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Vignola, lo “Schiaccianoci” trasloca in periferia e nell’attualità

Vignola, lo “Schiaccianoci” trasloca in periferia e nell’attualità

Oggi, alle 21, sul palco del Teatro Fabbri arriva un classico del periodo natalizio, “Lo schiaccianoci” su musiche di Cajkovskij. Massimiliano Volpini, coreografo e abituale collaboratore...

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VIGNOLA. Oggi, alle 21, sul palco del Teatro Fabbri arriva un classico del periodo natalizio, “Lo schiaccianoci” su musiche di Cajkovskij.

Massimiliano Volpini, coreografo e abituale collaboratore di Roberto Bolle, disegna per il Balletto di Roma una nuova versione de “Lo schiaccianoci”, invitando ad osservare questo classico da una prospettiva diversa. L’ambientazione originale del primo atto è ribaltata: al posto dell’enorme casa borghese in festa, lo spettacolo è ambientato in una strada di un’immaginaria periferia metropolitana.

Qui, abitanti senzatetto e ribelli senza fortuna vivono come comunità di invisibili, adattandosi agli stenti della quotidianità. Un muro imponente separa due strati di società, chiudendo fisicamente e idealmente una fetta d’umanità disagiata in un angolo di vita separata e nascosta. Due giovani temerari tenteranno il grande salto e affronteranno bande di uomini oscuri, vigilanti di rivoluzionari fermenti.

La “battaglia dei topi” del tradizionale Schiaccianoci si trasformerà in un cruento scontro di strada il cui esito sarà la fuga di Schiaccianoci e la salvezza di Clara. Dall’altra parte del muro la coppia di avventurosi scoprirà un nuovo mondo che ai loro occhi si illuminerà dei colori dello stupore e della magia. Il secondo atto riaggancia ambientazioni e personaggi della tradizione, in un viaggio tra le danze del mondo e personaggi bizzarri: un incanto che cancellerà per un attimo gli incubi grigi di una vita nell’ombra. La magia non durerà tuttavia per sempre e sul finale Clara tornerà ad osservare il muro della sua prigionia con la nuova consapevolezza di un’impossibile liberazione: dall’altra parte continueranno a vivere gli invisibili, estranei al suo nuovo mondo come pezzi mancanti di un’umanità irrisolta. Sulle note di Caikovskij Massimiliano Volpini invita lo spettatore ad osservare la fiaba da una nuova prospettiva che, pur nella conservazione del binomio realtà/sogno, scopre i risvolti terreni e umani di una società contemporanea multiforme. Una riflessione lucida e poetica insieme che mira, nel rispetto del repertorio, ad una versione moderna, fresca e vitale, ricca di ulteriori spunti stilistici e drammaturgici.
 

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