Silvia, tessitrice di varie culture
di Michele Fuoco
Alla galleria Arte su Carte i lavori di Guberti che ama la civiltà giapponese e di altri paesi
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MODENA. L'opera di Silvia Guberti emana sempre un fascino particolare, perché accoglie la sensazione del meraviglioso che spira dentro le cose. Viene presentata, fino al 25 novembre, alla galleria Arte su Carte che, per la prima volta, dice il direttore Roberto Gatti, apre le porte, dopo che dal 2009 ha proposto solo mostre legate alle tecniche calcografiche, all'attività principale dell'artista che, nel caso della Guberti, è rivolta alla coniugazione di culture differenti, alla fattualità dell'opera, nutrita di pensiero, di magia della quotidianità. Un'opera che verifica il senso della scrittura, del fare pittura e scultura in una struttura compositiva di simultaneità d'immagine che intreccia un legame indissolubile tra le parti. Si stabilisce una trama di relazioni segrete tra l'arte giapponese della scrittura (shodo) che la Guberti pratica da 16 anni, e le forme di poesia orientale (haiku) che vibra di elementi misteriosi, di profondi silenzi, di una sospesa tensione di significati. Così i “libri” alle pareti avverano calligrafie decantate fino alla purezza primordiale, risonanze liriche, ideogrammi di estrema essenzialità. Scritture e immagini minime coesistono in un moto di danza e di dolcezza, trovando analogie con le emozioni, la visione incantata delle cose. Per l'artista tutto acquista valore di cerimonia, rito, preghiera, come indicano anche due ciotole in ceramica, una a foglia d'oro; nelle carte che sostengono, in una sorta di maternità appena intravista, la fusione tra natura divina e natura umana. Il dialogo con la cultura giapponese continua nei “libri” che si nutrono pure di ceramica raku, nei cartigli che rimandano alla ricerca meditativa che riconduce ad uno stato di illuminazione. Mario Bertoni sostiene che «il lavoro della Guberti si trova ad intrecciare due culture agli antipodi: l'orientale, di matrice zen, e l'europea del secolo scorso». Così nella sobrietà raffinata delle “tessiture-intrecci” di immagini fotografiche, l'artista immette una nuova “deposizione” che riconduce alla guerra nel Kosovo; una porta in Siria, con l'acqua. Silvia non rinuncia a misurarsi con l'opera grafica. Suo è il libro d'artista “AB OVO”, con tre incisioni originali a puntasecca, carborundum e foglia d'oro. Venti gli esemplari numerati del prezioso libro, con tre immagini raffiguranti un uovo bianco, nero e oro, come simbolo di vita, pensiero della nascita, possibilità di genesi e divenire. Le lastre sono state incise, messe a punto e tirate a mano ai torchi del Laboratorio d'Arte Grafica di Modena su carta cotone naturale di 300 grammi. Edizione a cura di Roberto Gatti.
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