Gazzetta di Modena

A Modena in scena il tema del lavoro per un’analisi dal ‘70 a oggi

di Serena Fregni
A Modena in scena il tema del lavoro per un’analisi dal ‘70 a oggi

Rilettura di Claudio Longhi del film di Elio Petri “La classe operaia va in paradiso” Debutto allo Storchi mercoledì 31 gennaio con gli attori di “Un bel dì saremo”

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MODENA. Era il 1971 quando il film “La classe operaia va in paradiso” diretto da Elio Petri, con protagonista il grande Gian Maria Volonté, uscì nelle sale italiane. Un film che ebbe, da una parte, un grande successo e, dall’altra, venne a criticato da molti per via della storia raccontata. La vicenda dell’operaio Lulù, stakanovista ma odiato dai colleghi che ad un certo punto decide di ribellarsi contro l’alienazione subita lavorando incessantemente nella fabbrica BAN torna a nuova vita, ma questa volta in teatro, con uno spettacolo liberamente tratto dal film e diretto da Claudio Longhi con la drammaturgia di Paolo di Paolo (produzione Ert). Tra gli interpreti Donatella Allegro, Nicola Bortolotti, Michele Dell’Utri, Simone Francia, Lino Guanciale, Diana Manea, Eugenio Papalia, Franca Penone, Simone Tangolo e il musicista Filippo Zattini. Lo spettacolo debutterà al Teatro Storchi il 31 gennaio dove resterà fino al 4 febbraio per poi andare in tour nei teatri di tutta Italia.

«Abbiamo cercato di portare in scena il tema del lavoro in varie sfaccettature - spiega Claudio Longhi - e del rapporto con il mondo del lavoro cercando di confrontarci con il linguaggio cinematografico andando a riflettere sulla contemporaneità che è un preciso compito del teatro». Un’opera quindi che al centro pone il tema del lavoro, riflettendo su esso e su cosa sia cambiato dagli anni Settanta, periodo in cui è ambientato il film di Petri che ritorna anche nello spettacolo, costruito proprio attorno all’opera di Petri e Ugo Pirro, come spiega ancora Claudio Longhi: «La maggior parte del racconto appartiene agli anni Settanta ma raccontiamo anche le discussioni prima e dopo, c’è un viaggio nel tempo con sguardi prospettici che arrivano fino ai giorni nostri».

Portare un’opera nata per il cinema a teatro non è un’operazione semplice, spiega ancora Longhi: «È difficile lavorare su un soggetto di origine cinematografica e fare i conti con una lingua altra rispetto a quella teatrale: specie se si lavora in un contesto di teatro di parola, come è il caso di questo spettacolo». Proprio per questo si è voluto puntare su un linguaggio diverso, che prevedesse dei correlati scenici al racconto filmico, una sorta di “assemblaggio” delle parole dello spettacolo dove non sono presenti solo quelle usate nel film: «C’è un grande collage - continua Longhi - le parole infatti arrivano dalle diverse stesure del film ma anche da materiale di quegli anni che abbiamo raccolto e inserito nel nostro spettacolo. Il tutto è intessuto dentro le seducenti e algide geometrie musicali di Vivaldi, riviste per l’occasione e “rotte” qua e là da canzoni dolci e amare dell’Italia alla fine del boom».

Ad occuparsi della parte musicale Filippo Zattini mentre i costumi sono stati affidati a Gianluca Sbicca. «Il tema del lavoro è molto attuale - commenta Giuliano Barbolini, presidente di Ert - e va ad interrogare la società odierna. C’è una rilettura e un approccio con diverse chiavi di lettura che vanno a toccare anche il presente in cui viviamo». Per i biglietti e informazioni relative agli orari degli spettacoli www.modena.emiliaromagnateatro.com.

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