l’intervento
Alunni a teatro per il Faust Una buona idea spesa malissimo
di Claudio Gavioli
Come uccidere un neonato nella culla. O meglio, disperdere al vento un’idea valida nata con ottimi presupposti. Ma come si fa ad accompagnare scolaresche delle medie inferiori, ragazzi di tredici...
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Come uccidere un neonato nella culla. O meglio, disperdere al vento un’idea valida nata con ottimi presupposti. Ma come si fa ad accompagnare scolaresche delle medie inferiori, ragazzi di tredici anni completamente ignari di cosa sia un’opera, a vedere il Faust di Charles Gounod, quattro ore e venti in francese? Come minimo è il sistema più rapido per provocargli un’orticaria ogni volta che si imbattono in due note cantate da un tenore. Ripeto: l’idea è giusta e encomiabile. La lirica è ancora oggi l’esempio più fulgido di sintesi tra diverse forme di cultura intrecciando teatro, musica e letteratura in un colpo solo. È un patrimonio inestimabile che tutto il mondo ci invia grazie ai meravigliosi autori dell’Ottocento italiano. È sacrosanto trasmetterlo ai giovani nonostante le misere risorse concesse dalla scuola a una materia così formativa come dovrebbe essere l’insegnamento della musica. Quindi finché non cambia una mentalità miope e ammuffita le poche carte che si hanno in mano bisogna giocarle bene. Faust è un’opera complessa, difficile, controversa fin dalla sua nascita. Ancora oggi si discute sulla coerenza della sua partitura con troppi generi musicali mischiati (vedi i valzer finali spesso cassati) e sullo sviluppo della trama. Fu criticata da Arrigo Boito e da Richard Wagner mica da DJ Francesco. Poi è in francese e la comprensione del libretto è fondamentale per un approccio alla lirica. Al di là delle opinioni resta di una bellezza cristallina come si è visto a Modena in questi giorni ma per un pubblico motivato e preparato. Allora anziché fare una cosa tanto per farla come spesso capita in questo Paese, si scelga un’opera mirata e se non c’è in programma si aspetta la stagione successiva. Mica per dire ma abbiamo un certo Giuseppe Verdi che significa romanticismo, melodramma e risorgimento. Pensate quanto materiale per coinvolgere gli studenti in una guida trasversale all’ascolto. Magari di una trama coinvolgente e, più immediata del complesso dramma faustiano sull’anima venduta al diavolo. C’è soltanto l’imbarazzo della scelta. E se poi nessuno si appassiona, pazienza. Ma almeno il tentativo è stato fatto con cognizione di causa e, soprattutto, senza ostacoli ai blocchi di partenza.
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