Gazzetta di Modena

Le donne di Dacia: Maraini al Monzani presenta il suo libro a Modena

di Emanuele Carrafa
Le donne di Dacia: Maraini al Monzani presenta il suo libro a Modena

Oggi alle 21, al Bper Monzani, Dacia Maraini presenterà il suo ultimo romanzo, “Tre donne”. Protagoniste tre generazioni di donne, una nonna, una madre e una figlia

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MODENA. Oggi alle 21, al Bper Monzani, Dacia Maraini presenterà il suo ultimo romanzo, “Tre donne”. Protagoniste tre generazioni di donne, una nonna, una madre e una figlia, forzate a convivere in una casa dove è assente da tempo un uomo.

Di cosa parla il romanzo?

«È la storia di una famiglia, di tre caratteri completamente diversi che devono convivere e gestire i problemi. Non è il ritratto della famiglia italiana né un romanzo generazionale; questa è una famiglia come le altre, con le sue anomalie, certo, ma comune. È una storia intima».

Ancora una volta l'universo femminile è protagonista, con l'uomo che spariglia...

«Mi interessava analizzare il rapporto di queste tre donne, come questa famiglia affronta un evento che stravolge gli equilibri causato da un uomo che si lascia tentare dall'erotismo».

La sua è spesso definita letteratura femminista? È d'accordo con quest'etichetta?

«Non apprezzo questa definizione, anche perché secondo me il femminismo non esiste più. Il femminismo era legato a un'ideologia diffusa tra le donne di tutto il mondo e che ormai è scomparsa. Oggi è una prassi, ci sono tante iniziative, ma sono un'altra cosa».

Le protagoniste del romanzo sono donne del nostro tempo. Rispetto ai fatti di cronaca legati - ad esempio - al femminicidio, ha voluto proporre un modello alternativo di donna?

«Dipende dai punti di vista. Ad esempio Maria è un'intellettuale, legge molto, vive dei libri, traduce dal francese, ama i classici e crede nell'amore eterno, ma viene delusa. In questa storia è l'uomo che fugge, mentre il femminicidio accade quando è la donna che va via. L'uomo debole, che ha identificato la sua virilità col possesso, entra in crisi, non lo tollera. Questo è il grande equivoco di oggi».

Che idea dell'amore racconta in questo romanzo?

«Oggi la tendenza, soprattutto tra i giovani, è di concepire l'amore come un oggetto di consumo. Questo propone la cultura del mercato. Uno dei miei personaggi, Maria, si oppone a questo amore usa e getta e ci sbatte la testa. Il suo dolore, la tragedia che è costretta ad affrontare, faranno cambiare anche le altre due donne della famiglia. Il mio è un romanzo sulla presa di coscienza: l'amore deve essere coltivato e curato. Vorrei far capire che non è facile portare avanti un amore così».

A quale delle protagoniste si sente più vicina?

«Pur essendo tutte altro da me, mi sento vicina a Maria, perché come me è un'intellettuale che vive in mezzo ai libri e combatte con le parole. Però lei ha un rapporto più disarmato con l'amore, lei non prevede che l'amore possa essere tradito».

Punti di contatto o distanze con la produzione precedente?

«Negli anni '70 ho scritto un testo teatrale simile a questo, ma lì c'era di mezzo il '68, il sogno di un mondo migliore».

Come nasce l'idea di questo romanzo?

«Di solito sono i personaggi che vengono a bussare alla mia porta e chiedono di essere raccontati. L'origine non la so mai. Io mi limito a farli entrare, ascolto le loro storie e trascriverle».

Cosa ne pensa dell'attuale panorama letterario italiano?

«È un buon momento per la letteratura italiana, ci sono tanti bravi autori. Il problema è la tendenza del mercato globale. Il giallo è il genere più rappresentato nelle librerie, concepito come usa e getta. Non si chiede il testo letterario, che va a fondo nelle cose. Questo per me è deleterio, perché la letteratura deve essere una testimonianza approfondita della realtà. Io non riesco a scrivere un romanzo ogni sei mesi, ho bisogno almeno di due anni».



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