Gazzetta di Modena

Una vita da cronista lunga 24 capitoli per non dimenticare

di Luca Ghirardini
Una vita da cronista lunga 24 capitoli per non dimenticare

Dal terremoto del 2012 all’amore segreto di Nuvolari Boldrini: il caso Aldrovandi resta un ferita aperta

3 MINUTI DI LETTURA





Il frutto del lavoro di un giornalista rischia di essere effimero: pubblicato un articolo, 24 ore dopo è già passato agli archivi, lasciando spazio alle novità di giornata.

Non tutti gli articoli sono uguali, tuttavia. Nella vita di un cronista ci sono pezzi che l’autore sente propri e che più di altri segnano il suo percorso, evidenziandone la personalità e le passioni, il suo modo di sentire e interpretare la vita.

Sono, metaforicamente, perle di una collana che va a completarsi anno dopo anno.

Mille lire a colonna, il libro che da venerdì sarà in vendita assieme alla Gazzetta di Mantova, raccoglie ventiquattro articoli scritti da Paolo Boldrini, che ora del quotidiano più antico d’Italia è direttore, ma che ha cominciato la sua carriera quando il compenso dei collaboratori - lui era corrispondente da Poggio Rusco - era quello del titolo. Sono pezzi pubblicati sulla Gazzetta e su la Nuova Ferrara, quotidiano che vide il suo esordio da direttore, prima che il gruppo lo richiamasse a casa, come racconta nell’introduzione l’allora direttore editoriale della Finegil, Luigi Vicinanza. Si comincia da una storia drammatica, strascico della seconda guerra mondiale, quella di un esponente cattolico ucciso dai partigiani e mai più ritrovato, e si arriva agli effetti di un’altra guerra, quella che sta portando il mondo occidentale a confrontarsi con le altre culture, con il contorno di episodi come l’assalto a Charlie Hebdo. In mezzo, tante storie di vita, molte legate alle passioni dell’autore: l’automobilismo sportivo con campioni mai completamente felici, da Gilles Villeneuve ad Ayrton Senna, ma anche Tazio Nuvolari, con il suo amore segreto. E poi Marco Pantani, ciclista formidabile e maledetto, e il maestro di giornalismo Enzo Biagi. C’è il racconto di vicende strazianti, molte legate agli anni ferraresi. Come quella di Angela, la neonata uccisa e bruciata per eliminare ogni traccia. O quella di Federico Aldrovandi, il ragazzo picchiato a morte da quattro agenti di polizia, una ferita ancora aperta, con strascichi giudiziari anche per i giornalisti. Un capitolo a parte è quello sul terremoto: quello del 2012, che ha violentato la pianura tra Emilia e Lombardia, ma anche quello del 2009, all’Aquila. Non è un caso che il libro sia dedicato a Giustino Parisse, il collega de Il Centro di Pescara, che ha perso i suoi cari nel terremoto di Onna. Ventiquattro racconti, dove le esperienze personali sono spesso spunto per attingere ai ricordi. Il giornalista sta forse pensando di diventare scrittore? «No - risponde Boldrini - sono nato cronista e resterò tale». Mantova, però, ha creato il Festivaletteratura, dove spesso i giornalisti sono di casa.

Se un giorno arrivasse l’invito a partecipare?

«Conoscendo gli organizzatori mi sento di escludere questa possibilità. Inoltre il palcoscenico non fa per me, agli eventi preferisco restare tra il pubblico».

Forte è invece, in Boldrini, la vicinanza al mondo del volontariato, al punto da introdurre sulla Gazzetta una pagina settimanale che ne racconta i protagonisti. E una parte del ricavato delle vendite di Mille lire a colonna sarà devoluto alla Casa del Sole, centro per bambini disabili di San Silvestro.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google