Modena, debutta “Va pensiero” da una storia vera un teatro per la legalità
La piece di Martinelli e Montanini prodotta da Ert e dalle Albe Al centro la vicenda del vigile di Brescello Donato Ungaro
MODENA. “Va, pensiero”, ma non sulle rive del Giordano. Il pensiero di Marco Martinelli e di Ermanna Montanari vola invece «in quella pianura dove il cemento si allarga e l’aria si avvelena come un’infezione».
In prima assoluta debutta domani al teatro Storchi di Modena il nuovo spettacolo ideato e diretto da Martinelli e Montanari. Prodotto da Emilia Romagna Teatro fondazione e Teatro delle Albe, “Va pensiero” è l’esempio di come il teatro, che il regista definisce un «nobile decaduto», riesca ancora a scoccare una freccia alla società. «Questo spettacolo tratta della grande piaga della nostra regione: della mafia, della ‘ndrangheta, della corruzione che da diversi anni ci avvelena. Però lo fa usando anche la musica di Verdi, risorgimentale, di speranza. “Va pensiero”: il pensiero riesce ancora a muoversi, non siamo così impantanati, dobbiamo reagire». In uno dei cori dell’opera, chiamato “Coro del perché sì”, si palesa la necessità di parlare di legalità «perché sì. Perché in quella fetta di terra che ci ha messo al mondo possono succedere cose». In una regione assopita dalla convinzione che la mafia fosse la faccenda di altri, si sono tenuti i due processi antimafia più grandi nella storia del nord Italia.
“Va pensiero” parte dalla consapevolezza di questa diffusa corruzione prendendo spunto da un fatto di cronaca. Spiega Martinelli: «Una storia avvenuta a Brescello nei primi anni del 2000. Un vigile urbano, Donato Ungaro, si è messo di traverso davanti agli affaracci della giunta e per questo è stato licenziato. Ma ha tenuto la schiena dritta, non ha avuto paura di perdere il lavoro ed è di pochi mesi fa la notizia che ha vinto la causa e sarà rimborsato. Anche in questo senso è una storia che pur attraversando il nero, però apre alla speranza, alla possibilità che il cuore non sia corrotto. Dal latino “cor ruptum”, cuore rotto: il cuore può anche non spezzarsi, può restare integro davanti alle traversie».
Alla storia di Vincenzo Benedetti, nome di fantasia che si sostituisce a quello di Ungaro, si alternano e intrecciano le vicende di altre nove figure. Anche queste traggono origine dalla cronaca. Dal campo lungo della corruzione generale, “Va pensiero” passa quindi a primi piani cinematografici sui personaggi. Spicca in particolare quello interpretato da Ermanna Montanari: la “Zarina”, sindaca corrotta del paese in cui si svolge la vicenda, collocato a metà tra l’Emilia e la Romagna volutamente di fantasia e senza nome.
Nel suo monologo, la Zarina si rivolge al pubblico, provocatoriamente: “Perché dovrei fare il bene?”. «È una figura del Male - spiega Martinelli - specchio della nostra coscienza più buia, perché siamo tutti ad un passo dall’abisso». «Nel concepire questo spettacolo - aggiunge Montanari - siamo partiti proprio dalla possibilità di poter essere noi stessi corrotti in qualsiasi momento».
Proprio perché nessuno può sentirsi escluso, la battaglia contro la corruzione deve interessare tutti. Il linguaggio di “Va pensiero” veicola questo messaggio attraverso una costruzione narrativa che ricorda i romanzi di Dickens: in una Londra oscura lo scrittore inglese riusciva sempre a far filtrare la luce.
La musica è una parte altrettanto fondamentale: composta da Marco Olivieri, entra in scena attraverso il coro lirico Alessandro Bonci di Cesena. Sul palco, 20 coristi. «Un piccolo popolo - dice il regista - che canta il Va pensiero, a testimoniare il fatto che la rinascita è sempre possibile. Non ci sono epoche belle per ribellarsi. Sono tutte buone per accendere la miccia».
Lo spettacolo rimarrà allo Storchi fino a domenica prossima. Nello stesso teatro, inoltre, si continua a parlare di legalità: sabato alle 17, infatti, tutta la compagnia incontrerà il pubblico. E all’incontro sarà presente anche lo stesso Donato Ungaro.
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