Sfilano in centro i partigiani e cominciano le epurazioni
Spari di un cecchino sulla folla durante il “Te Deum” dell’Arcivescovo
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Segue da pag. 15
La sentenza era già stata eseguita” (l’altro condannato a morte fu Alfonso Paltrinieri).
***
Il Sindaco Alfeo Corassori lancia un proclama ai Modenesi: “Cittadini!
Nell’assumere la carica di Sindaco della nostra città assegnatami dal C.d.L.N., è mio desiderio di unirmi a tutti voi per manifestare la gioia della liberazione a cui hanno partecipato tutti con slancio ammirabile. La lotta popolare, conclusasi con l’insurrezione vittoriosa, ha salvato anche la nostra città, impedendo ai nazi-fascisti di farne una roccaforte, ciò che avrebbe inevitabilmente portato alla sua distruzione …
In questo momento il nostro pensiero va agli eroici combattenti caduti, fucilati e torturati, che col loro sangue hanno contribuito in larga misura a salvare l’avvenire della Patria …
Io sono un uomo del popolo e ho l’onore di appartenere al Partito Comunista. Questo fatto, in se stesso, deve farvi comprendere che sono per il popolo, e fin da questo momento prendo formale impegno di dedicare tutte le mie forze, tutto me stesso, al bene del popolo …
Oggi l’Italia risorge a nuova vita grazie al popolo e per il popolo. Le sorti dell’Italia sono nelle nostre mani. Come con la nostra lotta di liberazione abbiamo saputo conquistare la stima e l’ammirazione dei popoli, oggi e domani il popolo italiano dovrà riconfermare col proprio lavoro di essere degno di ritornare a far parte del consesso delle grandi Nazioni libere.
Modenesi, al lavoro!
Viva gli eroici combattenti del nuovo Esercito Italiano!
Viva la rinascita dell’Italia democratica progressiva!”.
Anche la Chiesa si muove in appoggio alla Liberazione.
“Nella mattinata del 23 mentre ancora per le vie della città continuavano gli ultimi scontri, S. E. Mons. Boccoleri si recava presso il Comando Operativo per portare la sua alta parola d’elogio per lo slancio e il valore del Corpo Volontari della Libertà nella dura lotta contro il nemico.
S’inizierà domani un solenne Triduo di ringraziamento nel nostro Duomo che si concluderà domenica alle 10,30 con un solenne Te Deum. Celebrerà Mons. Arcivescovo”.
I partiti assumono sempre più visibilità e aprono le loro sedi: il Partito Comunista in Piazzale Garibaldi, la Democrazia Cristiana in Via dell’Università, il Partito Socialista in Via San Carlo, il Partito d’Azione in Piazzale Boschetti.
Il passato sembra ormai alla fine, e “L’Unità Democratica” annuncia: “Il cadavere di Mussolini giace in Piazza XV Martiri. Ieri, 28 corrente, patrioti italiani, alle ore 16,10 hanno giustiziato in località Tramezzo, in provincia di Como, Mussolini Benito e Claretta Petacci.
Gli stessi patrioti alle ore 17,25 dello stesso giorno hanno successivamente giustiziato mediante fucilazione alla schiena in località Longo in Provincia di Como i seguenti criminali di guerra: Pavolini Alessandro, segretario del partito fascista repubblicano, Barracu Francesco …
I cadaveri di questi nemici del popolo sono esposti in Piazza XV Martiri a Milano nello stesso luogo in cui furono barbaramente trucidati i 15 valorosi patrioti.
Achille Starace è stato tradotto stamane in Piazza XV Martiri e fucilato … i cadaveri di Mussolini, Petacci, Pavolini e Starace sono appesi a un chiosco ...”.
Ma non è ancora finita.
“A conclusione del triduo di ringraziamento per l’avvenuta liberazione della nostra città, in Piazza Grande è stata celebrata da S. E. l’Arcivescovo una solenne Messa di Te Deum. La corale “Rossini” ha cantato la “Missa Iucunda” di Franco Vittadini e un mottetto “O bone Jesu” di Luigi Ferrari Trecate … con una folla imponente di fedeli …
Purtroppo verso la fine della Messa, dopo l’Elevazione, si è verificato un odioso e increscioso incidente. Un individuo, non sapremmo dire se più incosciente o criminale, ben nascosto dietro la finestra di un palazzo vicino, ha voluto turbare la bella cerimonia e la serenità degli animi sparando vigliaccamente sui fedeli alcuni colpi di revolver, spaventando le nostre donne. È inaudita la malvagità di un simile gesto.
I Patrioti hanno subito risposto col fuoco e, ristabilitasi la calma, la cerimonia è stata completata. Alla fine S. E. l’Arcivescovo, affacciatosi al balcone, ha rivolto brevi e commosse parole ai fedeli”.
***
In prigione, a Sant’Eufemia, è finito il capitano Forster, il comandante tedesco della Piazza di Modena, “questo uomo meccanico abituato a trattare con arrogante freddezza i suoi miserabili servitori fascisti”.
Un giornalista di “L’Unità Democratica”, che non si firma, lo va a “intervistare”.
“Lo abbiamo trovato a S. Eufemia, in cortile, avvilito e smarrito. La prima domanda che gli abbiamo rivolto, domanda che da molto tempo ci scottava la lingua, è stata questa: “Be’, camerata, cosa ne pensi, ora, degli Italiani?”. E l’espressione dei suoi occhi, fra spaurita e attonita, ci ha ripagati delle tante umiliazioni. Povero capitano Forster, tu forse credevi che gli Italiani fossero quei quattro pagliacci servili che ti stavano attorno in attesa di ordini, e che tu pagavi con denaro che ancora puzzava d’inchiostro. Ma ora anche hai finalmente conosciuti i veri Italiani, e la loro conoscenza ti è costata cara … Forster si è limitato a stringersi nelle spalle. Gli abbiamo chiesto come mai s’è fatto prendere in trappola come un topo spaventato. Ha risposto che ha voluto far partire prima le sue truppe e dopo è stato fatto prigioniero nei pressi di Saliceta, a tre chilometri dalla locanda del Gallo .. Dopo è giunto un maggiore americano, e il capitano Forster, con molti altri ufficiali tedeschi, è salito su un camion che l’ha portato via.
L’intervista era finita”.
Rolando Bussi
bussirolando@gmail.com
(8, continua)
La sentenza era già stata eseguita” (l’altro condannato a morte fu Alfonso Paltrinieri).
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Il Sindaco Alfeo Corassori lancia un proclama ai Modenesi: “Cittadini!
Nell’assumere la carica di Sindaco della nostra città assegnatami dal C.d.L.N., è mio desiderio di unirmi a tutti voi per manifestare la gioia della liberazione a cui hanno partecipato tutti con slancio ammirabile. La lotta popolare, conclusasi con l’insurrezione vittoriosa, ha salvato anche la nostra città, impedendo ai nazi-fascisti di farne una roccaforte, ciò che avrebbe inevitabilmente portato alla sua distruzione …
In questo momento il nostro pensiero va agli eroici combattenti caduti, fucilati e torturati, che col loro sangue hanno contribuito in larga misura a salvare l’avvenire della Patria …
Io sono un uomo del popolo e ho l’onore di appartenere al Partito Comunista. Questo fatto, in se stesso, deve farvi comprendere che sono per il popolo, e fin da questo momento prendo formale impegno di dedicare tutte le mie forze, tutto me stesso, al bene del popolo …
Oggi l’Italia risorge a nuova vita grazie al popolo e per il popolo. Le sorti dell’Italia sono nelle nostre mani. Come con la nostra lotta di liberazione abbiamo saputo conquistare la stima e l’ammirazione dei popoli, oggi e domani il popolo italiano dovrà riconfermare col proprio lavoro di essere degno di ritornare a far parte del consesso delle grandi Nazioni libere.
Modenesi, al lavoro!
Viva gli eroici combattenti del nuovo Esercito Italiano!
Viva la rinascita dell’Italia democratica progressiva!”.
Anche la Chiesa si muove in appoggio alla Liberazione.
“Nella mattinata del 23 mentre ancora per le vie della città continuavano gli ultimi scontri, S. E. Mons. Boccoleri si recava presso il Comando Operativo per portare la sua alta parola d’elogio per lo slancio e il valore del Corpo Volontari della Libertà nella dura lotta contro il nemico.
S’inizierà domani un solenne Triduo di ringraziamento nel nostro Duomo che si concluderà domenica alle 10,30 con un solenne Te Deum. Celebrerà Mons. Arcivescovo”.
I partiti assumono sempre più visibilità e aprono le loro sedi: il Partito Comunista in Piazzale Garibaldi, la Democrazia Cristiana in Via dell’Università, il Partito Socialista in Via San Carlo, il Partito d’Azione in Piazzale Boschetti.
Il passato sembra ormai alla fine, e “L’Unità Democratica” annuncia: “Il cadavere di Mussolini giace in Piazza XV Martiri. Ieri, 28 corrente, patrioti italiani, alle ore 16,10 hanno giustiziato in località Tramezzo, in provincia di Como, Mussolini Benito e Claretta Petacci.
Gli stessi patrioti alle ore 17,25 dello stesso giorno hanno successivamente giustiziato mediante fucilazione alla schiena in località Longo in Provincia di Como i seguenti criminali di guerra: Pavolini Alessandro, segretario del partito fascista repubblicano, Barracu Francesco …
I cadaveri di questi nemici del popolo sono esposti in Piazza XV Martiri a Milano nello stesso luogo in cui furono barbaramente trucidati i 15 valorosi patrioti.
Achille Starace è stato tradotto stamane in Piazza XV Martiri e fucilato … i cadaveri di Mussolini, Petacci, Pavolini e Starace sono appesi a un chiosco ...”.
Ma non è ancora finita.
“A conclusione del triduo di ringraziamento per l’avvenuta liberazione della nostra città, in Piazza Grande è stata celebrata da S. E. l’Arcivescovo una solenne Messa di Te Deum. La corale “Rossini” ha cantato la “Missa Iucunda” di Franco Vittadini e un mottetto “O bone Jesu” di Luigi Ferrari Trecate … con una folla imponente di fedeli …
Purtroppo verso la fine della Messa, dopo l’Elevazione, si è verificato un odioso e increscioso incidente. Un individuo, non sapremmo dire se più incosciente o criminale, ben nascosto dietro la finestra di un palazzo vicino, ha voluto turbare la bella cerimonia e la serenità degli animi sparando vigliaccamente sui fedeli alcuni colpi di revolver, spaventando le nostre donne. È inaudita la malvagità di un simile gesto.
I Patrioti hanno subito risposto col fuoco e, ristabilitasi la calma, la cerimonia è stata completata. Alla fine S. E. l’Arcivescovo, affacciatosi al balcone, ha rivolto brevi e commosse parole ai fedeli”.
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In prigione, a Sant’Eufemia, è finito il capitano Forster, il comandante tedesco della Piazza di Modena, “questo uomo meccanico abituato a trattare con arrogante freddezza i suoi miserabili servitori fascisti”.
Un giornalista di “L’Unità Democratica”, che non si firma, lo va a “intervistare”.
“Lo abbiamo trovato a S. Eufemia, in cortile, avvilito e smarrito. La prima domanda che gli abbiamo rivolto, domanda che da molto tempo ci scottava la lingua, è stata questa: “Be’, camerata, cosa ne pensi, ora, degli Italiani?”. E l’espressione dei suoi occhi, fra spaurita e attonita, ci ha ripagati delle tante umiliazioni. Povero capitano Forster, tu forse credevi che gli Italiani fossero quei quattro pagliacci servili che ti stavano attorno in attesa di ordini, e che tu pagavi con denaro che ancora puzzava d’inchiostro. Ma ora anche hai finalmente conosciuti i veri Italiani, e la loro conoscenza ti è costata cara … Forster si è limitato a stringersi nelle spalle. Gli abbiamo chiesto come mai s’è fatto prendere in trappola come un topo spaventato. Ha risposto che ha voluto far partire prima le sue truppe e dopo è stato fatto prigioniero nei pressi di Saliceta, a tre chilometri dalla locanda del Gallo .. Dopo è giunto un maggiore americano, e il capitano Forster, con molti altri ufficiali tedeschi, è salito su un camion che l’ha portato via.
L’intervista era finita”.
Rolando Bussi
bussirolando@gmail.com
(8, continua)
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