Gazzetta di Modena

C'era una volta a Modena

1946/ I modenesi tornano a votare e si preparano al Referendum

di Rolando Bussi
1946/ I modenesi tornano a votare e si preparano al Referendum

Alle Comunali vince il Pci: “falce e martello” sulla cuspide della Ghirlandina

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MODENA. La città comincia, seppur lentamente, a riprendersi. Il 24 febbraio, all’Università, si apre una grande mostra d’arte (durerà soltanto fino al 10 marzo): Maestri della pittura contemporanea. Sono esposte opere di De Pisis, Carrà, Casorati, De Chirico, Morandi …

È un avvenimento importante, non solo per Modena: alcune di queste opere andranno “alla prossima mostra della pittura italiana a New York” (ricordo che la mostra più “strombazzata” in epoca fascista fu il “Premio Cremona”, voluto da Roberto Farinacci allo scopo di promuovere un’arte realmente fascista: nel 1939 il tema fu Ascoltando alla radio un discorso del Duce e Stati d'animo creati dal Fascismo; nel 1940 La battaglia del grano; nel 1941 La gioventù italiana del Littorio.

Molte delle opere che vi parteciparono sono andate disperse o distrutte dopo la Liberazione, in alcuni casi mutilate o chiuse in magazzini; talvolta i loro autori, alla caduta del regime, cambiarono i titoli e i soggetti dei dipinti trasformando scene celebrative in scene popolari o in ritratti).

Anche l’Europa cerca di riprendersi, ma le tensioni non calano. Un minuscolo trafiletto della “Unità Democratica” segnala che “Il Comando delle forze americane d’occupazione comunica che 1.596 russi che hanno combattuto con l’esercito tedesco sono stati consegnati alle autorità sovietiche per il rimpatrio”: chissà che fine hanno fatto! Il 31 marzo si tengono a Modena le elezioni comunali. Il Partito Comunista (PCI) ottiene 30.162 voti (48,1%) e 20 seggi; la Democrazia Cristiana (DC) 17.417 (27,8%) e 11 seggi; il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP) 11.991 (19,1%) e 8 seggi; il Partito Liberale (PLI) 1.991 voti (3,2%) e un seggio; il Partito Repubblicano Italiano (PRI) ottiene 592 voti e nessun seggio, al pari del Partito d’Azione (Pd’Az) che raccoglie 523 voti. I votanti furono 62.676. “Chi guarda più quest’oggi i manifesti che tappezzano un buon quinto dei muri delle vie centrali? Ieri sera dal balcone del Municipio è stata proclamata la vittoria dei comunisti mentre una gigantesca “falce e martello” saliva lentamente verso la cuspide della Ghirlandina.

Fiumane di popolo si sono riversate per le vie del centro e fino a tarda notte dalle strade della periferia ai solitamente silenziosi vicoli è stato un echeggiare di canzoni, un festoso clamore di uomini, donne e ragazzi. La vittoria del Partito Comunista non è stata una sorpresa per nessuno … Abbiamo fatto una rapida scorsa alle sedi dei Partiti. Esultanza ed entusiasmo alla Federazione Comunista ove le notizie erano affluite attraverso i delegati di lista presso i vari seggi: “Una battaglia è stata vinta, ci ha detto un giovane comunista, ma tra pochi mesi dovremo impegnarci ancor più duramente per mantenere le posizioni conquistate, anzi per raggiungerne altre”.

Intanto passavano carri pavesati in rosso e la piccola folla che aveva sostato nei pressi si riversava in Piazza Grande. Serenità e calma al n. 60 di Corso Canalgrande ove ha sede il Comitato Provinciale della Democrazia Cristiana … L’avv. Coppi ci ha dichiarato che le previsioni del suo Partito sono state confermate. Infatti gli esiti degli scrutini hanno dato quasi tutti i seggi centrali alla D.C., mentre il Partito Comunista ha conquistato “in bellezza”, direbbero gli sportivi, i seggi della periferia e delle frazioni”.


(Modena da questo punto di vista non è molto cambiata: per inciso, ricordo che alle ultime elezioni amministrative, dove il nostro Sindaco Muzzarelli è andato per la prima volta dal 1946 al ballottaggio, molti seggi “centrali” non sono stati appannaggio del Partito Democratico).

“La lizza tra Comunisti e Democristiani ha tagliato un po’ fuori il Partito Socialista che in nessun seggio ha ottenuto uno scrutinio che gli assicurasse il primo posto. Un amico socialista ci ha sussurrato all’orecchio: “La battaglia che ci impegna è al due giugno” …

I Liberali hanno sommato con ansia le minutaglie raccolte però in quasi tutti i seggi ed a conti fatti … “Almeno uno in Consiglio lo manderemo … Noi non siamo scesi sulle piazze, né abbiamo tenuto comizi e conferenze. Non ci siamo, in una parola, agitati, e il risultato avuto ha dimostrato che a Modena non siamo gli ultimi”.

Qualcuno avrebbe relegato all’ultimo posto il Partito Repubblicano, che a Modena ultimo arrivato aveva piantato le sue tende il Rua del Muro. In coda, invece, è rimasto il Partito d’Azione, che i maggiori suffragi ha ottenuto al seggio n. 5 delle Scuole Andreoli.

La “forza” dell’Uomo Qualunque dovrebbe essersi rovesciata, come disposizione pubblica, sul Partito Liberale, ed anche a Modena si è potuto constatare che il Partito di Giannini (P. maiuscola o p. minuscola?) non raccoglie eccessive adesioni …

I Comunisti hanno rivolto i loro consensi sui candidati Corassori e Pucci (è sembrata quasi una parola d’ordine!), i Democristiani sull’avv. Coppi, Pignedoli, Nava e Bartole … Il sole di stamattina ha illuminato i grandi cartelli propagandistici, gli striscioni sulle strade che sembravano però aver perduto i loro toni caldi … Sabato servivano per influire sui dubbiosi, ieri per rinvigorire gli entusiasmi durante l’altalena delle notizie. Oggi dicono: la battaglia è finita”.

Se la lotta politica per le elezioni amministrative è ormai terminata, si prepara un conflitto politico di enorme portata che coinvolgerà tutta l’Italia. Il 2 giugno è infatti previsto il Referendum che dovrà stabilire se l’Italia rimarrà retta da una monarchia o diventerà una Repubblica.

Il 9 maggio 1946 il re Vittorio Emanuele III, che già dal 1944 aveva cessato di esercitare le funzioni sovrane, rinunciò anche al titolo formale di re, a favore del figlio Umberto II, che già rivestiva il titolo di Luogotenente del Regno: “Oggi alle 12 in Napoli Re Vittorio Emanuele III ha firmato l’atto di abdicazione e, secondo la consuetudine, è partito in volontario esilio. Non appena il nuovo Re sarà ritornato a Roma, verranno date comunicazioni ufficiali al Consiglio dei Ministri”.

Vittorio Emanuele III si è imbarcato sull’incrociatore “Duca degli Abruzzi” lasciando su una lancia con la regina Elena la villa Maria Pia a Posillipo dirigendosi verso l’Egitto.

La notizia improvvisa sconvolge il mondo politico, perché mancano soltanto 24 giorni al referendum.

“Ieri sera si è riunita la direzione del Partito Socialista ed è stato diramato un comunicato dove è detto che il Partito Socialista ravvisa nell’abdicazione del re un diversivo per turbare l’ordine in cui si prepara il futuro giudizio del popolo. Si invita poi il popolo a conservare la calma e a non raccogliere provocazioni e a essere cosciente del proprio diritto di voto.

Togliatti ha dichiarato che il gesto di Vittorio Emanuele III è un vero e proprio tradimento agli impegni presi dalla monarchia, di non turbare lo status quo prima della Costituente ...

Anche i giornali indipendenti affermano che questa è una manovra per intralciare la libera consultazione popolare e rassomiglia a una fuga.

Il Ministro degli Interni, a proposito dell’abdicazione del re, ha dichiarato che il popolo italiano stia sicuro che le elezioni per la Costituente e il Referendum avranno luogo il 2 giugno con le modalità già iniziate.

Nonostante il fermento dell’opinione pubblica l’ordine non è stato turbato in nessun luogo.

A Venezia si sono avute manifestazioni filomonarchiche di alcuni marinai che dai pennoni di Piazza San Marco hanno ammainato le bandiere tricolori prive dello stemma sabaudo e le hanno sostituite con altre aventi lo scudo di Savoia”.

Il nuovo re lancia un proclama: “Italiani, il mio augusto genitore … ha oggi abdicato al trono nella fiducia che questo suo atto possa contribuire ad una più serena valutazione dei problemi nazionali nella pace imminente …

La volontà del popolo espressa nei comizi elettorali determinerà la forma e la nuova struttura dello Stato, onde non solo garantire la libertà del cittadino e l’alternarsi delle parti al potere, ma porre altresì la Costituzione al riparo da ogni pericolo e da ogni violenza … Davanti a Dio giuro alla Nazione di osservare lealmente le leggi fondamentali dello Stato che la volontà popolare dovrà rinnovare e perfezionare. Confermo altresì l’impegno di rispettare come ogni Italiano le libere determinazioni dell’imminente suffragio che, ne sono certo, saranno ispirate al migliore avvenire della Patria”.

Il 2 giugno i voti validi furono 23.361.672.

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com

(11, continua)formidabili quegli anni
 

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