Modena, 1945/5 Tensioni nella città liberata Mesi di epurazioni e violenze
A sorpresa arriva in città Palmiro Togliatti e Piazza Grande si riempie
Inizia la lotta politica che condurrà prima alla proclamazione della Repubblica e alla stesura della Costituzione, e poi alle elezioni nel 1948. Il 18 maggio Palmiro Togliatti, di passaggio a Modena, visita la federazione del Partito Comunista, poi si reca in Prefettura e in Municipio. “Stamane verso le ore 11 si spargeva fulminea la voce che il Vice Presidente del Consiglio dei Ministri Palmiro Togliatti era giunto nella nostra città. Dalle officine gli operai uscivano immediatamente mentre i primi manifesti inneggianti al Capo del Partito Comunista italiano apparivano nelle colonne dei porticati.
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Le vie mostravano già nel mezzogiorno un’animazione insolita. La folla intanto si andava ammassando in Piazza Grande e qua e là apparivano i vessilli purpurei delle organizzazioni comuniste. Operai, impiegati, cittadini, partigiani sostavano in attesa che al balcone apparisse la tipica figura di Togliatti. Nonostante il sole e il caldo la folla ha atteso per oltre un’ora e mezza. Finalmente Togliatti si è presentato, accompagnato dal Sindaco e da altre autorità. La folla è scoppiata in un applauso fragoroso”. L’intervento di Togliatti è molto interessante da parecchi punti di vista. Il leader usa infatti toni smorzati, in un’ottica di mantenimento e consolidamento dell’unità delle forze antifasciste. “Io so quello che voi lavoratori e operai di Modena avete fatto negli anni duri della tirannide fascista per mantenere nei vostri cuori la vostra fede e per mantenere in piedi un embrione delle vostre organizzazioni.
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Io so quello che voi avete fatto, lavoratori e operai, per creare qui negli ultimi mesi una organizzazione di combattenti la quale ha dato quel contributo che tutti sappiamo alla liberazione della vostra città, della vostra provincia, alla liberazione dell’Italia dalla peste fascista e hitleriana … noi vogliamo che questo paese oggi venga ricostruito economicamente e politicamente in modo che il fascismo non possa più sollevare la testa, in modo che tutte quelle classi che per difendere i loro interessi egoistici e reazionari avevano dato vita al fascismo siano eliminate. Vi sono molte cose da fare e soprattutto quello che chiedete oggi a gran voce: epurazione. Noi comunisti per primi vogliamo che sia fatta in modo radicale, ma che non turbi l’ordine pubblico”. Ben più acceso era il tono dell’articolo apparso il 25 maggio su “La Verità”, organo della Federazione comunista di Modena, dal titolo: “Governo nuovo”.
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“Il popolo italiano e la classe operaia vogliono un governo che governi tenendo conto delle aspirazioni delle grandi masse popolari, un governo che metta in galera senza pietà i generali traditori ed i complici del fascismo, un governo che espropri le fabbriche, le terre ed i beni di coloro che hanno collaborato con il nemico, un governo che esiga che le forze armate dello Stato dipendano unicamente ed esclusivamente da esso, un governo che faccia pagare i ricchi e colpisca i profittatori …”. Anche la Democrazia Cristiana degli inizi si muove sullo stesso piano: “Siamo dunque per un governo di popolo. Siamo per una nuova giustizia sociale dove i diritti non si trasformino in abusi, ove il lavoro sia il fulcro della vita nazionale, ove i diritti supremi della personalità umana siano salvaguardati”.
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Lo stesso giorno, 23 maggio, sempre sul giornale “Democrazia”: “Meno male – pensai alla notizia della fucilazione di Mussolini – che i partigiani lombardi si sono resi benemeriti di fronte al mondo intero, fucilandolo, se no, Mussolini si sarebbe iscritto a qualche partito e molti avrebbero affermato ch’egli aveva diritto alla vita, che faceva il doppio gioco”.
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E ancora: “Osserviamo concretamente che fascisti in giro se ne vedono ancora, che la gente ha fretta di vederli epurati, che i migliori sono impazienti, che può succedere che qualcuno, stufo di aspettare, l’epurazione se la sbrighi da sé, in comunella con qualche amico non meno impaziente”. E qui ci avvaliamo del volume di Massimo Storchi, Uscire dalla guerra. Ordine pubblico e forze politiche. Modena 1945-1946, pubblicato nel 1995.
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“Mentre i neonati partiti politici proseguono nelle loro riflessioni, la violenza prosegue il proprio cammino. In giugno le vittime sono 48, un numero rilevante e un indice tragico della disgregazione che investe la società modenese, della difficoltà che le istituzioni incontrano a recuperare un sufficiente controllo sulla situazione … Obiettivo principale restano i fascisti, i militari, i membri dei corpi di repressione antipartigiana, i delatori e collaborazionisti (veri e/o presunti), ma si colpisce anche il nuovo avversario politico, caratterizzato oltre che dalla diversa collocazione ideologica spesso anche da una appartenenza ad un diverso ceto sociale, mentre le stesse modalità delle uccisioni si articolano diversamente: al semplice agguato si somma sempre più spesso la rapina. Il 2 giugno a Nonantola sono uccisi Ettore (ex partigiano nelle brigate “Italia”) e Antonio Rizzi, il 10 a Lama Mocogno don Giovanni Guicciardi (viene ucciso nel corso di un tentativo di rapina. Uno dei suoi presunti assassini, Garibaldino Biagioli, viene ucciso nel corso di un conflitto a fuoco con i carabinieri il 14 giugno), il 13 scompare a Medolla Emilio Missere, giovane segretario della Dc locale; il 15 avviene il fatto più clamoroso: nel carcere di Carpi, dov’erano detenuti dai giorni dell’insurrezione, vengono passati per le armi 16 fascisti, per la maggior parte appartenenti alla Gnr e alla Brigata nera con una esecuzione sommaria … in cui è facile leggere la spietata vendetta per i 16 partigiani fucilati il 16 agosto 1944 … Dalla folla inferocita viene ucciso a Nonantola (18 giugno) un collaboratore di quell’Ascanio Boni che aveva terrorizzato il Modenese e che scamperà invece alla giustizia; a Castelfranco si uccidono due collaborazioniste di uno spietato rastrellamento; a Fiorano viene eliminato un sottufficiale delle Brigate nere, tristemente noto per la sua attività presso l’Accademia.
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I mesi di maggio e di giugno sono quelli della ‘grande ira’, della massima esplosione di episodi di eliminazioni e/o di gruppo. Ma già l’estate segna un arresto del fenomeno: dai 48 casi di morte violenta del giugno si scenderà ai soli 9 di luglio. In questo fatto non sembra improprio vedere un rapporto – per quanto riguarda la componente politica del fenomeno – con il contesto ancora rassicurante della repressione legale e della epurazione in corso. Giugno è il mese degli arresti di numerosi fascisti compromessi e ricercati, il 27 del mese si apre il primo processo presso la Corte di Assise Straordinaria a testimoniare una volontà, che sembra ancora concreta, di trovare attraverso lo strumento legale una risposta al desiderio diffuso di giustizia. I mesi fino ad ottobre sono caratterizzati da una riduzione del fenomeno, pur in un contesto del tutto precario, caratterizzato da una elevata tensione politica e sociale con manifestazioni di piazza, agitazioni sindacali e frequenti atti di violenza minori”.
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Rifacciamoci, per sintetizzare gli avvenimenti, ai titoli dell’“Unità democratica”:
27 giugno: “Il primo processo alla Corte Straordinaria di Assise. Natili che condannò a morte Anderlini pagherà con trenta anni di galera”.
5 luglio: “Corte Straordinaria di Assise. Anche per Petti è venuto il giorno”.
28 luglio: “Corte Straordinaria di Assise. Il seviziatore di patrioti Solito condannato a morte”.
28 luglio: “Dieci anni a un collaborazionista”.
9 agosto: “La grande manifestazione operaia di oggi. I lavoratori hanno rivendicato il diritto al lavoro e ad un salario adeguato al costo della vita”.
6 ottobre: “Ore 6.40: Petti fucilato”.
Solito e Petti furono gli unici due fucilati al Poligono di tiro della Sacca.
Rolando Bussi
bussirolando@gmail.com
(9, continua)+-
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