Gazzetta di Modena

L'Europa a brandelli di Barbara

di Michele Fuoco
L'Europa a brandelli di Barbara

Al Centro Studi Muratori, da domani, la pittura di impegno umano e civile di Ewa Konopka 

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MODENA. Integra il passato e il presente, di relazioni capaci di delineare un grande impegno umano e civile, la pittura di Ewa Barbara Konopka presentata, da domani alle 16.30, al Centro Studi Muratori. L'artista, che da tempo vive a Guiglia, afferma la propria esperienza in un'opera costruita sulla memoria e sul sapere. Una cultura fondata, in particolare, sui luoghi d'origine, quelli della Polonia e anche dei paesi dell'Est, in cui la Konopka pare verificare vicende spesso dolorose di tempi diversi, con una ricerca di sottigliezze d'indagini e di riflesssioni su ciò che accade “sotto il cielo d'Europa”, e non solo, come indica il titolo della mostra, aperta fino al 24 dicembre. L'opera trova relazioni con il mondo e la sua storia remota e attuale, in segni e colori che agiscono nelle folgoranti corrispondenze tra l'idea e il suo incarnarsi dell'immagine di apparente quiete, che si connota di una ricca simbologia. Come nel quadro di estrema concentrazione di elementi di geografia, dove ogni particolare acquista significato di fratture tra i popoli, la sete di potere, la dittatura e il desiderio e pure, forse, l'impossibilità di combatterla, lo sfruttamento del lavoro degli immigrati. E simboli di questa inquietante situazione di una Europa a brandelli sono una pistola, il filo spinato, una graffettina che tiene legata la Grecia all'Unione Europea, il Colosseo con lampadina che fa luce sull'Italia, paese di creativi. L'immagine, che pare avvertire nei recenti dipinti il terrore della figura umana, si pone come palpitazione dello spettro di morte con le città che bruciano; annientamento dei valori della propria identità culturale e religiosa, come quella cristiana minacciata dalle brutali azioni di terrorismo del fondamentalismo islamico; pena di una creatura che, china con il capo che stringe tra le mani, esprime disperazione e smarrimento di fronte ad un mondo in rovina. L'opera si offre come coscienza dolorosa di lacerazioni riguardanti la sfera intima dell'uomo. Non c'è dimensione consolatoria, anche nelle opere precedenti, con figure che assumono il senso di una condizione di disagio. Non inganni l'immagine di serenità perché essa è di movimento profondo, di inquietudine, quasi in attesa che qualcosa di ineluttabile possa accadere. È il retaggio della violenza dell'occupazione nazista e russa a vibrare in questa pittura dai contenuti forti. Una pittura per una mostra itinerante, nel 2009, per ricordare il 70esimo anniversario dello scoppio della guerra in Polonia. Nella Saletta le fotografie “dipinte”, raffiguranti 10 chiese di Modena, di Beppe Zagaglia.



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