Gazzetta di Modena

“Il procacciatore”: Gnocchi punta il dito contro la tecnologia al Michelangelo

Nicola Calicchio
“Il procacciatore”: Gnocchi punta il dito contro la tecnologia al Michelangelo

“Il procacciatore” è lo spettacolo (scritto con Simone Bedetti di Area51) che Gene Gnocchi porta in scena, alle 21 di oggi, al Teatro Michelangelo.

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MODENA . “Il procacciatore” è lo spettacolo (scritto con Simone Bedetti di Area51) che Gene Gnocchi porta in scena, alle 21 di oggi, al Teatro Michelangelo nell'ambito della rassegna “Comici”. Biglietti ancora disponibili alla cassa del teatro di via Giardini.

Cosa ci fa Gene Gnocchi con un trolley, un liquidator e un panino al cotto? Sta forse per abbandonare il mondo dello spettacolo e aprire un negozio di souvenir pakistani? Sta per entrare in politica con il suo nuovo movimento “Per un’Italia diversamente onesta”? Sta per sposare la sua badante lasciandole in eredità tutti i suoi fallimenti? Niente di tutto questo. Gene Gnocchi, dopo lunghi anni di ricerche nei suoi laboratuàr, è riuscito a individuare l’unica via di salvezza che ci rimane in questo momento contorto: perseguire in modo sistematico la deficienza. Ecco perché sta viaggiando nel mondo per portare questa ricetta miracolosa a domicilio con una conferenza pagata un filo meno di quelle di Obama ma che in compenso ti lascia con l’amaro in bocca e una domanda sulla punta delle labbra: «ma invece di venire qui non era meglio andare a una conferenza di Obama? Almeno lì c’è il buffet curato da Farinetti».

Gene, ma chi è il procacciatore?

«Il procacciatore è questo personaggio che tiene una conferenza perché si è messo in testa di voler dare una speranza a chi viene a sentirlo e quindi è uno che “procaccia” le anime: cerca di far sì che la gente esca dal teatro fiduciosa nel domani. Lo spettacolo racconta di una conferenza che viene messa a dura prova: facendo scorrere le slides da una app installata sullo smartphone, a un certo punto ciò che vedono gli spettatori non sono più i testi sui problemi di oggi – dal veganesimo alle controversie sui vaccini – ma i messaggi privati di WhatsApp».

Metti in primo piano gli imbonitori di oggi.

«È proprio così. Oggi ce ne sono anche troppi».

Come è nata l'idea di questo spettacolo?

«Avevo in testa questa idea già da due anni: mi ha sempre divertito il fatto che una persona dovesse cercare di uscire da una situazione complicata davanti agli occhi del pubblico. Ho anche fatto un esperimento durante una convention di una società di assicurazioni, per capire quale sarebbe stata la risposta del pubblico, immaginando sempre un imprevisto di carattere tecnico e, dato l’esito positivo, ho portato l’idea sul palcoscenico».

È anche un' accusa alla tecnologia. Oggi è lo smartphone a dettare la nostra vita?

«Esattamente. Una volta usavi il telefonino, oggi è lui che usa te».

Abbiamo lottato tanto per la privacy e invece c'è gente che diffonde la sua vita privata su internet.

«Infatti, lo spettacolo tocca la vita privata delle persone che è completamente in balia della nuova tecnologia. Lo spettacolo, che vede il coinvolgimento del pubblico, tratta in modo ironico e divertente anche l'aspetto della privacy».

Il tuo ultimo libro si intitola “Il Petauro dello zucchero”. È una scrittura ironica e corrosiva contro il logorio della vita moderna?

«Racconto questo mondo folle in un dizionario esilarante che esorcizza le nostre più grandi ossessioni: dai cibi bio all'Agenzia delle Entrate, dagli unicorni alle malattie, dallo sport alla politica. Ridendo dei paradossi della vita moderna, quando per recuperare una password ci viene chiesta un'altra password, che proprio non ricordiamo».

Il tuo rapporto con il pubblico di Modena?

«A Modena mi sono sempre trovato bene e la gente mi ha sempre fatto assaggiare ottimo nocino e lambrusco. Mi sono anche allenato con il Modena calcio e mi dispiace per come è andata a finire».
 

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