Carpi, torna la Paolino Paperino Band
Questa sera, al circolo Arci ATP Music Club (Zazzabar) di Migliarina di Carpi, la Paolino Paperino Band festeggerà i trent'anni di attività sulla scena musicale presentando il suo nuovo album
CARPI. Questa sera, al circolo Arci ATP Music Club (Zazzabar) di Migliarina di Carpi, la Paolino Paperino Band festeggerà i trent'anni di attività sulla scena musicale presentando il suo nuovo album, “C'è gente che dormono”, appena pubblicato dalla veronese Kob Records. Ancora uno sguardo sulla realtà lucido e ironico per lo storico gruppo modenese.
Sono passati trent'anni dal vostro esordio. Chi sono oggi i Paolino Paperino e come si presentano al pubblico?
«Della vecchia formazione sono rimasto solo io (Fabio Zini, alias Yana, voce). Con me Scheggia (Laura Botti) e Raffa (Raffaello Nadini) alle chitarre, Garu (Andrea Garuti) al basso e Matte (Matteo Rosestolato) alla batteria. Fondamentale il contributo del nostro fonico, Stefano Cesca, un professionista che lavora ad altissimi livelli. Alcuni ex membri come Termos (Massimo Termanini) e Fox (Alessandro Formigoni) hanno comunque collaborato alla realizzazione dell'album. Dopo trent'anni ci riproviamo, cercando di restare nel solco dei vecchi Paolino, ma con gli ovvi e necessari cambiamenti imposti dal tempo. Agli ultimi live abbiamo visto anche un pubblico più giovane, grazie proprio all'età degli altri membri del gruppo che hanno vent'anni meno di me».
Quest'album, a differenza del precedente (“Porcellum”), è prodotto da un'etichetta discografica indipendente. Come vi siete incontrati?
«Dietro la Kob non c'è nient'altro che il cantante dei Los Fastidios, con il quale siamo amici da anni e che ha la mia stessa età. Ha saputo che ci siamo riformati e ha accolto con entusiasmo l'idea di produrre il nostro disco. Inoltre lui e il suo gruppo collaborano con noi anche come agenzia di booking per il tour. Stiamo chiudendo diverse date, moltissime qui nei dintorni, ma non solo».
Chi è questa gente “che dormono” a cui vi riferite nel titolo?
«C'è tanta gente che dorme in questo momento in Italia, quasi tutti a dire il vero. Il nostro target siamo noi stessi per primi, come italiani: al bar tutti Che Guevara e allenatori, ma quando è il momento di metterci la faccia non c'è mai nessuno. Ne parliamo in brani come “Sciopero”, “Equitalia” o “Il giocatore di pallone”. Per quest'ultimo pezzo abbiamo scelto un modo volutamente infantile di chiamare il calciatore per rendere bene l'idea. Musicalmente si tratta di una cover di Jannacci, “Il piantatore di pellame”, scritta per Cochi e Renato nel 1973. Noi l'abbiamo riarrangiata a modo nostro».
Nell'album toccate parecchie questioni di stringente attualità: immigrazione, crisi economica, bullismo, consumismo, ecc.
«I testi sono molto vari, così come i generi. Ognuno di noi ci ha messo del suo, ma se ci pensi sono gli stessi argomenti che vengono affrontati in qualunque trasmissione televisiva o tribuna politica. A questo proposito, in “Politichese” parliamo della valanga di parole usate in questa perenne campagna elettorale per non dire nulla».
Emanuele Carrafa
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