arte
Le opere di Sandro Pipino esposte all’istituto “Venturi”
di Michele Fuoco
MODENA. Sono gli ex allievi dell'Istituto "Venturi", diventati noti artisti, ad essere ospitati nella Galleria delle Statue dello stesso istituto, in via Delle Belle Arti da cui prende il nome l'Assoc...
2 MINUTI DI LETTURA
MODENA. Sono gli ex allievi dell'Istituto "Venturi", diventati noti artisti, ad essere ospitati nella Galleria delle Statue dello stesso istituto, in via Delle Belle Arti da cui prende il nome l'Associazione che dal 2009 al 2014 ha organizzato un ciclo di mostre che il terremoto ha interrotto e che ora riparte, dopo la messa in sicurezza dell'edificio, con l'esposizione di dipinti di Sandro Pipino.
Una mostra che, su sollecitazioni dei professori Franco Morselli e Davide Pecorari che di Pipino è stato allievo, che consente un dialogo tra l'artista, diplomato al "Venturi" dove ha insegnato, dal 1962 al 1964, disegno professionale nei corsi serali, e gli studenti che frequentano l'attuale liceo. Gli incontri avvengono nella Galleria delle Statue dove, tra i gessi, Pipino ha diposto suoi dipinti del passato (ritratto di sua madre) e di recente produzione, in cui ci sono rimandi a capolavori universali, alcuni raffigurati anche nei gessi, come la Nike di Samotracia, i Dioscuri, i cavalieri del Corteo Panatenaico o il Dionisio del Partenone di Fidia.
Per l'artista il piacere di ritrovare il disegno capace di ricreare sul bianco del foglio o della tela modulazioni chiaroscurali, di verificare i passaggi «dalla luce più abbagliante all'ombra più scura. Per questo ho scelto di esporre opere in cui la composizione delle figure sia espressione di un simmetrico equilibrio, e la forma funzionale alla narrazione». Nei dipinti Pipino vuole consegnarci una eredità storica, restituendo senso e spessore all'immagine, con un operare che non toglie significato al passato, tanto che egli parla di "ritrovata classicità", di valori estetici oggi non più di moda. Certo, lo sguardo all'arte remota avviene in un sistema di rapporti che chiama in causa "creature" del nostro tempo nell'ampiezza di un repertorio figurale che fa diventare possibili gli incontri e le seduzioni, la rivisitazione di modelli storici da rivivere nell'incontro con la realtà d'oggi, creando situazioni imprevedibili, meravigliate attese, in una dimensione metafisica. E segni di questa condizione, fatta anche di malinconia, sono pure le foglie, i panneggi che si offrono nella composizione come presenze inquiete. La felicità di questa pittura risiede nel coraggio di ripensare il nuovo riallacciandosi al discorso degli antichi. Per questo Pipino invita i ragazzi, sempre sollecitati da altri linguaggi, immagini e forme di comunicazione veloce, di non rinunciare, come facevano in passato, all'impegno, all'approfondimento, alla meditazione, per "tenere ancora accesa la fiammella dell'arte".
Una mostra che, su sollecitazioni dei professori Franco Morselli e Davide Pecorari che di Pipino è stato allievo, che consente un dialogo tra l'artista, diplomato al "Venturi" dove ha insegnato, dal 1962 al 1964, disegno professionale nei corsi serali, e gli studenti che frequentano l'attuale liceo. Gli incontri avvengono nella Galleria delle Statue dove, tra i gessi, Pipino ha diposto suoi dipinti del passato (ritratto di sua madre) e di recente produzione, in cui ci sono rimandi a capolavori universali, alcuni raffigurati anche nei gessi, come la Nike di Samotracia, i Dioscuri, i cavalieri del Corteo Panatenaico o il Dionisio del Partenone di Fidia.
Per l'artista il piacere di ritrovare il disegno capace di ricreare sul bianco del foglio o della tela modulazioni chiaroscurali, di verificare i passaggi «dalla luce più abbagliante all'ombra più scura. Per questo ho scelto di esporre opere in cui la composizione delle figure sia espressione di un simmetrico equilibrio, e la forma funzionale alla narrazione». Nei dipinti Pipino vuole consegnarci una eredità storica, restituendo senso e spessore all'immagine, con un operare che non toglie significato al passato, tanto che egli parla di "ritrovata classicità", di valori estetici oggi non più di moda. Certo, lo sguardo all'arte remota avviene in un sistema di rapporti che chiama in causa "creature" del nostro tempo nell'ampiezza di un repertorio figurale che fa diventare possibili gli incontri e le seduzioni, la rivisitazione di modelli storici da rivivere nell'incontro con la realtà d'oggi, creando situazioni imprevedibili, meravigliate attese, in una dimensione metafisica. E segni di questa condizione, fatta anche di malinconia, sono pure le foglie, i panneggi che si offrono nella composizione come presenze inquiete. La felicità di questa pittura risiede nel coraggio di ripensare il nuovo riallacciandosi al discorso degli antichi. Per questo Pipino invita i ragazzi, sempre sollecitati da altri linguaggi, immagini e forme di comunicazione veloce, di non rinunciare, come facevano in passato, all'impegno, all'approfondimento, alla meditazione, per "tenere ancora accesa la fiammella dell'arte".
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
