Gazzetta di Modena

Pianoforte di classe: Zimerman incanta il Comunale di Modena

Pianoforte di classe: Zimerman incanta il Comunale di Modena

Il teatro Comunale Pavarotti di Modena ha calato un poker d’assi per il terzo appuntamento della Stagione Concertistica: Berlioz, Beethoven, Mussorgskij e Krystian Zimerman, uno dei più celebrati...

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MODENA. Il teatro Comunale Pavarotti ha calato un poker d’assi per il terzo appuntamento della Stagione Concertistica: Berlioz, Beethoven, Mussorgskij e Krystian Zimerman, uno dei più celebrati pianisti della scena mondiale. Ma andiamo per ordine.

Compositore di successo, Berlioz ebbe anche lui il suo fiasco clamoroso con l’opera “Benvenuto Cellini” che volle in parte salvare, elaborando alcune scene del secondo atto, relative alla festa di Carnevale in piazza Colonna. Così nacque “La carnaval romain Ouverture op.9”, uno degli esempi più tipici dell'inventiva e della geniale capacità d’orchestrazione del musicista. La composizione inizia con un’esplosione sonora iniziale: brevissimo anticipo del successivo tema del saltarello. Quest’ultimo movimento, alla prima del 1838, creò non poche difficoltà al direttore Habeneck, evidentemente impari al virtuosismo della scrittura di Berlioz. Grzegorz Nowak, direttore della Filarmonica Arturo Toscanini, non s’è fatto intimorire, offrendo al pubblico modenese un’interpretazione spumeggiante, ricca di colori ed effetti, come suggerisce la partitura.

In sostituzione dell’annunciata “Seconda Sinfonia” di Leonard Bernstein, Krystian Zimerman ha eseguito il “Concerto n. 4 per pianoforte e orchestra in sol maggiore, op. 58” di Beethoven, che presenta un’'innovazione formale rispetto al concerto Settecentesco. Ad iniziare è il pianoforte con un bellissimo tema romantico, subito ripreso dall’orchestra e condotto fino alla seconda idea, che ha carattere incisivamente ritmico. Il “Rondò”, che finisce il concerto, è caratterizzato dal tipico tema “alla Beethoven”, dove il solista può dimostrare le sue virtù e Krystian Zimerman ha confermato appieno la sua valenza di grande esecutore con tocco, tecnica ed espressività difficili da trovare uguali in un altro pianista.

Il concerto ha proposto infine uno dei capolavori più conosciuti dal grande pubblico, ma il Comunale ha aggiunto una novità all’esecuzione dei “Quadri di un’esposizione” di Modest Mussorgskij: l’orchestrazione di Sergei P. Gorchakov, che rifiuta la concezione di Ravel di “Pictures” quale concerto per l'orchestra, preferendo far risaltare le corde, specialmente i violoncelli, con i cori degli ottoni e dei legni a intessere la trama nella tradizionale moda russa. Molti si sono cimentati in questo lavoro di “traduzione” dall’originale pianistico ma, a mio gusto, Ravel ha vinto ancora. La storia dei “Quadri” è nota agli addetti ai lavori, ma è bene ricordarla per gli appassionati e i curiosi. Nel giugno del 1874 Musorgskij scrisse a Vladimir Stasov, eminenza grigia della scuola nazionale russa: “Lavoro a tutto vapore ai Quadri... Le note e le idee vorticano nell'aria; io le divoro con fame febbrile e trovo appena il tempo di schizzare ogni cosa sulla carta. Sono alla stesura del quarto pezzo. I trapassi sono riusciti, grazie alle promenades. Vorrei condurre in porto il tutto al più presto e come meglio posso. Il mio stato d'animo si fa luce negli interludi. Fino ad ora sono soddisfatto. Vi abbraccio e sento che mi benedirete per quanto faccio e quindi, beneditemi!”. L’idea creativa della composizione la diede una mostra di disegni e schizzi dell'architetto Victor Hartmann, grande amico di Musorgskij, morto nell'estate del 1873. Dieci pezzi della mostra danno il titolo ad altrettanti quadri pianistici e sono introdotti e raccordati da una “Promenade”, che nelle sue variazioni illustra, come ci avverte Mussorgskij, l'umore dell'autore. Considerata la valenza del programma e degli esecutori, il risultato è stato ovvio: pubblico in delirio e ripetuti applausi per Krystian Zimerman, Grzegorz Nowak e per la Filarmonica Arturo Toscanini.

Massimo Carpegna

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