Modena, dal Galles a Modena Rigo: nuovo album e una autobiografia
“Cash Machine” è il nuovo lavoro discografico di Antonio “Rigo” Righetti registrato ai Northhouse Studio di Ebbw Vale, in Galles, in uscita tra qualche giorno. L'album raccoglie l’amore per...
MODENA. “Cash Machine” è il nuovo lavoro discografico di Antonio “Rigo” Righetti registrato ai Northhouse Studio di Ebbw Vale, in Galles, in uscita tra qualche giorno. L'album raccoglie l’amore per la musica, per la vita, la condizione umana e la follia di fare un mestiere che è considerato un lusso e da qui nasce lo spunto per il titolo. Insieme a lui alcuni compagni di strada di sempre, Mel Previte alle chitarre e Robby Pellati alla batteria, insieme a Rigo da oltre 25 anni, dagli esordi con i Rocking Chairs, passando per la collaborazione con i Gang per il tributo a Tenco e ancora l'esperienza a fianco di Ligabue dal 1994 al 2007, in studio e sul palco fino ai tre mega concerti al Campovolo. C'è poi una storia che lega tutti i brani dell'album ed è quella che Rigo racconta nel romanzo, parzialmente autobiografico, “Schiavoni Blues” in uscita in contemporanea con l'album, pubblicato da Artestampa. Una storia che è quasi una leggenda modenese, quella di suo padre Guido, del suo bar al Mercato Coperto e quella del musicista e della sua formazione. «Il disco è tutto in inglese - spiega Rigo Righetti - perché mi riesce più facile scrivere in questa lingua. A differenza del precedente album, “Water Hole”, dalle tinte più acustiche, questo è suonato con un'idea di gruppo. Contiene undici canzoni, otto cantate e tre strumentali che ho fatto con Previte e Pellati in un'unica sera. Gli altri otto pezzi non hanno un tema comune se non quello che viene sottolineato dal titolo “Cash Machine” che è un po' la condizione umana nel quale ci troviamo un po' tutti. Cash Machine è il bancomat e noi siamo dei bancomat ambulanti in attesa che qualcuno ci inserisca sotto la pelle un Pos per poter pagare direttamente senza esibire il tesserino. Una constatazione un po' surreale sulla condizione umana che ci contraddistingue».
Un disco che racchiude qualcosa di più profondo.
«La reazione dell'essere umano alla sua spersonalizzazione è quella di girarsi a guardare il lato spirituale della vita. Il brano del video live, “All my Soul”, parla di anima. La parte spirituale ci viene in mente quando ci innamoriamo di una persona oppure ci viene a mancare qualcuno».
Perché hai definito “Cash Machine” un album “Americana”?
«Definire il genere musicale che facciamo è molto difficile, però è un pallino che ho sempre avuto da ex dipendente di negozi di dischi. Quando da Fangareggi arrivava un disco nuovo bisognava catalogarlo nei vari settori come il blues, il soul, il rock and roll. Quello che facciamo noi è un misto di tutto questo che adesso viene definito come Americana ed è il genere che potrebbe fare Johnny Cash, Bob Dylan o Springsteen. È un genere legato alle sonorità Nord-Americane che sono a base di r&b però con una sensibilità europea come la nostra».
Insieme al disco esce anche il libro “Schiavoni Blues”, parzialmente autobiografico.
«È un libro che ho scritto dedicandolo a mio padre. L'ho scritto nel 2012, sette anni dopo la sua morte. Avevo necessità di scrivere questa storia, da quando sono nato ai primi anni '80. Nasce da una decina di fogli scritti da mio padre che ho trovato in casa, dove lui raccontava, in modo minuzioso, il suo metodo di lavoro come barista nella Modena degli anni '40, '50 e '60. Ho inserito in una cornice fiabesca i personaggi che frequentavano il bar Schiavoni del Mercato Albinelli. È il disco è la colonna sonora di questi racconti».
Nicola Calicchio
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