teatro dei segni
Il “ritratto dal vivo” di Serra
di Emanuele Carrafa
MODENA. Questa sera alle 21, per la rassegna Trasparenze organizzata da Teatro dei Venti e Ater, il Teatro dei Segni ospita la compagnia Teatropersona con “L'ombra della sera”, un “ritratto dal vivo”...
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MODENA. Questa sera alle 21, per la rassegna Trasparenze organizzata da Teatro dei Venti e Ater, il Teatro dei Segni ospita la compagnia Teatropersona con “L'ombra della sera”, un “ritratto dal vivo” ispirato dall'universo artistico e umano di Alberto Giacometti, il grande artista svizzero. «Mi sono avvicinato a Giacometti per una naturale simpatia umana e artistica» dice Alessandro Serra, regista e deus ex machina dello spettacolo. «Il mio vuole essere un racconto fatto di immagini e movimento. L’opera si crea a partire da un punto di vista femminile ispirato alle tre donne della sua vita: la madre Annetta, la moglie Annette e la prostituta Caroline. Il titolo si riferisce all'ombra proiettata dalla luce dei lampioni, quella dei passanti e delle prostitute di Montparnasse che passeggiavano sul marciapiede e che Giacometti amava osservare nelle sue peregrinazioni notturne per Parigi».
Sul palco saranno i movimenti della danzatrice Chiara Michelini a tenere le fila dello spettacolo. In che modo si può “raccontare” con il corpo, senza le parole?
«Il teatro, nella sua natura profonda, è “messa in scena”, bisogno ancestrale di ritualità. Per questo ritengo fondamentali il corpo e la voce dell'attore, che per me sono un tutt'uno».
Una forma di teatro primitiva e naturale quindi?
«Veritiera più che naturale: senza la verità non c'è emozione. Il migliore attore è quello che non ha paura di essere sincero, di mostrare la propria ferita segreta, quella che nasconde nella vita. Recitiamo sempre. Anche adesso io sto recitando la parte dell'intervistato e tu dell'intervistatore».
Come nasce la compagnia Teatropersona?
«Quello che vedevo a teatro non mi piaceva, soprattutto il modo di recitare degli attori italiani. Sono partito dalla prosa per arrivare al teatro-danza, contaminando e rischiando sempre. Ho voluto creare un luogo privilegiato dove costruire vere e proprie scritture di scena. Fin dall'inizio mi sono sempre occupato di tutto: scrivo e dirigo i testi, disegno le scene e le costruisco, mi occupo delle luci, dei costumi, dei suoni. Mi sono formato come attore e continuo a lavorare come se fossi un attore. Quando organizzo degli atelier cerco di simulare un atto creativo perché il nostro scopo è servire l'idea della bellezza: se l'attore è un artista, deve produrre arte, altrimenti è solo l'esecutore di visioni altrui».
In che modo nasce la collaborazione con Trasparenze?
«Ho conosciuto Stefano Té nel 2003 a Roma durante un progetto del Dams dedicato al centenario della morte di Cechov. Con lui c'è un'amicizia che va al di là del rapporto professionale, un'affinità profonda rafforzata anche dalle nostre visioni differenti di concepire il teatro, qualcosa che ha anche fare con l'etica piuttosto che con la forma del nostro mestiere». Info e prenotazioni: 345 6018277 - biglietteria@trasparenzefestival.it
Sul palco saranno i movimenti della danzatrice Chiara Michelini a tenere le fila dello spettacolo. In che modo si può “raccontare” con il corpo, senza le parole?
«Il teatro, nella sua natura profonda, è “messa in scena”, bisogno ancestrale di ritualità. Per questo ritengo fondamentali il corpo e la voce dell'attore, che per me sono un tutt'uno».
Una forma di teatro primitiva e naturale quindi?
«Veritiera più che naturale: senza la verità non c'è emozione. Il migliore attore è quello che non ha paura di essere sincero, di mostrare la propria ferita segreta, quella che nasconde nella vita. Recitiamo sempre. Anche adesso io sto recitando la parte dell'intervistato e tu dell'intervistatore».
Come nasce la compagnia Teatropersona?
«Quello che vedevo a teatro non mi piaceva, soprattutto il modo di recitare degli attori italiani. Sono partito dalla prosa per arrivare al teatro-danza, contaminando e rischiando sempre. Ho voluto creare un luogo privilegiato dove costruire vere e proprie scritture di scena. Fin dall'inizio mi sono sempre occupato di tutto: scrivo e dirigo i testi, disegno le scene e le costruisco, mi occupo delle luci, dei costumi, dei suoni. Mi sono formato come attore e continuo a lavorare come se fossi un attore. Quando organizzo degli atelier cerco di simulare un atto creativo perché il nostro scopo è servire l'idea della bellezza: se l'attore è un artista, deve produrre arte, altrimenti è solo l'esecutore di visioni altrui».
In che modo nasce la collaborazione con Trasparenze?
«Ho conosciuto Stefano Té nel 2003 a Roma durante un progetto del Dams dedicato al centenario della morte di Cechov. Con lui c'è un'amicizia che va al di là del rapporto professionale, un'affinità profonda rafforzata anche dalle nostre visioni differenti di concepire il teatro, qualcosa che ha anche fare con l'etica piuttosto che con la forma del nostro mestiere». Info e prenotazioni: 345 6018277 - biglietteria@trasparenzefestival.it
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