo che il testo di Giobbe abbia dei contenuti a noi vicini, sui quali è importante porre l’attenzione e riproporli perché sono temi che riguardano il senso della nostra esistenza, come operiamo nel mondo e perché ci comportiamo in un modo anziché in un altro. Lo spettacolo però non tenta di dare risposte».

Il Giobbe protagonista della vostra storia è un giocatore di tennis e tutto lo spettacolo è ambientato in una sorta di campo da tennis

«Abbiamo deciso, io e Emanuele Aldrovandi, di far diventare Giobbe un tennista di successo che, dopo aver perso una partita per lui in modo insensato, inspiegabile, non capisce più il senso della sua vita. Lì si apre una falla. Qualcosa che aveva messo da parte e che ritorna, che riemerge. Si parte anche dal presupposto, che il tennis è uno sport individuale, che la sfida è sempre con se stessi, artefici e padroni del proprio destino. Giobbe è convinto di questo, di essere stato l’artefice di tutte le cose positive della sua vita compreso il suo successo. Quando questo trauma, una perdita importante, torna a galla, lui pensa di esserne responsabile: in realtà è costretto a capire che nessuno è in grado di dominare la nostra vita, che c’è una parte dell’esistenza e dell’universo che ci trascende, che va aldilà della volontà. La metafora del tennis è stata scelta per questa sfida con se stessi e con questa presunzione di autodeterminazione”.

Una continua ricerca di risposte e di lotta contro il bene e il male che accompagna l’uomo da sempre

«Sì. E aggiungerei: quante volte ci siamo trovati a domandarci il senso di ciò che stava accadendo? Prima o poi la fine arriva ed è uguale per tutti. Come dare un senso alla nostra esistenza? Questa credo che sia una domanda importante che ci facciamo spesso nel corso della nostra vita. Forse quando le cose si protraggono troppo a lungo, questa necessità di farsi una domanda diventa sempre più urgente e trova anche delle vie abbastanza sgradevoli per riproporsi”.



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