Ritual de lo Habitual: Saltini presenta i suoi “31 paesi fatali” a Carpi
Carpi La presentazione del libro all'auditorium Loria di via Rodolfo Pio
CARPI. Lo hanno paragonato a Julian Schnabel, il noto pittore statunitense, nel quale i critici hanno ravvisato lo stesso coraggio. Lui dice che questo confronto lo imbarazza e che, tuttavia, gli si sente accomunato dalla medesima “febbre” negli occhi. Parliamo di Andrea Saltini, artista di origini carpigiane molto noto per la sua pittura, ma oggi protagonista della scena per le sue incursioni nel campo della letteratura. «Si preoccupa delle parole uno scrittore. Le parole significano. Le parole indicano. Sono frecce. Frecce conficcate nella ruvida pelle della realtà. E più sono astratte e impotenti, più finiscono per assomigliare a strade, ad autostrade piene di auto e di gallerie»: con queste parole Saltini introduce “Ritual de lo Habitual”, il suo nuovo libro di racconti, edito da Fermoeditore, che sarà presentato per la prima volta proprio a Carpi, in un incontro organizzato dalla libreria Fenice, presso l’auditorium Loria di via Rodolfo Pio, il 3 dicembre alle 11. Il titolo del volume ricalca l'omonimo album del 1990 dei Jane's Addiction. «Avevo il 33 giri - racconta Saltini - mettevo la puntina sul disco e una voce particolarissima introduceva una canzone e pronunciava in spagnolo questa frase. Lo adoravo». 31 paesi fatali, recita il sottotitolo: e sono appunto tanti i racconti che conducono i lettori in altrettanti piccoli paesi o località realmente esistenti di cui, però, Saltini ha stravolto le fisionomie di partenza. Un libro in cui si sente la cifra dell'autore, ma che ad ogni racconto cambia registro. «Molti avvertiranno un'atmosfera di cinica ironia - spiega - e ne sono contento, era ciò che desideravo trasparisse. Inoltre, si sente la presenza del personaggio italiano. Che non è l'italiano medio, ma l'insieme delle sfumature che ci rendono tali. Questo libro è tutto». Ciascuno dei paesi censiti nelle 240 pagine, impreziosite da 58 illustrazioni di piccolo formato - lavori su tavola, su carta e su tela - racconta una storia banale quanto affascinante e sempre fatale, a volte anche nel suo significato letterale. «Iniziai a scriverlo nel 2005 - racconta Saltini - poi lo accantonai, perché sentivo che non era più la mia solita scrittura, quella attraverso cui spiego o commento le mie opere pittoriche. Stava diventando un vero e proprio elaborato da scrittore. Dopo alcuni anni, ho conosciuto Marta Santacatterina, direttore editoriale di Fermoeditore, che mi ha spronato. A quel punto, l’ho finito. Ma terminarlo è stato sofferto: se dodici anni fa era originale, adesso lo sarebbe stato ancora?». L'autore, poi, svela altri particolari riguardo la genesi del suo libro. «A quel tempo, frequentavo una ragazza - prosegue - Convinto di stupirla, organizzai una gita al parco storico delle Valli di Comacchio, nel Ferrarese. Ero sicuro che, con quella scampagnata, avrei fatto colpo. Sfortunatamente, la gita si rivelò un disastro: tutta quella natura imprevedibile, con la sua forza cieca, là dove riconquista i suoi diritti, abitata da quella gente così bella e triste, così vera, tutto questo si rivelò decisamente troppo per lei. Io, invece, rimasi folgorato da quella infelice, breve visita, e ripromisi a me stesso che sarei tornato in quei posti, da quelle persone; con quella gente avrei parlato e di quei luoghi avrei scritto. Qualcuno doveva assolutamente raccontare tutto ciò e quello sarei stato io». Da quel primo impulso sono così germogliati gli itinerari di Ritual de lo Habitual, viaggio unico con una guida d’eccezione.
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