Edda live al Kalinka di Carpi
A Carpi venerdì 10 novembre, Edda, cantautore milanese ed ex frontman dei gloriosi Ritmo Tribale
CARPI. Venerdì 10 novembre, Edda, cantautore milanese ed ex frontman dei gloriosi Ritmo Tribale - gruppo fondamentale della scena rock indipendente a cavallo tra anni Ottanta e Novanta, porterà la sua “Graziosa utopia” e altri brani del suo repertorio solista al circolo Arci Kalinka di Carpi.
Edda: semplicemente il nome d'arte di Stefano Rampoldi o qualcosa di più?
«Non ricordo più perché l'ho scelto, è qualcosa che si perde nella notte dei tempi. È il nome di mia madre, una sorta di tributo a lei. Molto nazional-popolare, non credi?».
Decisamente. Infatti in un'intervista ha dichiarato di voler diventare famoso come Calcutta (il cantautore romano, non la città indiana). Come pensa di farlo?
«Beh, facendo canzoni belle, quelle che piacciono alla gente. Spero di riuscirci; non mi sento un musicista vero e proprio, solo uno che scrive canzoni perché così gli viene. Voglio che il prossimo disco sia nazional-popolare. Non per soldi - quelli arriveranno se dovranno arrivare, anche suonando Stockhausen o Béla Bartók. Sotto la doccia ho bisogno di cantare cose semplici e mi vengono in mente quelle melodie anni Sessanta e Settanta che tutti conosciamo, che danno il buonumore. Non voglio essere a tutti i costi stupido, ma in questo momento ho un rigetto per le cose complicate e difficili. Ho bisogno di leggerezza e immediatezza, di cose leggiadre e graziose».
Infatti il titolo del suo ultimo lavoro è proprio Graziosa utopia...
«Voglio essere un cantante di musica leggera. Per me prima di tutto c'è la melodia. Poi se uno riesce metterci parole intelligenti ben venga. Non mi piacciono le canzoni-manifesto, che hanno solo un testo bellissimo, con parole altissime, ma non hanno melodia. La musica deve essere un po' come un film di Fantozzi... Un momento conviviale, con energie buone. Questo è un mio bisogno e penso che sia anche bello da proporre».
Da molti anni è seguace della dottrina Hare Krishna. Si riflette in qualche modo sulla sua musica?
«Non direi. Io conosco giusto la musica italiana e forse nemmeno tanto bene (ride). Per quanto riguarda i testi qualcosa ce lo butto dentro, però per me questi rimangono due mondi separati. La musica è il mio mestiere, la spiritualità è qualcosa di più serio che mi accompagna da anni e spero lo faccia anche nella prossima vita».
In tutti gli articoli che la riguardano si parla dei Ritmo Tribale: che impressione le fa?
«Viva i Ritmo Tribale! Son contento che abbiamo lasciato un segno nella musica. Abbiamo suonato insieme per tredici anni e il fatto che ancora veniamo ricordati mi fa piacere. Non so se riusciremo mai a suonare ancora insieme. Ormai mi son trasformato in una specie di Gianni Nazzaro (ride), non so se a loro possa servire un cantante così. Oggi non riuscirei a sopportare la violenza musicale dei Ritmo. Forse potrei cantare quei brani in chiave Canzonissima. Ma mi sento un cantante di musica leggera, solo quello».
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