Gazzetta di Modena

Suona a festa la Ghirlandina E Modena si sveglia libera

Suona a festa la Ghirlandina E Modena si sveglia libera

Domenica, 22 aprile 1945: la cronaca della mattina in cui finì la guerra

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Segue da pag. 23

“Corro in strada. I possenti carri sfilano, sembrano navi d’acciaio. Lontano, verso la Crocetta, una folla di gente urla e si stringe addosso agli americani, sventolando fazzoletti e bandiere. A vedere ciò mi sento commuovere e piango. Piango di gioia”.

***

Ma torniamo alla straordinaria Cronaca di Adamo Pedrazzi, di cui ci siamo già serviti nella puntata precedente.

“Alle ore cinque, e poco prima, non appena si sta facendo giorno, agli scoppi provenienti dalla parte delle Ferrovie dello Stato si alterna il crepitìo delle mitragliatrici e l’esplodere rumoroso delle piccole armi, tipo moschetto, che fanno il consueto solito chiasso. A qual fatto attribuirsi tale segno di lotta combattuta ad armi, per così dire, ravvicinate?

I Tedeschi non hanno motivo di sparare, la Brigata Nera s’è presa dal campo della lotta sino da ieri a sera, perciò altro non ci resta che credere all’entrata in campo dei partigiani. Il crepitìo si fa sempre più intenso e va dilagando verso il mezzogiorno, cioè sulle vie che cerchiano la città dalla parte dell’antica Porta Bologna … Se l’azione partigiana ha rotto gli indugi, possiamo stare certi che le armate degli Anglo-Americani sono per giungere sulle nostre contrade.

Sono ormai le ore sei. Esco … e mi reco difilato alla Sede Municipale … Quivi, anzi in sulla via Scudari, trovo il Comandante Bertazzoli in piena opera e nell’atto di mettere in armi i suoi Vigili. “Grosse cose, amico”, egli mi dice, ed infatti dalla sua sicura voce apprendo che i partigiani stavano diggià ostacolando l’opera di distruzione intrapresa da alcune squadre tedesche, e si conferma che gli stessi partigiani alla Crocetta, in sulla via Menotti e nei pressi dei rioni di S. Agnese sono già a contatto con i Tedeschi che si ritirano sulla città. L’intenso sparare di armi che si fa udire sino dall’alba è dovuto a codeste azioni che vedono nella zona di S. Caterina all’opera alcuni carri armati tedeschi …

Ritorno sulla via Emilia e mi incontro con una grossa pattuglia di Tedeschi che procedevano sulla stessa verso Porta S. Agostino. Se ne vanno circospetti colle pistole in pugno e col fucile imbracciato, guardandosi attorno, pronti a sparare se qualcuno, sbucando improvvisamente da qualche via laterale, fosse per aggredirli … Le donne che in quel momento stavano in giro per le parche provviste della Domenica affrettano il passo, e se ne tornano in casa sia pure senza il pane e senza il tanto sospirato etto di carne della settimana …

Mi ritiro nella mia dimora di Via Emilia angolo Caselline che si presta come posto d’osservazione … I rumori ci giungono da ogni lato della città, il che ci fa credere che si stia cerchiandola. Il Comandante Forster, con un buon numero di soldati, si era asserragliato nell’Accademia. Quei Tedeschi invece che trovavano di passaggio e che ancora stavano fuor delle antiche mura parte si sono sbandati, parte si sono internati nella città cercando riparo contro la incalzante azione dei partigiani, dei quali udiamo diggià la voce. Sono stranissimi comandi e ordini dati in lingua dialettale …

Ma ecco che sulla Via Emilia dalla Chiesa Votiva spunta una pattuglia composta da cinque o sei uomini fra i quali un prete con tanto di svolazzante veste talare e con altrettanto fucile bravamente imbracciato. Sicuro, sono i primi partigiani che entrano con un prete che non ha la croce …

Per primi, alle 8,30, entrano in città i partigiani che avevano combattuto alla periferia e si uniscono a quelli della città che diggià in buon numero si trovavano adunati in via Donzi nel caffè Goldoni.

Sono le ore 10: Modena è dunque liberata dai Tedeschi? Questa è la domanda che occupa la mente di ogni cittadino …

Poco dopo le undici s’è sentito il campanone di S. Geminiano suonare a festa sulla Ghirlandina. Molti Modenesi si accorgevano in quel momento di avere gli occhi inumiditi dalle lacrime … Quel sonoro campanile ci dice che sono per terminare i grandi dolori, le grandi privazioni, e, sia pur fra triboli, potremo dire fine ad una odissea di calamità pubbliche e famigliari che da troppi anni durava.

Quasi fossero per obbedire ad un comando unico i Modenesi hanno posto il tricolore alle finestre ...”.

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com

(7, continua)

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