SEFTA tra attentati, bombardamenti e dirigenti aggrediti
Questa pagina è speciale, perché racconta in queste foto inedite bombardamenti e attentati subiti dai convogli della SEFTA (Società Emiliana di Ferrovie Tranvie e Automobili) durante la guerra. La...
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Questa pagina è speciale, perché racconta in queste foto inedite bombardamenti e attentati subiti dai convogli della SEFTA (Società Emiliana di Ferrovie Tranvie e Automobili) durante la guerra. La Società era nata nel 1917, e la sua rete ferroviaria (Modena-Sassuolo; Modena-Vignola con diramazione Spilamberto-Bazzano; Modena-Mirandola, con diramazione Cavezzo-Finale Emilia) faceva capo a quella che a Modena si è sempre chiamata “Stazione piccola”.
Le fotografie che vedete mi sono state consegnate in questi giorni da una gentile signora, Maria Teresa Lattuca, figlia dell’ingegner Umberto Lattuca, che segue sulla “Gazzetta” la nostra rubrica.
Dietro queste inedite immagini c’è però anche il racconto della difficile vita a Modena nell’immediato dopoguerra, tra odi, violenze e vendette.
“In quegli anni mio papà era vicedirettore della SEFTA e curava la parte tecnica dell’Ente. Direttore era l’avvocato Tassan … Ad illustrare il clima di “lotta di classe” di quei momenti, le racconto quanto accaduto alla SEFTA nel ‘45; un giorno si presentò un gruppo di persone, chiedendo di parlare coi dirigenti; ricevuti in un ufficio, chiesero se fossero alla presenza del direttore e del vice (che evidentemente non conoscevano).
Alla risposta affermativa, si buttarono all’assalto, a picchiare i membri del “nemico di classe”.
Il direttore e papà si difesero con le sedie, ma papà tornò a casa sanguinante, pesto e con qualche dente in meno”. (r.b.)
Le fotografie che vedete mi sono state consegnate in questi giorni da una gentile signora, Maria Teresa Lattuca, figlia dell’ingegner Umberto Lattuca, che segue sulla “Gazzetta” la nostra rubrica.
Dietro queste inedite immagini c’è però anche il racconto della difficile vita a Modena nell’immediato dopoguerra, tra odi, violenze e vendette.
“In quegli anni mio papà era vicedirettore della SEFTA e curava la parte tecnica dell’Ente. Direttore era l’avvocato Tassan … Ad illustrare il clima di “lotta di classe” di quei momenti, le racconto quanto accaduto alla SEFTA nel ‘45; un giorno si presentò un gruppo di persone, chiedendo di parlare coi dirigenti; ricevuti in un ufficio, chiesero se fossero alla presenza del direttore e del vice (che evidentemente non conoscevano).
Alla risposta affermativa, si buttarono all’assalto, a picchiare i membri del “nemico di classe”.
Il direttore e papà si difesero con le sedie, ma papà tornò a casa sanguinante, pesto e con qualche dente in meno”. (r.b.)
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