Arriva in città Sergei Polunin il “bad boy” della danza
di Stefano Luppi
Il 6 febbraio in scena con “Satori”, l’opera più recente della star mondiale Genio e sregolatezza dell’artista ucraino. Celebri le sue “sparizioni”
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MODENA. Una data certa - il 6 febbraio al Teatro Comunale “Pavarotti” - per uno spettacolo di danza il cui protagonista principale però non è assolutamente detto arrivi sotto la Ghirlandina. Può accadrre quando metti in cartellone un evento di richiamo internazionale come “Satori”, performance del grande danzatore Sergei Polunin: un artista tra i maggiori al mondo, ma assolutamente diverso da tutti gli altri.
Nato in Ucraina nel 1989, è considerato uno dei più geniali ballerini contemporanei, ma al tempo stesso gli esperti lo considerano il “bad boy della danza”. Qualcuno, visto che fa anche l’attore, lo considera invece il James Dean del palcoscenico. Una fama immeritata? Non proprio, tenuto conto dell’assoluta qualità della sua danza unita ad atteggiamenti non solo da divo - in questo sarebbe in buona compagnia nella danza - ma proprio da personaggio incontrollabile.
Basti pensare che a volte sparisce letteralmente, com’è accaduto poco prima di un suo spettacolo a Londra nel 2013. Poi ricomparve spiegando che aveva bisogno dei suoi momenti di libertà e intanto si era ricoperto il corpo scultoreo di tatuaggi.
Ma del resto, l’anno prima lasciò all’improvviso il Royal Ballet dov’era il ballerino principale - a 23 anni - e quindi uno dei ruoli più prestigiosi nella danza. Polunin è anche un attore “lanciato”, tanto che attualmente appare sugli schermi nel film Assassinio sull’Orient Express di Kenneth Branagh.
In realtà chi lo ha conosciuto lo descrive profondamente diverso dall’immagine pubblica, basta questo stralcio da una recente intervista a confermarlo. «Sono fortunato e vorrei che lo fossero tutti quelli che hanno un dono. Con il teatro Sadler's Wells di Londra è nato il Project Polunin: vogliamo coinvolgere artisti contemporanei per creare nuove opere. La danza ha bisogno di aria fresca. A volte ho la sensazione che tutto sia rimasto fermo al XIX secolo, esercizi sempre uguali tra sbarra e specchio. Vorrei che la danza si evolvesse, per smettere di assomigliare all'esercito e iniziare ad assomigliare all’arte».
Sergei, ballerino classico, si è formato alla scuola coreografica di Kiev prima di completare gli studi presso la Royal Ballet School di Londra, compagnia dove nel 2010, ad appena 19 anni, viene eletto “principal dancer".
Come solista ospite si è esibito con le maggiori compagnie, quali quelle del Teatro Bol'šoj e della Scala di Milano ed è attualmente artista ospite permanente del Bayerisches Staatsballet.
Lo spettacolo “Satori"- coreografia di Polunin stesso e scene curate dal grande fotografo David LaChapelle - rappresenta il suo percorso di ricongiungimento fra l’amore per la danza e la passione per l’arte visiva. Nel corso di questo viaggio, il ballerino ha riunito artisti insieme ai quali ha creato un programma che si compone di tre parti ed è interpretato da danzatori di fama internazionale.
Ad anticipare l’evento nel Teatro Comunale sarà, il 2 febbraio alle 21,15 alla sala Truffaut, il film “Dancer” che racconta la storia di questo particolare ballerino. Il documentario, firmato dal regista Steven Cantor e realizzato nel 2016, racconta la vita e l’arte dell’enfant terrible della danza.
Nato in Ucraina nel 1989, è considerato uno dei più geniali ballerini contemporanei, ma al tempo stesso gli esperti lo considerano il “bad boy della danza”. Qualcuno, visto che fa anche l’attore, lo considera invece il James Dean del palcoscenico. Una fama immeritata? Non proprio, tenuto conto dell’assoluta qualità della sua danza unita ad atteggiamenti non solo da divo - in questo sarebbe in buona compagnia nella danza - ma proprio da personaggio incontrollabile.
Basti pensare che a volte sparisce letteralmente, com’è accaduto poco prima di un suo spettacolo a Londra nel 2013. Poi ricomparve spiegando che aveva bisogno dei suoi momenti di libertà e intanto si era ricoperto il corpo scultoreo di tatuaggi.
Ma del resto, l’anno prima lasciò all’improvviso il Royal Ballet dov’era il ballerino principale - a 23 anni - e quindi uno dei ruoli più prestigiosi nella danza. Polunin è anche un attore “lanciato”, tanto che attualmente appare sugli schermi nel film Assassinio sull’Orient Express di Kenneth Branagh.
In realtà chi lo ha conosciuto lo descrive profondamente diverso dall’immagine pubblica, basta questo stralcio da una recente intervista a confermarlo. «Sono fortunato e vorrei che lo fossero tutti quelli che hanno un dono. Con il teatro Sadler's Wells di Londra è nato il Project Polunin: vogliamo coinvolgere artisti contemporanei per creare nuove opere. La danza ha bisogno di aria fresca. A volte ho la sensazione che tutto sia rimasto fermo al XIX secolo, esercizi sempre uguali tra sbarra e specchio. Vorrei che la danza si evolvesse, per smettere di assomigliare all'esercito e iniziare ad assomigliare all’arte».
Sergei, ballerino classico, si è formato alla scuola coreografica di Kiev prima di completare gli studi presso la Royal Ballet School di Londra, compagnia dove nel 2010, ad appena 19 anni, viene eletto “principal dancer".
Come solista ospite si è esibito con le maggiori compagnie, quali quelle del Teatro Bol'šoj e della Scala di Milano ed è attualmente artista ospite permanente del Bayerisches Staatsballet.
Lo spettacolo “Satori"- coreografia di Polunin stesso e scene curate dal grande fotografo David LaChapelle - rappresenta il suo percorso di ricongiungimento fra l’amore per la danza e la passione per l’arte visiva. Nel corso di questo viaggio, il ballerino ha riunito artisti insieme ai quali ha creato un programma che si compone di tre parti ed è interpretato da danzatori di fama internazionale.
Ad anticipare l’evento nel Teatro Comunale sarà, il 2 febbraio alle 21,15 alla sala Truffaut, il film “Dancer” che racconta la storia di questo particolare ballerino. Il documentario, firmato dal regista Steven Cantor e realizzato nel 2016, racconta la vita e l’arte dell’enfant terrible della danza.
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