Giorni di bombardamenti e di plotoni d’esecuzione
In città sabotaggi e attacchi contro i tedeschi. Le fucilazioni in piazza Grande
7 MINUTI DI LETTURA
Segue da pag. 19
“Durante il bombardamento, che è stato di breve durata, ma violentissimo ed intenso, è stato parzialmente distrutto il palazzo Campori in via Ganaceto. È andata invece completamente in rovina la galleria dello stesso palazzo, da dove però i quadri di valore erano stati messi per fortuna al sicuro.
Nello stesso palazzo ha pure sede la nota Accademia di scienze, lettere ed arti, ch’è stata seriamente danneggiata sia nella parte frontale che in quella posteriore.
È stata anche distrutta la scuderia Branchini, presso l’Ippodromo. Purtroppo undici cavalli da corsa d’ingente valore sono andati perduti.
Danni rilevanti hanno riportato le scuole Campori, lo stadio Marzari, la piscina ed il Tennis. La Manifattura Tabacchi è stata anch’essa colpita … Nonostante la violenza della incursione stessa ed i molti luoghi colpiti non si hanno a deplorare che un morto ed alcuni feriti”.
Enzo Ponzi, avvocato, tra i fondatori del Fascio modenese nel settembre 1919, tiene un diario: “L’incursione è durata otto o dieci minuti, lunghi interminabili, come un’agonia. Poco dopo vengono sparati i nove colpi della richiesta di soccorso, alle 12,55 il cessato pericolo, alle 13,20 il cessato allarme. Fin dalle 12,30 mi sono avviato un po’ titubante verso la città, timoroso di trovarla distrutta. Ho subito visto che il disastro è assai minore. Voci raccolte per via, che l’Accademia è distrutta, che è stato colpito il comando tedesco presso l’Albergo ex Reale, che ci sono molti danni nel centro, sono prontamente smentite dalla mia visione oculare. Il nemico ha colpito soltanto la zona della ferrovia, stazione centrale, Sacca, Canaletto, Campo sportivo, Manifattura Tabacchi, via Ganaceto, via Cavour, scuderie Barbetti, caserma del 6° Campale. Vedo l’opera di soccorso affrettarsi intorno alla Manifattura Tabacchi, e qui ho un incidente con una perfida operaia che mi conosce … Ora mi dice, o dice al mio passaggio intenzionalmente, parlando a un crocchio: “Ecco, ora saranno contenti quelli che hanno voluto la guerra”. Le ribatto sdegnato: “Saranno contente le carogne che aspettano gli inglesi” … vedo attraverso lo sbarramento della forza pubblica che il palazzo Campori, la via Ganaceto e l’edificio d’angolo tra questa e via S. Orsola rispetto alla Manifattura sono pure colpiti. Così lo stabile all’angolo su Corso Cavour e via Sgarzeria ...”.
I bombardamenti continuano anche i giorni seguenti, a Spilamberto, a Manzolino, a Lesignana.
La vita nei rifugi è complicata: “Un gruppo di abitanti della zona di Piazza Mazzini, i quali durante il periodo degli allarmi usufruiscono del rifugio situato nella piazza stessa, segnalano: 1) che in quel rifugio i gabinetti di decenza sono privi di ogni più elementare conforto igienico; 2) che non ci sono a portata di mano né un badile né un piccone, ma che essi sono chiusi in un ripostiglio la cui chiave è nelle tasche di un guardiano vecchio e lento; 3) che il rifugio non è munito di candele, ma di un solo lumino puzzolente e insufficiente nel caso dovesse mancare la luce elettrica”.
Ma i rifugi sono indispensabili: “Anche nella giornata di ieri, 1° luglio, come in questi ultimi giorni, gli allarmi si sono susseguiti numerosi in città e in provincia, e subito sono apparsi nel nostro cielo i “liberatori” col loro micidiale carico di rovina e di morte: bombe cadute a Savignano, a Castelfranco, a Camposanto, a Pavullo, a Solara, a Finale, al ponte di Navicello (“I “liberatori” si susseguono da alcuni giorni nel cielo della nostra città e della nostra provincia, tentando di disturbare il ritmo del pacifico lavoro dei cittadini e delle nostre laboriose popolazioni rurali. Dobbiamo lamentare purtroppo qualche vittima, qualche casa distrutta, e danni di una certa entità. Poiché gli allarmi hanno assunto un tono di continuità si avvertono i cittadini nel loro stesso interesse di accorrere disciplinatamente nei rifugi e di non uscirne se non al cessato allarme. I morti che si lamentano sono purtroppo dovuti alla fatale imprudenza delle vittime. S’invitano perciò tutti alla maggiore cautela.
Non è certo dar prova di coraggio stare col naso in aria, ma è prudente ed è necessario ripararsi anche perché i “liberatori” come qualcuno crede o vuol far credere, cercano sì gli obiettivi militari inesistenti nella nostra provincia, ma non hanno nessuna difficoltà a colpire chiese, asili, case coloniche in aperta campagna e pacifici cittadini. Le precedenti incursioni e quella di ieri ne sono una prova”).
Lo stesso accade il 25 luglio: “Alle ore 1,30 e alle ore 3,30 un aereo nemico sganciava in aperta campagna e nella zona periferica della città una trentina di bombe di piccolo calibro danneggiando alcune abitazioni civili ...”.
I gappisti della 65° Brigata “Walter Tabacchi” organizzano diversi sabotaggi e attacchi contro gli automezzi e le strutture delle forze di occupazione tedesche.
Per rappresaglia il 30 luglio, una domenica, venti persone sono prelevate dalle carceri di Sant’Eufemia, incolonnate e portate in Piazza Grande. Sul selciato, il plotone d’esecuzione fa distendere le vittime, uccise con colpi alla nuca. I corpi inerti vengono lì lasciati per quasi ventiquattro ore, come ammonizione. Nove erano partigiani.
I bombardamenti sono incessanti, anche se non devastanti.
“Nella notte dal 19 al 20 agosto un aereo nemico lanciava tre bombe di piccolo calibro e spezzoni nella periferia della città. Una delle bombe cadeva su di un rifugio il quale ha perfettamente resistito. Rimaneva danneggiata la scala d’accesso.
Alle ore 12,30 di ieri, in un’altra zona periferica, venivano lanciate alcune bombe di piccolo calibro da un aereo nemico, il quale mitragliava anche le vie adiacenti.
Anche la notte scorsa caccia bombardieri nemici hanno ripetutamente solcato il cielo della città, lanciando bombe di piccolo calibro e spezzonando, con furia indiscriminata, alcune località del centro cittadino. Si lamentano purtroppo due morti, colpiti da schegge ed alcuni feriti. Alcune abitazioni civili hanno subito danni di una certa entità”.
L’attività dei partigiani continua anche in città, e il 29 agosto la “Gazzetta” scrive: “Nella serata di ieri sono stati vigliaccamente uccisi a tradimento, da sicari al soldo dei nemici, i camerati Corrado Rampini, direttore di “Valanga Repubblicana”, Francesco Medici e Massimiliano Casolari”.
La “Valanga Repubblicana” era il settimanale della “Brigata Nera Mirko Pistoni”.
In settembre gli attacchi aerei aumentano.
“Alle 9,30 di ieri mattina 3 settembre apparecchi nemici si portavano sul cielo della nostra città e indiscriminatamente gettavano bombe di grosso e piccolo calibro su case civili mitragliando l’abitato e le vie periferiche. Si lamenta il crollo completo di alcuni fabbricati civili, fra i quali quello dell’E.C.A., dove ha pure la sua sede il Monte di Pietà. Si deplorano purtroppo cinque morti, oltre una decina di feriti”. “Nel pomeriggio di ieri 10 settembre, alle 15 ed alle 18 circa, formazioni leggere e pesanti nemiche sganciavano bombe di piccolo e grosso calibro nella periferia della città e in alcune frazioni del nostro Comune. Si lamentano alcuni morti non ancora identificati e vari feriti.
Tra le 21,45 e le ore 22 bombe sono state lanciate in città nei pressi del Monumento ai Caduti. Si lamentano due morti e tre feriti”.
Chi guardi i manifesti dell’epoca pubblicati dal Comando tedesco vedrà spesso un atteggiamento “benevolo”, di amicizia verso il popolo italiano. Sono opera di propaganda per reclutare volontari, magnificando le favorevoli condizioni di lavoro in Germania, a cui la “Gazzetta” si adegua: “Operai, prendete conoscenza delle nuove disposizioni e vi convincerete che recandovi a lavorare in Germania i vostri interessi saranno pienamente tutelati”.
Il 10 novembre vengono fucilati in Piazza Grande Alfonso Piazza, Giacomo Ulivi ed Emilio Po.
Così ce lo ricorda Gianni Benati, che era presente: “Era una giornata di sole, bellissima. Avevo 9 anni e come tante altre volte mi trovavo in Piazza Grande, un luogo per me e per altri bambini molto famigliare perché spesso ci andavamo a giocare, o intorno al Duomo o sotto il portico del Palazzo di Giustizia, che ora non c’è più. Mai a quell’età avrei pensato che avrei assistito ad un fatto che mi sarebbe rimasto dentro fino ad oggi, che ho quasi ottant’anni. Quel 10 novembre 1944 mi trovavo proprio sotto al portico del Palazzo di Giustizia, quando qualcuno senza dirci il perché ci fece allontanare. Le Brigate nere avevano chiuso la Piazza bloccando gli ingressi, nessuno poteva più entrare, ma io mi trovavo lì e riuscii a vedere quanto accadde poco dopo. Vidi il plotone d’esecuzione della Brigata nera – italiani con un teschio cucito sul berretto, con la morte in testa – e tre uomini di spalle cadere sotto i colpi, a circa due metri dal muro del palazzo dell’Arcivescovado. Solo dopo seppi che si trattava di Alfonso Piazza, Giacomo Ulivi e Emilio Po. Via Castellaro era chiusa dalle Brigate nere perché nessuno potesse interrompere la fucilazione”.
SEGUE A PAG. 22
“Durante il bombardamento, che è stato di breve durata, ma violentissimo ed intenso, è stato parzialmente distrutto il palazzo Campori in via Ganaceto. È andata invece completamente in rovina la galleria dello stesso palazzo, da dove però i quadri di valore erano stati messi per fortuna al sicuro.
Nello stesso palazzo ha pure sede la nota Accademia di scienze, lettere ed arti, ch’è stata seriamente danneggiata sia nella parte frontale che in quella posteriore.
È stata anche distrutta la scuderia Branchini, presso l’Ippodromo. Purtroppo undici cavalli da corsa d’ingente valore sono andati perduti.
Danni rilevanti hanno riportato le scuole Campori, lo stadio Marzari, la piscina ed il Tennis. La Manifattura Tabacchi è stata anch’essa colpita … Nonostante la violenza della incursione stessa ed i molti luoghi colpiti non si hanno a deplorare che un morto ed alcuni feriti”.
Enzo Ponzi, avvocato, tra i fondatori del Fascio modenese nel settembre 1919, tiene un diario: “L’incursione è durata otto o dieci minuti, lunghi interminabili, come un’agonia. Poco dopo vengono sparati i nove colpi della richiesta di soccorso, alle 12,55 il cessato pericolo, alle 13,20 il cessato allarme. Fin dalle 12,30 mi sono avviato un po’ titubante verso la città, timoroso di trovarla distrutta. Ho subito visto che il disastro è assai minore. Voci raccolte per via, che l’Accademia è distrutta, che è stato colpito il comando tedesco presso l’Albergo ex Reale, che ci sono molti danni nel centro, sono prontamente smentite dalla mia visione oculare. Il nemico ha colpito soltanto la zona della ferrovia, stazione centrale, Sacca, Canaletto, Campo sportivo, Manifattura Tabacchi, via Ganaceto, via Cavour, scuderie Barbetti, caserma del 6° Campale. Vedo l’opera di soccorso affrettarsi intorno alla Manifattura Tabacchi, e qui ho un incidente con una perfida operaia che mi conosce … Ora mi dice, o dice al mio passaggio intenzionalmente, parlando a un crocchio: “Ecco, ora saranno contenti quelli che hanno voluto la guerra”. Le ribatto sdegnato: “Saranno contente le carogne che aspettano gli inglesi” … vedo attraverso lo sbarramento della forza pubblica che il palazzo Campori, la via Ganaceto e l’edificio d’angolo tra questa e via S. Orsola rispetto alla Manifattura sono pure colpiti. Così lo stabile all’angolo su Corso Cavour e via Sgarzeria ...”.
I bombardamenti continuano anche i giorni seguenti, a Spilamberto, a Manzolino, a Lesignana.
La vita nei rifugi è complicata: “Un gruppo di abitanti della zona di Piazza Mazzini, i quali durante il periodo degli allarmi usufruiscono del rifugio situato nella piazza stessa, segnalano: 1) che in quel rifugio i gabinetti di decenza sono privi di ogni più elementare conforto igienico; 2) che non ci sono a portata di mano né un badile né un piccone, ma che essi sono chiusi in un ripostiglio la cui chiave è nelle tasche di un guardiano vecchio e lento; 3) che il rifugio non è munito di candele, ma di un solo lumino puzzolente e insufficiente nel caso dovesse mancare la luce elettrica”.
Ma i rifugi sono indispensabili: “Anche nella giornata di ieri, 1° luglio, come in questi ultimi giorni, gli allarmi si sono susseguiti numerosi in città e in provincia, e subito sono apparsi nel nostro cielo i “liberatori” col loro micidiale carico di rovina e di morte: bombe cadute a Savignano, a Castelfranco, a Camposanto, a Pavullo, a Solara, a Finale, al ponte di Navicello (“I “liberatori” si susseguono da alcuni giorni nel cielo della nostra città e della nostra provincia, tentando di disturbare il ritmo del pacifico lavoro dei cittadini e delle nostre laboriose popolazioni rurali. Dobbiamo lamentare purtroppo qualche vittima, qualche casa distrutta, e danni di una certa entità. Poiché gli allarmi hanno assunto un tono di continuità si avvertono i cittadini nel loro stesso interesse di accorrere disciplinatamente nei rifugi e di non uscirne se non al cessato allarme. I morti che si lamentano sono purtroppo dovuti alla fatale imprudenza delle vittime. S’invitano perciò tutti alla maggiore cautela.
Non è certo dar prova di coraggio stare col naso in aria, ma è prudente ed è necessario ripararsi anche perché i “liberatori” come qualcuno crede o vuol far credere, cercano sì gli obiettivi militari inesistenti nella nostra provincia, ma non hanno nessuna difficoltà a colpire chiese, asili, case coloniche in aperta campagna e pacifici cittadini. Le precedenti incursioni e quella di ieri ne sono una prova”).
Lo stesso accade il 25 luglio: “Alle ore 1,30 e alle ore 3,30 un aereo nemico sganciava in aperta campagna e nella zona periferica della città una trentina di bombe di piccolo calibro danneggiando alcune abitazioni civili ...”.
I gappisti della 65° Brigata “Walter Tabacchi” organizzano diversi sabotaggi e attacchi contro gli automezzi e le strutture delle forze di occupazione tedesche.
Per rappresaglia il 30 luglio, una domenica, venti persone sono prelevate dalle carceri di Sant’Eufemia, incolonnate e portate in Piazza Grande. Sul selciato, il plotone d’esecuzione fa distendere le vittime, uccise con colpi alla nuca. I corpi inerti vengono lì lasciati per quasi ventiquattro ore, come ammonizione. Nove erano partigiani.
I bombardamenti sono incessanti, anche se non devastanti.
“Nella notte dal 19 al 20 agosto un aereo nemico lanciava tre bombe di piccolo calibro e spezzoni nella periferia della città. Una delle bombe cadeva su di un rifugio il quale ha perfettamente resistito. Rimaneva danneggiata la scala d’accesso.
Alle ore 12,30 di ieri, in un’altra zona periferica, venivano lanciate alcune bombe di piccolo calibro da un aereo nemico, il quale mitragliava anche le vie adiacenti.
Anche la notte scorsa caccia bombardieri nemici hanno ripetutamente solcato il cielo della città, lanciando bombe di piccolo calibro e spezzonando, con furia indiscriminata, alcune località del centro cittadino. Si lamentano purtroppo due morti, colpiti da schegge ed alcuni feriti. Alcune abitazioni civili hanno subito danni di una certa entità”.
L’attività dei partigiani continua anche in città, e il 29 agosto la “Gazzetta” scrive: “Nella serata di ieri sono stati vigliaccamente uccisi a tradimento, da sicari al soldo dei nemici, i camerati Corrado Rampini, direttore di “Valanga Repubblicana”, Francesco Medici e Massimiliano Casolari”.
La “Valanga Repubblicana” era il settimanale della “Brigata Nera Mirko Pistoni”.
In settembre gli attacchi aerei aumentano.
“Alle 9,30 di ieri mattina 3 settembre apparecchi nemici si portavano sul cielo della nostra città e indiscriminatamente gettavano bombe di grosso e piccolo calibro su case civili mitragliando l’abitato e le vie periferiche. Si lamenta il crollo completo di alcuni fabbricati civili, fra i quali quello dell’E.C.A., dove ha pure la sua sede il Monte di Pietà. Si deplorano purtroppo cinque morti, oltre una decina di feriti”. “Nel pomeriggio di ieri 10 settembre, alle 15 ed alle 18 circa, formazioni leggere e pesanti nemiche sganciavano bombe di piccolo e grosso calibro nella periferia della città e in alcune frazioni del nostro Comune. Si lamentano alcuni morti non ancora identificati e vari feriti.
Tra le 21,45 e le ore 22 bombe sono state lanciate in città nei pressi del Monumento ai Caduti. Si lamentano due morti e tre feriti”.
Chi guardi i manifesti dell’epoca pubblicati dal Comando tedesco vedrà spesso un atteggiamento “benevolo”, di amicizia verso il popolo italiano. Sono opera di propaganda per reclutare volontari, magnificando le favorevoli condizioni di lavoro in Germania, a cui la “Gazzetta” si adegua: “Operai, prendete conoscenza delle nuove disposizioni e vi convincerete che recandovi a lavorare in Germania i vostri interessi saranno pienamente tutelati”.
Il 10 novembre vengono fucilati in Piazza Grande Alfonso Piazza, Giacomo Ulivi ed Emilio Po.
Così ce lo ricorda Gianni Benati, che era presente: “Era una giornata di sole, bellissima. Avevo 9 anni e come tante altre volte mi trovavo in Piazza Grande, un luogo per me e per altri bambini molto famigliare perché spesso ci andavamo a giocare, o intorno al Duomo o sotto il portico del Palazzo di Giustizia, che ora non c’è più. Mai a quell’età avrei pensato che avrei assistito ad un fatto che mi sarebbe rimasto dentro fino ad oggi, che ho quasi ottant’anni. Quel 10 novembre 1944 mi trovavo proprio sotto al portico del Palazzo di Giustizia, quando qualcuno senza dirci il perché ci fece allontanare. Le Brigate nere avevano chiuso la Piazza bloccando gli ingressi, nessuno poteva più entrare, ma io mi trovavo lì e riuscii a vedere quanto accadde poco dopo. Vidi il plotone d’esecuzione della Brigata nera – italiani con un teschio cucito sul berretto, con la morte in testa – e tre uomini di spalle cadere sotto i colpi, a circa due metri dal muro del palazzo dell’Arcivescovado. Solo dopo seppi che si trattava di Alfonso Piazza, Giacomo Ulivi e Emilio Po. Via Castellaro era chiusa dalle Brigate nere perché nessuno potesse interrompere la fucilazione”.
SEGUE A PAG. 22
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
