Modena. Amici del Jazz, serata speciale con Johnny O'Neal
Gli Amici del Jazz presentano presso lo Smallet Jazz Club (Bocciofila Sirenella di via Montegrappa 47), il concerto “The Leggendary Johnny O'Neal”
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MODENA . Gli Amici del Jazz presentano stasera, presso lo Smallet Jazz Club (Bocciofila Sirenella di via Montegrappa 47), presentano il concerto “The Leggendary Johnny O'Neal”. Sul palco con O'Neal (piano e voce) ci saranno Luke Sellick al contrabbasso e Charles Goold alla batteria. Cena dalle ore 19.30. Per prenotazioni cene o entrata è telefonare al 338/8635638. Johnny O’ Neal è nato a Detroit 60 anni fa ed ebbe un momento di notorietà nei primi anni Ottanta, quando operava a New York collaborando con Clark Terry, i Jazz Messengers di Art Blakey, Ray Brown Milt Jackson. Lasciata la metropoli nel 1986, ha trascorso i decenni seguenti ad Atlanta, St.Louis e Detroit in condizioni sempre più precarie, aggravate dall'aver contratto l'Hiv nel 1998. Quando la sua esistenza sembrava ormai senza sbocchi (aveva anche perso l'assicurazione sanitaria) un gruppo di benefattori l'ha aiutato a ristabilirsi. Tornato a suonare a New York il pianista ha scoperto che il pubblico apprezzava anche il suo stile vocale e ha iniziato così a cantare accompagnandosi con il piano.
O'Neal, ha avuto paura di non poter più suonare?
«È stato un periodo duro ma la comunità del jazz mi aiutato molto e non ho perso la fede. E ora sono qui a raccontarlo».
Dopo 20 anni è tornato e, oltre che suonare, si è messo anche a cantare.
«Per me prima di tutto c'è il pianoforte ma amo molto anche il canto. Ho lavorato come cantante di blues e ora mi diverto molto a cantare jazz».
Lei sta tenendo alcuni concerti in Italia, Paese che ha contribuito alla sua rinascita artistica.
«Amo molto l'Italia e anche la Francia, ma il cibo italiano è il migliore al mondo. In Italia torno sempre volentieri e ogni città ti dà sempre qualcosa di nuovo».
Il suo penultimo cd “O'Neal is back”, è stato prodotto dal modenese Giulio Vannini. Come è nata questa collaborazione?
«Giulio viene spesso a New York ed è molto conosciuto ed apprezzato dai grandi artisti. Quando mi ha chiesto se ero interessato a fare una registrazione sono stato molto felice. Credo che questo disco mi abbia rilanciato nel mondo della musica».
Il suo ultimo cd “In the moment”?
«È un disco inciso in quintetto, con una stella della tromba come Roy Hargrove. Mi sono molto divertito e spero di poter fare concerti con lui. Mi piacerebbe suonare ad Umbria Jazz. Stasera però mi piace suonare a Modena dove ritrovo tanti amici».
Nicola Calicchio
O'Neal, ha avuto paura di non poter più suonare?
«È stato un periodo duro ma la comunità del jazz mi aiutato molto e non ho perso la fede. E ora sono qui a raccontarlo».
Dopo 20 anni è tornato e, oltre che suonare, si è messo anche a cantare.
«Per me prima di tutto c'è il pianoforte ma amo molto anche il canto. Ho lavorato come cantante di blues e ora mi diverto molto a cantare jazz».
Lei sta tenendo alcuni concerti in Italia, Paese che ha contribuito alla sua rinascita artistica.
«Amo molto l'Italia e anche la Francia, ma il cibo italiano è il migliore al mondo. In Italia torno sempre volentieri e ogni città ti dà sempre qualcosa di nuovo».
Il suo penultimo cd “O'Neal is back”, è stato prodotto dal modenese Giulio Vannini. Come è nata questa collaborazione?
«Giulio viene spesso a New York ed è molto conosciuto ed apprezzato dai grandi artisti. Quando mi ha chiesto se ero interessato a fare una registrazione sono stato molto felice. Credo che questo disco mi abbia rilanciato nel mondo della musica».
Il suo ultimo cd “In the moment”?
«È un disco inciso in quintetto, con una stella della tromba come Roy Hargrove. Mi sono molto divertito e spero di poter fare concerti con lui. Mi piacerebbe suonare ad Umbria Jazz. Stasera però mi piace suonare a Modena dove ritrovo tanti amici».
Nicola Calicchio
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