Modena. Il “Trittico” di Puccini al Pavarotti
Va in scena questa sera, 26 gennaio, alle 20 e domenica 28 alle 15.30 al Teatro Pavarotti di Modena “Il Trittico” di Giacomo Puccini
MODENA. Va in scena questa sera, 26 gennaio, alle 20 e domenica 28 alle 15.30 al Teatro Pavarotti di Modena “Il Trittico” di Giacomo Puccini. Oggi alle 18, nel ridotto del teatro, con ingresso gratuito, “Accesso all’opera”, con la regista Cristina Pezzoli e il direttore d’orchestra Aldo Sisillo.L'idea di un “Trittico” nacque almeno un decennio prima che New York ospitasse la première il 14 dicembre 1918. Fu poi accantonata da Puccini che si dedicò alla “Fanciulla del West” (1910), ma ritornò nel 1913, durante gli incontri con Gabriele D’Annunzio per una possibile “Crociata dei fanciulli”. Infatti, proprio nel febbraio di quello stesso anno, il compositore lucchese affrontò il primo dei libretti tratto da “La Houppelande”: un atto unico di Didier Gold che diventerà “Il tabarro” nell’abile riduzione di Giuseppe Adami. Il 30 ottobre del 1915, con i bagliori della Grande Guerra che infiammavano i cieli d’Europa, il Maestro così scrisse a Tito Ricordi: “Mi sono messo a tradurre in note l’Houppelande, ma anche per questa occorre una revisione, per rendere più canagliesco il linguaggio che ora è troppo dolciastro, e così mi trovo un po’ arenato in un lavoro che prendeva buona piega… Vado avanti coll’ Houppelande in tutto e per tutto. Non so come spedirla questa partitura di cui non ho fatto copia. Non mi fido di affidarla alla posta. P.S. Adami mi scrisse che aveva un'idea ottima per una piccola opera in due atti da unire ad Houppelande. Fosse vero! Io sono senza far niente e questo mi secca moltissimo”.
Pareva che il destino de “Il Tabarro” fosse quello di star da solo, come quello delle Poste di non essere apprezzate, ma all’inizio dell’anno seguente, Puccini indicò all’amico Alfredo Vandini che stava lavorando anche ad un’altra opera da aggiungere a “Il tabarro e si trattava di “Suor Angelica” e il 3 marzo scrisse a Tito Ricordi: “Ho finito una breve trama su Gianni Schicchi”. Puccini ricorderà commosso l’esecuzione in anteprima di “Suor Angelica” per le monache del convento di Vicopelago: “Raccontai loro, con incerta trepidazione e con tutte le precauzioni e le delicate sfumature ispirate dall’ambiente e dall’auditorio, l'intreccio alquanto scabroso del libretto. Erano tutte attente, tutte commosse e con qualche lacrimuccia esclamavano compunte e timide ma sincere: Poverina, poverina!”. Nelle due prime esecuzioni, il pubblico fu piuttosto tiepido con “Il tabarro” e “Suor Angelica”, nonostante che quest’ultima offra uno dei più riusciti Intermezzi scritti da Puccini, ma s’appassionò per “Gianni Schicchi”. La storia di quest’ultimo fu tratta dall’Inferno dantesco e da un “Commento alla Divina Commedia D'Anonimo fiorentino del secolo XIV”, stampato a Bologna nel 1866. Buoso Donati, il ricco mercante che ha deciso di lasciare i suoi beni al convento, gabbando tutti i parenti, è uno dei cinque ladri fiorentini citati nella Divina Commedia. Ed elli a me: Quell’ è l'anima antica di Mirra scellerata, che divenne al padre, fuor del dritto amore, amica. Questa a peccar con esso così venne, falsificando sé in altrui forma, come l’altro che là sen va, sostenne, per guadagnar la donna de la torma, falsificare in sé Buoso Donati, testando e dando al testamento norma.
A riguardo del titolo “Trittico”, Guido Marotti, intimo amico di Puccini, raccontò che alla proposta del Maestro sentenziò con ironica enfasi: “E questo nome ormai, con buona pace dei puristi, non lo toglie più nessuno, perché i mutamenti anagrafici sono vietati dalla legge”. In verità, questo titolo non è del tutto appropriato, poiché le tre opere non formano una sequenza narrativa. Puccini le concepì come un “unicum” ma, dopo New York e Roma, i direttori artistici iniziarono a separare le tre opere, che per un certo periodo vissero di vita indipendente e legandosi ad altre. Tito Ricordi, all’insaputa del Maestro, favorì quest’operazione, redigendo un contratto con il Metropolitan nel quale erano fissate percentuali diverse per esecuzioni divise. Una delle ragioni fondamentali di questo “smembramento” fu che la messa in scena del “Trittico” aveva bisogno d’un cast vocale ricco e costoso. Infatti, solo le due parti tenorili del “Tabarro” (Luigi) e di “Gianni Schicchi” (Rinuccio) possono essere interpretate dallo stesso cantante e non è così per gli altri ruoli. E così, tra le due Guerre, si vide “Gianni Schicchi” abbinato alla “Cavalleria Rusticana” di Mascagni o ai “Pagliacci” di Leoncavallo. Ma dagli anni 50 in poi, la volontà del Maestro di proporre “Il trittico” andò sempre più affermandosi e in questa forma potremo ascoltarlo al Teatro Pavarotti: tre atti unici che forse si modellano sulla “Commedia” dantesca, attraverso il verismo (Inferno) de “Il tabarro” per giungere al dramma borghese (Purgatorio) di “Suor Angelica” e approdare al comico solare (Paradiso) di “Gianni Schicchi”.
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