In scena Le Prénom, al Mac Mazzieri di Pavullo un cult dalla Francia
di Daniele Montanari
PAVULLO. Cena con sorpresa al centro del nuovo appuntamento della stagione teatrale del Mac Mazzieri di Pavullo, curata da Ater. Domani sera dalle 21 (info su www.cinemateatromacmazzieri.it e...
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PAVULLO. Cena con sorpresa al centro del nuovo appuntamento della stagione teatrale del Mac Mazzieri di Pavullo, curata da Ater. Domani sera dalle 21 (info su www.cinemateatromacmazzieri.it e Facebook) andrà in scena “Le Prènom - Cena tra amici”, divertente ma anche riflessiva commedia francese scritta da Matthieu Delaporte e Alexandre de La Patellière, che mette a confronto cinque quarantenni tra colpi di scena, battute, amicizia, rancori e legami profondi. L'adattamento è firmato da Fausto Paravidino, ma conserva l'impronta francese sia nei nomi che nell'ambientazione, per la regia di Antonio Zavatteri e la produzione del Teatro Stabile di Genova. La storia è quella di una coppia di professori dichiaratamente di sinistra, Pierre Garaud (Alberto Giusta) ed Elisabeth Larchet (Alessia Giuliani), lui all'università e lei al liceo, che una sera invitano a cena il fratello di lei Vincent (Aldo Ottobrino) e la sua compagna Anna (Gisella Szaniszlò) assieme all'amico single Claude (Davide Lorino). A un certo punto Vincent comunica a tutti che lui e Anna stanno per diventare genitori, facendo scattare applausi e abbracci. Ma tutto viene stravolto quando lui, sicuro che sarà un maschio, annuncia il nome che intende dargli, dall'imbarazzante peso storico. Sembra uno scherzo, ma è la scintilla che innesca un'animatissima discussione che investe valori e scelte personali, tra offese reciproche che finiscono per ferire, dipingendo il ritratto di una generazione allo sbando, dove tutti hanno qualche segreto da nascondere o rinfacciarsi. E niente alla fine rimarrà uguale, come spiega il “padrone di casa” della situazione, Alberto Giusta alias Pierre.
Giusta, si tratta di una commedia generazionale?
«No, il fatto che siano tutti quarantenni non vuol dire questo. È una commedia di contenuti, fatta di amici che pensano di conoscersi perfettamente e in realtà invee scoprono di non sapere tanto uno dell'altro. Vengono fuori cose di cui nessuno aveva mai parlato, in un chiarimento generale che avrà ripercussioni importanti. Resteranno amici, ma con rapporti mutati».
Quindi c'è di che riflettere...
«Ci sono bei spunti di riflessione, ma in una commedia di alto livello che fa anche ridere tanto, piena di battute spiritose e intelligenti. Una formula che ne ha decretato il successo: dalla prima a Parigi nel 2010, con tanto di sei nomination al Prix Molière, è arrivata nei cinema di Francia nel film diretto dagli stessi autori (“Cena tra amici”, del 2012) e poi in quelli italiani con la versione firmata da Francesca Archibugi nel 2015 (“Il nome del figlio”, con Alessandro Gassmann, Valeria Golino, Luigi Lo Cascio, Rocco Papaleo e Micaela Ramazzotti)».
Quando ha debuttato questo adattamento?
«Nel novembre 2015 al Teatro Duse di Genova, e da lì è stato un successo continuo in tutti i palcoscenici d'Italia. E mi sa che il tour continuerà ancora per parecchio».
È la prima volta che venite in provincia di Modena?
«Sì, e ci fa piacere arrivare in un teatro di provincia come quello di Pavullo: in luoghi come questo si crea un'atmosfera diversa, con più coinvolgimento del pubblico. Dopo andremo in Romagna».
Che messaggio le piacerebbe che si portasse a casa il pubblico?
«L'invito per ognuno ad essere il più autentico possibile nella propria vita, gettando la maschera. Ma anche ad occuparsi meno dei propri egoismi e delle proprie rappresentazioni, restando in ascolto dell'altro».
Giusta, si tratta di una commedia generazionale?
«No, il fatto che siano tutti quarantenni non vuol dire questo. È una commedia di contenuti, fatta di amici che pensano di conoscersi perfettamente e in realtà invee scoprono di non sapere tanto uno dell'altro. Vengono fuori cose di cui nessuno aveva mai parlato, in un chiarimento generale che avrà ripercussioni importanti. Resteranno amici, ma con rapporti mutati».
Quindi c'è di che riflettere...
«Ci sono bei spunti di riflessione, ma in una commedia di alto livello che fa anche ridere tanto, piena di battute spiritose e intelligenti. Una formula che ne ha decretato il successo: dalla prima a Parigi nel 2010, con tanto di sei nomination al Prix Molière, è arrivata nei cinema di Francia nel film diretto dagli stessi autori (“Cena tra amici”, del 2012) e poi in quelli italiani con la versione firmata da Francesca Archibugi nel 2015 (“Il nome del figlio”, con Alessandro Gassmann, Valeria Golino, Luigi Lo Cascio, Rocco Papaleo e Micaela Ramazzotti)».
Quando ha debuttato questo adattamento?
«Nel novembre 2015 al Teatro Duse di Genova, e da lì è stato un successo continuo in tutti i palcoscenici d'Italia. E mi sa che il tour continuerà ancora per parecchio».
È la prima volta che venite in provincia di Modena?
«Sì, e ci fa piacere arrivare in un teatro di provincia come quello di Pavullo: in luoghi come questo si crea un'atmosfera diversa, con più coinvolgimento del pubblico. Dopo andremo in Romagna».
Che messaggio le piacerebbe che si portasse a casa il pubblico?
«L'invito per ognuno ad essere il più autentico possibile nella propria vita, gettando la maschera. Ma anche ad occuparsi meno dei propri egoismi e delle proprie rappresentazioni, restando in ascolto dell'altro».
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