Gazzetta di Modena

Soliera, assolo tra umorismo e poesia ecco “L’inferno e la fanciulla”

Soliera, assolo tra umorismo e poesia ecco “L’inferno e la fanciulla”

Piccola Compagnia Dammacco presenta il lavoro interpretato da Serena Balivo «Un sogno, un viaggio fantastico nel quale lo spettatore può ritrovare se stesso»

3 MINUTI DI LETTURA





SOLIERA. Giovedì 18 gennaio, alle 21, al Nuovo Cinema Teatro Italia, la Piccola Compagnia Dammacco presenta “L'inferno e la fanciulla”. La compagnia con sede a Modena ed è una delle più titolate nell'ambito del teatro indipendente. Mariano Dammacco ne è autore, regista e attore, mentre Serena Balivo, premiata con l’Ubu 2017, è l'interprete degli spettacoli.

Che tipo di spettacolo è “L'inferno e la fanciulla”?

Dammacco: «È una visione, un sogno, un viaggio fantastico nel quale lo spettatore può forse ritrovare sé stesso. Un assolo d’attrice con i linguaggi dell’umorismo e della poesia».

Chi è la fanciulla del titolo e in che modo si evoca l'inferno?

Dammacco: «La fanciulla sulla scena dà corpo a una condizione, la condizione infantile che in qualche misura sopravvive per sempre dentro ogni individuo. Ma non facciamo riferimento al Fanciullino pascoliano, bensì guardiamo all’infantilismo e alla costrizione in una dimensione infantile in chiave conflittuale, una condizione che porta a errori e sofferenze».

Balivo: «È questo l’inferno evocato: l’inferno del non riuscire a maturare nel proprio sentire e nei propri comportamenti e l’inferno di non riuscire a farsi riconoscere un ruolo di adulto dal mondo, dagli altri».

A Soliera lo scorso anno avete presentato “Esilio”: c'è un filo conduttore tra i due lavori?

Dammacco: «Sono entrambi spettacoli che provano ad affrescare paesaggi del nostro vivere oggi, spettacoli che trasfigurano la realtà ma attraverso questa trasfigurazione, provano a svelarla, a esaltarne e mostrarne gli elementi di contraddizione».

Avete sede a Modena e un orizzonte distributivo nazionale: come vi trovate qui?

Balivo: «Siamo felici di questi anni a Modena, sono stati gli anni in cui abbiamo perseguito e cominciato a realizzare il nostro comune progetto di vita, arte e lavoro ovvero la produzione di spettacoli teatrali come esito di un percorso di ricerca artistica condiviso e portato avanti nel tempo insieme, insomma un’esperienza di compagnia».

Dammacco: «E poi viaggiamo in tutta Italia, dalle grandi città a paesi piccoli piccoli, ed è questo un vero privilegio del nostro mestiere. E, da un po’ di tempo a questa parte, quando siamo di ritorno dalle date di spettacolo in giro, vediamo il monumento al Lambrusco, il grande grappolo d’uva in fondo alla strada Vignolese ci sorprendiamo a pensare o a dirci: eccoci a casa».

Un'ulteriore vostra caratteristica è essere una compagnia con un organico limitato: due attori, di cui uno anche autore e regista, e una collaboratrice. Come mai questa scelta?

Dammacco: «Per ora ci siamo ritrovati a condividere questo modo di fare Teatro, vedremo in futuro».

Balivo, lei ha appena vinto il premio Ubu come migliore attrice under 35 (ex aequo con Claudia Marsicano): si trova a suo agio con spettacoli che nascono da una lunga gestazione di cui è anche autrice?

«È la prassi di lavoro con la quale sono cresciuta, sento mio questo modo di preparare gli spettacoli e di lavorare intorno alle figure che porto in scena».

Dammacco, sempre a Soliera lei terrà un laboratorio dal 19 al 21 gennaio: “Il corpo delle parole”. A chi si rivolge?

«Si rivolge a chiunque abbia voglia di cimentarsi in una esperienza di relazione, in particolare con altre persone all’interno della convenzione teatrale, confrontandosi con le tecniche dell’attore e le regole del gioco di un gruppo di lavoro teatrale, in relazione alla figura del regista, a un testo, a come un intero corpo agisce un testo». (n.c.)
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google