Gazzetta di Modena

Modena, “Faust” di Gounod: un fascino intramontabile

di Massimo Carpegna
Modena, “Faust” di Gounod: un fascino intramontabile

Cast e orchestra danno cuore a un’opera entrata nella storia della musica. Il collettivo Anagoor firma la parte scenica

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MODENA. Charles Gounod aveva vent’anni quando s’interessò al Faust di Goethe, dopo averne letto la traduzione francese di Gérard de Nerval. “Il Faust non mi abbandonava un solo istante. Lo portavo sempre con me e abbozzavo qua e là qualche motivo per servirmene il giorno in cui mi fossi deciso a comporre l’opera” scrisse nella sua biografia e, durante una passeggiata notturna tra le calette e gli scogli di Capri, abbozzò le prime idee musicali per “La notte di Valpurga”. Nel 1846 assistette all’esecuzione de “La damnation de Faust” di Berlioz e nell’agosto del 1850 fu spettatore al dramma “Faust et Marguerite” di Michel Carré con musiche di Couder.

Quando Léon Carvalho, il fondatore del Théâtre Lyrique, gli chiese di comporre un’opera tratta dal poema di Goethe, la sua risposta fu immediata: “Lo sto preparando da anni!”. E così nacque il “Faust” che presto divenne un simbolo e, dopo il Théâtre Lyrique con ancora con i dialoghi parlati, iniziò una lunga cavalcata di trionfi internazionali e di continui aggiustamenti: Strasburgo nel 1860, la Scala nel 1862, il Covent Garden nel 1863, fino a giungere al debutto all’Opéra di Parigi il 3 marzo 1869.

Nonostante oggi abbia perso parte del proprio fascino, il Faust di Gounod conserva pagine ormai inserite a pieno titolo nella storia della musica. La sua proposta melodica e armonica ha influenzato Saint-Saëns, Debussy e Ravel, che di Gounod e del Faust annotò: “Riscoprì il segreto della sensualità armonica, andato perduto dopo i clavicembalisti francesi del diciassettesimo e diciottesimo secolo.” Il nuovo allestimento del Teatrp Comunale di Modena, in coproduzione con Fondazione Teatri di Piacenza e I Teatri di Reggio Emilia visto in prova generale, ha offerto per la parte scenica l’interessante realizzazione del collettivo Anagoor, che riprende la prima versione d’una travagliata partitura. Non snaturando la collocazione originale, la regia di Simone Derai ha posto la vicenda nella Germania del primo XVI secolo, luogo ed epoca nella quale nacque la leggenda di Johannes Georg Faust: personaggio realmente vissuto che millantava di saper praticare le arti magiche. Essenziale è stata la scenografia di Silvia Bragagnolo a fasciami grigio cemento, quasi una rievocazione dei lager. Nell’unico spazio ha preso vita una sorta di teatro delle marionette, come i tradizionali “Puppenspiel” tedeschi che ispirarono il giovane Goethe. Anch’essi d’estrema sobrietà, e suggeriti da alcune tavole del Giorgione, sono stati i costumi che, con diverse gradazioni, hanno ripreso il colore dominante della scenografia; eccezione per diversità cromatica quello di Mefistofele e Faust, presenze “stonate” in un contesto plasticamente uniforme.

Nel segno di un’attenzione ai linguaggi della contemporaneità ad innovare l’opera lirica attraverso nuovi contenuti sono state le proiezioni video. Collocate tra un atto e l’altro ed estranee alla narrazione, invitano lo spettatore a riflettere sull’eterne domande che l’Uomo si pone fin dagli albori e propongono in successione “Le età dell’uomo”, “Gli idoli”, “La casa” e “La natura”.

Il collettivo Anagoor, che prende il nome dal racconto di Dino Buzzati “Le mura di Anagoor”, s’è avvalso anche della collaborazione di Marco Menegoni, assistente per la parte scenica, Lucio Diana alle luci, Giulio Favotto direttore della fotografia e Monica Tonietto assistente per la parte musicale.

A questo proposito, da rilevare l’interpretazione sicura e intensa di Francesco Demuro nel ruolo di Faust. Il tenore non ha bisogno di presentazioni, considerato che sta esibendosi con successo in tutti i più prestigiosi palcoscenici mondiali. Luciferino e potente è stato il Mefistofele di Ramaz Chikviladze, mentre Marguerite ha avuto la voce e la presenza splendida di Davinia Rodriguez. A completare il cast vocale con qualità sono stati Benjamin Cho nella parte di Valentin, Kato Nozomi in quella di Sièbel, Shay Bloch – che si è perfezionata al Comunale con Mirella Freni – nei panni di Marthe e infine Matteo Ferrara in quelli di Wagner. Precisa e raffinata la direzione di Jean-Luc Tingaud alla guida dell’Orchestra dell’Opera Italiana, come è stata quella del Coro della Fondazione Teatro Comunale di Modena, istruito da Stefano Colò. Spettacolo consigliato e con diversi piani di lettura da scoprire.

In scena domani alle 20 e domenica alle 15.30.

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