“Con la Maserati nel cuore” un biografo per il Tridente
di Gabriele Farina
Storia e aneddoti nel volume di Ermanno Cozza, 66 anni nell’azienda modenese Ritratto affettuoso della realtà imprenditoriale e umana da Fangio a Marchionne
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MODENA. «Il Dna della Maserati è a Modena». Parola di un giovane dai capelli bianchi che da 66 anni dedica la vita al Tridente e che ora ha deciso di fermare la sua straordinaria esperienza professionale, ma anche umana, in un libro “Con la Maserati nel cuore” edito da Giorgio Nada.
Entrato in azienda il 23 ottobre 1951, Ermanno Cozza ha percorso numerose tappe: dall’officina «per studiare ogni componente» al restauro delle auto, dalla consulenza alle fiere internazionali. «Mi venivo a divertire», garantisce l’autore, il cui erede designato è l’ingegnere Fabio Collina. Dal 1951 al 2017 è cambiato molto. «Innanzitutto, il senso di appartenenza che abbiamo noi vecchi, i giovani non l’hanno più - esordisce l’autore - perché una volta le aziende conosciute in tutto il mondo erano realtà artigianali. Ci siamo globalizzati, ora siamo in braccio alla Fca e nelle grandi aziende non c’è più il rapporto diretto».
Per l’operaio-restauratore-consulente del Tridente il futuro della Maserati «sarà roseo». Sulla produzione dello stabilimento modenese, tuttavia, Cozza non si sbilancia molto. «Avrei preferito che il marchio fosse rimasto nelle mani della Ferrari - aggiunge l’autore - ma Marchionne ha capito che anziché produrre 9mila automobili a Modena ne fa 90mila a Torino».
Tantissimi gli aneddoti contenuti nel libro, scritto a mano e presentato ieri sera, con una festa all’insegna dell’amicizia, allo Showroom del Tridente in via Divisione Acqui. «Ho fatto venire io Don Sergio Mantovani in Maserati - riprende l’autore davanti a don Ruspa, seduto in prima fila - quando nel 1953 Modena era un triangolo rosso. Don Sergio portava ancora l’abito talare. Per scherzo dicevano “Schiaccia quello scarafaggio”. Con il tempo si è fatto così ben volere da diventare uno dei nostri». I ricordi proseguono. «In Maserati venivano i signori che volevano viaggiare un po’ meno veloci, ma avere la comodità, la vettura di classe - spiega Cozza - mentre a Maranello andavano i clienti che volevano andare forte. Il più brontolone era il commendator Lamborghini. Ricordo di Peter Ustinov, di Alberto Sordi, dello scià di Persia».
Sebbene non amasse le corse, una memoria a cui è legato riguarda proprio la Formula Uno. «Ricordo quando Fangio fece una tirata di orecchi a Jean Behra al Gp di Pescara - aggiunge l’autore -. Era il 15 agosto e Fangio era andato in Abruzzo tre giorni prima di vedere il circuito. Non concepiva che Behra fosse arrivato 10 minuti prima e così l’ha aggredito». Al mondo delle corse è legata l’ipotesi di una Maserati in Formula elettrica. «Un’auto del gruppo che fa le corse basta e avanza - sostiene Cozza -. Marchionne vuole fare correre l’Alfa Romeo in Formula 1 perché la Sauber non si è evoluta. Faremo i campionati nelle vetture elettriche, ma quando nel gruppo c’è una macchina che corre è già sufficiente».
Molto legato a Modena e all’ex proprietario Adolfo Orsi, Cozza si professa fedele alla sua filosofia di vita. «Gli insegnanti mi hanno sempre detto “Vola basso così se cadi ti fai meno male, sii sempre una persona onesta e dì sempre quello che pensi” - conclude l’autore, premiato con Il Tridente d’oro” - così anche se mi mettevano in tasca 20 milioni per far passare una vettura taroccata non ho mai accettato».
Entrato in azienda il 23 ottobre 1951, Ermanno Cozza ha percorso numerose tappe: dall’officina «per studiare ogni componente» al restauro delle auto, dalla consulenza alle fiere internazionali. «Mi venivo a divertire», garantisce l’autore, il cui erede designato è l’ingegnere Fabio Collina. Dal 1951 al 2017 è cambiato molto. «Innanzitutto, il senso di appartenenza che abbiamo noi vecchi, i giovani non l’hanno più - esordisce l’autore - perché una volta le aziende conosciute in tutto il mondo erano realtà artigianali. Ci siamo globalizzati, ora siamo in braccio alla Fca e nelle grandi aziende non c’è più il rapporto diretto».
Per l’operaio-restauratore-consulente del Tridente il futuro della Maserati «sarà roseo». Sulla produzione dello stabilimento modenese, tuttavia, Cozza non si sbilancia molto. «Avrei preferito che il marchio fosse rimasto nelle mani della Ferrari - aggiunge l’autore - ma Marchionne ha capito che anziché produrre 9mila automobili a Modena ne fa 90mila a Torino».
Tantissimi gli aneddoti contenuti nel libro, scritto a mano e presentato ieri sera, con una festa all’insegna dell’amicizia, allo Showroom del Tridente in via Divisione Acqui. «Ho fatto venire io Don Sergio Mantovani in Maserati - riprende l’autore davanti a don Ruspa, seduto in prima fila - quando nel 1953 Modena era un triangolo rosso. Don Sergio portava ancora l’abito talare. Per scherzo dicevano “Schiaccia quello scarafaggio”. Con il tempo si è fatto così ben volere da diventare uno dei nostri». I ricordi proseguono. «In Maserati venivano i signori che volevano viaggiare un po’ meno veloci, ma avere la comodità, la vettura di classe - spiega Cozza - mentre a Maranello andavano i clienti che volevano andare forte. Il più brontolone era il commendator Lamborghini. Ricordo di Peter Ustinov, di Alberto Sordi, dello scià di Persia».
Sebbene non amasse le corse, una memoria a cui è legato riguarda proprio la Formula Uno. «Ricordo quando Fangio fece una tirata di orecchi a Jean Behra al Gp di Pescara - aggiunge l’autore -. Era il 15 agosto e Fangio era andato in Abruzzo tre giorni prima di vedere il circuito. Non concepiva che Behra fosse arrivato 10 minuti prima e così l’ha aggredito». Al mondo delle corse è legata l’ipotesi di una Maserati in Formula elettrica. «Un’auto del gruppo che fa le corse basta e avanza - sostiene Cozza -. Marchionne vuole fare correre l’Alfa Romeo in Formula 1 perché la Sauber non si è evoluta. Faremo i campionati nelle vetture elettriche, ma quando nel gruppo c’è una macchina che corre è già sufficiente».
Molto legato a Modena e all’ex proprietario Adolfo Orsi, Cozza si professa fedele alla sua filosofia di vita. «Gli insegnanti mi hanno sempre detto “Vola basso così se cadi ti fai meno male, sii sempre una persona onesta e dì sempre quello che pensi” - conclude l’autore, premiato con Il Tridente d’oro” - così anche se mi mettevano in tasca 20 milioni per far passare una vettura taroccata non ho mai accettato».
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