Gazzetta di Modena

Alla Galleria Mazzoli di Modena l’arte parla straniero

Michele Fuoco
Mazzoli e Megall alla mostra
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Mazzoli e Megall alla mostra

Cinque giovani artisti espongono le loro opere che li sta proiettando nel panorama dell'arte

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MODENA Anche i giovani sanno mantenere viva la tradizione del dipingere, senza venir meno al compito di testimoniare linee narrative nell'incanto del loro comunicare temi diversi. Avviene in Italia ma anche in altri paesi, dove artisti sanno rinnovare l'esperienza del colore nell'esigenza di una riqualificazione anche di contenuti, come nella mostra “Seeing Whales”, presso la Galleria Mazzoli, di opere del cubano Ariel Cabrera Montejo, dello spagnolo Hugo Lòpez Ayuso, dell'armeno Rafael Megall, della finlandese Paakkonen e del cinese Xue Ruozhe.

Cinque artisti, nati negli anni Ottanta, consapevoli che il rinnovamento passa attraverso un lavoro creativo che vive nella disciplina e nel carattere di senso, in una prospettiva del visibile concreto, ma pure nello spazio dell'illusione. Li ha scelti Francesco Mazzoli che segue le orme del padre Emilio, puntando su autori di nuova generazione. Passa attraverso documenti storici che riguardano conflitti, vicende di Cuba la pittura di Cabrera Montejo che acquista una dimensione scenografica in cui lo spettatore si trova immerso. Le opere, spesso di grandi dimensioni, si fondano su una struttura di disciplinata articolazione delle parti che produce una funzione di coralità, con un racconto che si sviluppa, senza rinunciare ai particolari, come testimonianza di fatti tumultuosi e tregue di buoni sentimenti, trasferiti in una dimensione rappresentativa, oltre i limiti della realtà. In questa operazione l'artista non è immune dallo sguardo ad altre discipline, al “taglio” della fotografia e alle tecniche di montaggio del cinema e della televisione.

Assume il carattere del grottesco e del fantastico l'opera di Lòpez Ayuso che porta la realtà anche drammatica ad una sorta di ragnatela di elementi, persino inquietanti con focalizaazioni di corpi mutilati e travisamenti di alcune parti, con forme di comunicazione che sfociano nell'immaginario. Accostamenti trasversali di particolari che valicano i confini della consuetudine figurativa, con immagini insolite, vicine a quelle dei cartoni animati, che potrebbero sembrare ingenue se non portassero con sé un carico di tensioni conoscitive che riguardano percorsi, contraddizioni e stravolgimenti dell'esistenza.

Pare sostenere una possibile convivenza tra animali e uomini Rafael Megall (ha partecipato alla 57esima Biennale di Venezia nel padiglione dell'Armenia) con i suoi lavori ad acrilico, tessuti con una ragnatela di particolari che si offrono come una decorazione d'incanto, quasi a sostenere lo splendore della vita, la necessaria e spontanea presenza del mondo animale. I colori splendenti esaltano lo stupore anche delle figure, di cui l'artista pare indagare “la natura umana” con motivi floreali che dispiegano veli di mistero e ne accrescono il fascino. Il segno diventa per Maria Paakkonen portatore di esperienze anche minime nello spazio del foglio bianco, dove la giovane finlandese «traccia i contorni degli oggetti che spariscono - nota la curatrice dalla mostra Chiara Ianeselli - nel momento in cui sono definiti». Contorni come espressione dell'infantile, dispensati dalla cura di descrivere l'oggetto, ma non dal desiderio di evocarne la presenza, il ricordo, il desiderio di gioie del vissuto. Di profilo e di schiena si presentano le figure di Xue Ruozhe che non mostrano il viso. L'impenetrabilibità è data anche dal loro porsi tra il visibile e l'invisibile, assumendo un alone singolare, in quanto l'artista cinese sembra nagarle ad un rapporto di identificazione. L'immagine, spesso di duplice rappresentazione di soggetti, si esplica in momenti dinamici e pietrificati in scene di turbamento di fronte all'inesplicabile indicato dal buio verso il quale i personaggi sembrano addentrarsi.

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