‘That’s life!’ di Riccardo Rossi un’analisi ironica della vita
L’attore romano porta in scena alle 21 lo spettacolo scritto con Alberto Di Risio «Un invito ad accettare ciò che ci accade conservando la capacità di stupirci»
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MODENA. “That's life! - Questa è la vita” è il nuovo spettacolo teatrale di Riccardo Rossi, scritto dallo stesso attore, insieme ad Alberto Di Risio in scena, alle 21 di oggi, al Teatro Michelangelo nell'ambito della rassegna “Comici”. Con la consueta elegante ironia che lo contraddistingue, in questo show l’attore romano racconta la sua personale visione della vita, con tutte le sue storpiature, goffaggini ed impacci, per farci ridere… di noi. Che cos’è la vita? Una risposta non c’è, perché è diversa per ogni individuo.
«Ma per ogni fase della vita - spiega Riccardo Rossi - ognuno di noi ha qualcosa in comune. Da adolescenti seguivamo le mode e vestivamo tutti allo stesso modo, superati i 50 facciamo tutti più o meno quattro conti con esami clinici e check-up fisici vari, a 40 “è l’età migliore”, a 20 “magari averceli ancora” e così via. Io racconto i passaggi obbligati della vita».
È uno spettacolo autobiografico?
«Fino a 50 anni sicuramente, poi mi sono ispirato ai racconti di mia nonna o amici più grandi. Il tempo vola e a volte si è succubi della vita».
Qual è l'età migliore nella vita di una persona?
«Forse non esiste una fascia d'età migliore nel percorso di una persona in questo mondo. Però se me lo chiedi ti dico che prima dei 40 anni non apprezziamo niente, siamo troppo impegnati a fare i cretini. Dopo i 40 iniziano le riflessioni. Forse gli anni felici sono quelli della completa incoscienza che vanno dai 15 ai 25».
A te mancano?
«No, non mi manca la giovinezza, l'importante è andare avanti e mantenere quel piglio di chi vuole vivere la vita di ogni giorno e imparare qualcosa. Io vorrei che con questo spettacolo si capisse che la vita va accettata con il tempo che passa. L'importante è avere un certo stupore e meraviglia sulle cose che ti accadono».
C'è un legame con il precedete spettacolo “L'amore è un gambero” dove si parlava di sentimenti?
«Anche lì ho diviso lo spettacolo per segmenti di età e raccontavo dell'amore. Di tutto quello che succede a noi uomini per amore. L'amore in tutte le sue fasi della vita».
Ognuno ha una vita diversa, ma c'è qualcosa in comune?
«Nelle varie fasi della vinta è normale riscontrare delle similitudini. Negli anni delle elementari abbiamo avuto tutti il più bravo della classe e lo guardavamo con invidia. Oppure quando arrivi a 40 anni e per fare felice moglie e figli compri un cane che poi tocca a te portare fuori. È uno spettacolo tutto da ridere che dipinge storpiature, goffaggini ed impacci del genere umano perché anche se siamo tutti diversi alla fine ognuno di noi ha sempre qualcosa in comune».
Esiste la ricetta della felicità?
«La felicità è quella di vivere bene quando uno si sente a proprio agio».
Visto che è la prima volta che vieni a Modena vuoi fare un invito al pubblico per spingerlo a venire al Michelangelo?
«Venite perché è uno spettacolo che coinvolge tutti. L'invito vi arriva da un ragazzo romano che ama molto la terra e la cucina emiliana».
Nicola Calicchio
«Ma per ogni fase della vita - spiega Riccardo Rossi - ognuno di noi ha qualcosa in comune. Da adolescenti seguivamo le mode e vestivamo tutti allo stesso modo, superati i 50 facciamo tutti più o meno quattro conti con esami clinici e check-up fisici vari, a 40 “è l’età migliore”, a 20 “magari averceli ancora” e così via. Io racconto i passaggi obbligati della vita».
È uno spettacolo autobiografico?
«Fino a 50 anni sicuramente, poi mi sono ispirato ai racconti di mia nonna o amici più grandi. Il tempo vola e a volte si è succubi della vita».
Qual è l'età migliore nella vita di una persona?
«Forse non esiste una fascia d'età migliore nel percorso di una persona in questo mondo. Però se me lo chiedi ti dico che prima dei 40 anni non apprezziamo niente, siamo troppo impegnati a fare i cretini. Dopo i 40 iniziano le riflessioni. Forse gli anni felici sono quelli della completa incoscienza che vanno dai 15 ai 25».
A te mancano?
«No, non mi manca la giovinezza, l'importante è andare avanti e mantenere quel piglio di chi vuole vivere la vita di ogni giorno e imparare qualcosa. Io vorrei che con questo spettacolo si capisse che la vita va accettata con il tempo che passa. L'importante è avere un certo stupore e meraviglia sulle cose che ti accadono».
C'è un legame con il precedete spettacolo “L'amore è un gambero” dove si parlava di sentimenti?
«Anche lì ho diviso lo spettacolo per segmenti di età e raccontavo dell'amore. Di tutto quello che succede a noi uomini per amore. L'amore in tutte le sue fasi della vita».
Ognuno ha una vita diversa, ma c'è qualcosa in comune?
«Nelle varie fasi della vinta è normale riscontrare delle similitudini. Negli anni delle elementari abbiamo avuto tutti il più bravo della classe e lo guardavamo con invidia. Oppure quando arrivi a 40 anni e per fare felice moglie e figli compri un cane che poi tocca a te portare fuori. È uno spettacolo tutto da ridere che dipinge storpiature, goffaggini ed impacci del genere umano perché anche se siamo tutti diversi alla fine ognuno di noi ha sempre qualcosa in comune».
Esiste la ricetta della felicità?
«La felicità è quella di vivere bene quando uno si sente a proprio agio».
Visto che è la prima volta che vieni a Modena vuoi fare un invito al pubblico per spingerlo a venire al Michelangelo?
«Venite perché è uno spettacolo che coinvolge tutti. L'invito vi arriva da un ragazzo romano che ama molto la terra e la cucina emiliana».
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