Gazzetta di Modena

C'era una volta a Modena

Modena, 1946. Il difficile ritorno alla vita nella città ferita dalla guerra

Modena, 1946. Il difficile ritorno alla vita nella città ferita dalla guerra

Modenesi al cinema e allo stadio. Ma continuano le uccisioni e le vendette

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Oggi un Modenese (non parliamo poi dei tanti che qui non sono nati) fa certamente fatica a immaginarsi la sua città nel 1946: una città colpita duramente dai bombardamenti (i morti furono 368 a Modena e 1.016 in Provincia, 879 i feriti, a cui fuori città se ne aggiunsero altri 1.193), senza lavoro (agli inizi di gennaio l’Ufficio di Collocamento comunale segnala 3.918 disoccupati, di cui 1.515 donne), con le terribili ferite seguite all’8 settembre del 1943, con epurazioni, efferati delitti. Il 15 gennaio viene ucciso don Francesco Venturelli, parroco di Fossoli, e “L’Unità Democratica” scriveva: “Ci risulta che il povero Parroco era stato fatto segno recentemente da inconsistenti attacchi perché nella sua qualità di sacerdote aveva diffuso nel vicino campo di concentramento di fascisti a Fossoli un giornaletto religioso”.

In effetti aveva introdotto nel Campo "La lanterna", il foglio dei Francescani di San Cataldo, classificato antidemocratico dal foglio dell'ANPI La Voce del Partigiano. Il 13 giugno 2006 Ciampi gli conferì la Medaglia d’Oro al Valor Civile: “Sacerdote di elevate qualità umane e civili, nel corso dell'ultimo conflitto mondiale, si prodigò con eroico coraggio e preclara virtù civica in favore dei cittadini ebrei, dei prigionieri politici e degli internati civili nel Campo di Fossoli, procurando loro medicine, cibo e capi di vestiario. Dopo la Liberazione continuava la sua opera di assistenza in aiuto di appartenenti alla Repubblica di Salò e all'esercito tedesco sbandati, fino alla barbara uccisione da parte di uno sconosciuto.

Fulgido esempio di coerenza, di senso di abnegazione e di rigore morale fondato sui più alti valori cristiani e di solidarietà umana”. Una città che cercava di riprendersi, e dove i partiti assumevano un ruolo sempre più importante. “Di gravi problemi che preoccupano autorità, amministratori, lavoratori del braccio e della mente e cittadinanza si è interessata in questi giorni la Federazione Provinciale del Partito Socialista”.

Il riferimento è alla grave situazione economica dell’Ospedale Civile, ma soprattutto al rischio che la Manifattura Tabacchi (negli anni Venti aveva oltre 1.500 dipendenti) chiudesse i battenti e lasciasse disoccupate “el paltadòri” che vi lavoravano, perché si prospettava “il trasferimento ad altro stabilimento statale di macchinario rimasto da tempo inoperoso”. “Infine un’altra questione si agitava da tempo, cioè la soppressione dell’Ospedale della Croce Rossa in funzione nella sede del Seminario Arcivescovile, del quale l’autorità diocesana aveva chiesto la derequisizione per ritornarlo alla sua normale attività.

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Le tre questioni sono state dalla Federazione Provinciale modenese del P.S. prospettate al Ministro dell’Interno ing. Romita, il quale si è interessato prontamente e efficacemente per le soluzioni più favorevoli”. Giuseppe Romita (1887 - 1958, Ministro dell’Interno fino al 14 luglio del 1946) risolse i problemi, e il 4 gennaio arrivò un telegramma: “Romita confermatomi elargizione otto milioni e mezzo Ospedale Civile. Assicurate maestranze Manifattura interessamento vertenza macchine. Domani parlerò a Scoccimarro. Avvertite Croce Rossa favorevole soluzione vertenza Ospedale Seminario che rimarrà aperto a Modena traslocato locali San Paolo” (Mauro Scoccimarro, 1895-1972 (P. C. I.) fu Ministro delle Finanze fino al 2 febbraio 1947).

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La vita politica è complessa, e anche a Modena si costituisce il “Fronte dell’Uomo qualunque”, fondato da Guglielmo Giannini. Il settimanale “L’Uomo qualunque” vendeva nel maggio del 1945 850.000 copie: “Questo è il giornale dell'uomo qualunque, stufo di tutti, il cui solo, ardente desiderio, è che nessuno gli rompa le scatole”.

Si ruba (accade spessissimo) una bicicletta. Il ladro, arrestato, confessa “giustificandosi col dichiararsi disoccupato e in gravi condizioni economiche”.

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Quattro ragazze vengono fermate per motivi di moralità, e si sequestra nelle edicole stampa pornografica: “Nel pomeriggio di ieri 1° febbraio Agenti della nostra Questura hanno fatto una breve passeggiatina moralizzatrice tra le edicole cittadine. Centinaia e centinaia di copie di quelle sconcie riviste pornografiche e di giornaletti lubrichi sono passati dalle mani di incauti giornalai alle capaci borse della Pubblica Sicurezza”.

La vita normale cerca di riprendersi. Sette cinematografi sono aperti agli inizi di febbraio: al “Centrale” proiettano Il figlio di Tarzan, con Johnny Weissmuller e Maureen O’ Sullivan, all’“Excelsior” Caffè Metropole con Tyrone Power e Loretta Joung, all’“Orientale” La gloriosa avventura, con Gary Cooper e David Niven.

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E il 2 febbraio il “Modena Footbal Club” non va al di là di uno “0-0” con la Juventus: “Il gioco modenese si fraziona nelle maglie del “sistema” juventino e perde tutto il suo brio nell’attacco. Proprio così: il “sistema” ha lavorato per la Juventus e le ha servito un bel risultato in bianco. Altrettanto dicasi per il “controsistema” dei modenesi che ha loro fruttato un punto prezioso. Questa potrebbe essere la sintesi dell’incontro, se non sentissimo il buon pubblico modenese accorso ieri molto copiosamente alla Stadio imprecare alla … malasorte calcistica e a tutte quelle occasioni malamente perdute dagli attaccanti in maglia gialla ...”.

Questa la formazione del Modena: Sacchetti, Galli, Braglia, Malinverni, Neri, Stefanini, Calveri, Bulgarelli, Brighenti, Tosi, Dalla Torre. Il portiere della Juve è Sentimenti IV! In testa Torino e Inter con 26 punti; la Juve è seconda con 22; il Modena è al terzo posto con il Milan a 16 punti.

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Si segnalano vandalismi: “Un gruppo di cittadini abitanti nei paraggi del Parco segnalano per i provvedimenti opportuni che già da alcuni giorni due individui con una mazza spaccavano e poi asportano con un biroccino le parti di ghisa delle panchine del Parco. Un tale con una seghetta staccava le assi dei sedili e degli schienali. Naturalmente dei guardiani nessuna traccia!”.

Il 20 febbraio un lungo articolo del quotidiano “L’Unità Democratica” dal titolo “Le indagini sulla uccisione del dott. Testa, del dott. Missere e di don Venturelli” sembra indicare che si stia per far luce su tre efferati delitti politici avvenuti in Provincia tra 1945 e 1946: quello di don Venturelli appena citato, a Fossoli, quello di Carlo Testa, a Bomporto, e quello di Emilio Missere, a Cavezzo.

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Il medico Carlo Testa era restato mortalmente ferito da una raffica di mitra mentre a bordo della sua "Topolino" stava percorrendo un viottolo di campagna. Nelle stessa circostanza rimasero feriti don Giuseppe Boselli, presidente del C.L.N. di Bomporto e Sindaco del paese, e un maresciallo dei carabinieri che viaggiavano con lui. Per Giampaolo Pansa (Il sangue dei vinti) l’uccisione di Testa va messa in relazione all'uccisione di sette fascisti mirandolesi (il senatore Enrico Tabacchi ed il figlio Ferdinando, Mario Ceschi, Domenico Paltrinieri, Glauco Spezzani, Gino Malaguti e Giulio Castellini) avvenuta pochi giorni prima nei pressi di Bomporto su di un camion che li sta trasportando a Modena dove dovevano essere interrogati. Per Pansa, Testa, medico di professione, venne chiamato a stilare il referto di morte e probabilmente venne a conoscenza dell'esatta dinamica della strage e della sua natura premeditata che contrastava con quella ufficiale dei partigiani della scorta, i quali asserirono di aver sparato perché aggrediti dai prigionieri.

Emilio Missere, 22 anni, laureato in Giurisprudenza, segretario della Dc, antifascista e membro del CLN., figlio del giudice Ermanno che ricopriva la carica di Pubblico Ministero presso la Corte Straordinaria d’Assise di Modena, fu sequestrato e assassinato da un gruppo di partigiani di Cavezzo. Stessa sorte toccò poco dopo ad uno dei suoi carnefici, Alfio Calzolari di Bondeno, che fu ammazzato dai complici e fatto sparire perché, dicevano, parlava troppo. Gli assassini, dopo essere fuggiti – chi a Milano, chi in Jugoslavia e poi in Austria – sono stati arrestati e condannati in primo grado dalla Corte d'Assise dell'Aquila nel 1952: Ennio Bertoli detto Ermes ritenuto il mandante e Jaures Cavalieri detto Pipi a 30 anni, Marino Malvezzi a 22 anni, Olindo Dotti e Moris Cavalieri a 14 anni (gli ultimi due solo per l'omicidio di Alfio Calzolari). Ma il cadavere del giovane non è mai stato trovato.

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com

(10, continua)
 

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